VERTICE CELAC – “UE” LATINOAMERICANA O RIFORMA DELL’OAS?

Fonte Immagine: United World International

Il vertice CELAC, voluto nel 2011 soprattutto da Chavez e Castro, sta rappresentando una nuova via diplomatica nella regione latinoamericana, che potenzialmente mette in discussione il ruolo dell’OAS, guidato dagli Stati Uniti. 

A settembre, a Città del Messico, si è tenuto il vertice CELAC (Comunità degli Stati dell’America Latina e dei Caraibi), un summit al centro di un nuovo e rinnovato progetto di integrazione regionale. Tale vertice è stato pensato per favorire un distaccamento dagli Stati Uniti, rappresentando un’alternativa alla già presente organizzazione regionale dell’OAS (Organization of American States), il quale è un forum politico di dialogo il cui scopo è il rafforzamento della democrazia e dei diritti, nata nel 1948 a Bogotà e con sede a Washington.

La volontà di creare  un sistema rinnovato e contrapposto agli Stati Uniti nasce dalla perpetuazione del conflitto di questi ultimi con Cuba, la quale era stata allontanata dall’OAS. In risposta, Nicaragua, Venezuela e Bolivia, appoggiarono l’idea cubana di creare il CELAC, portando gli USA, che assieme al Canada, sono stati gli unici due Stati non compresi alla nascita del progetto.

Un’impronta dei regimi di sinistra quindi già segnava la nascita della CELAC, che aveva il proposito di creare una diplomazia rinnovata, nel rispetto della sovranità nazionale, con politiche non interventiste e a favore dello sviluppo economico di quelle aree colpite fortemente dalle disuguaglianze.

Per tale motivo, a conclusione del vertice di settembre, il presidente messicano Obrador ha espresso la volontà di portare la CELAC ad aspirare ad essere “l’Unione Europea latinoamericana”, fondando il forum su quattro pilastri: democrazia, diritti umani, sicurezza e cooperazione.

Non mancano di certo le controversie sul tema. Data l’impronta di centro sinistra, il presidente brasiliano Jair Bolsonaro a gennaio dello scorso anno si è ritirato dal vertice, ed il governo uruguayano, di centro-destra, ha espresso incertezze sulla partecipazione del paese alla CELAC.

Esprime innanzitutto che non si vorrebbe allontanare dalla volontà di offrire le sue energie per l’investimento di questo nuovo progetto, tuttavia non vuole esprimere vicinanza ai regimi (i quali per stessa natura non sono democratici) e non vuole nemmeno che il suo Paese si allontani dall’ OAS (e quindi dagli USA).

Inoltre, il ruolo del Messico all’interno della CELAC è stato rilvante e non meno controverso, non solo in quanto è la sede fisica del summit, ma anche perchè il presidente ha saputo avvicinare il venezuelano Maduro e il cubano Diaz-Canel al vertice, nonostante i conflitti interni alla regione.

In questo modo il Messico ha fornito un messaggio chiaro, di fatto confermando la debolezza strutturale della CELAC, ossia l’avvicinamento ai totalitarismi, che mettono in atto la frattura con l’integrazione democratica. Non si sa, infine, se il Messico ha addottato un atteggiamento di boicottaggio nei confronti del verice, poichè il Paese ha interesse a mantenere i rapporti commerciali con gli Stati Uniti, in quanto suo principale partner. 

Dati i numerosi contrasti nello sviluppo del progetto CELAC, ci si chiede se invece non verrà optata la via “facile”: uan riforma dell’OAS al fine di poter mettere d’accordo tutti. 

Valentina Topatigh

Valentina Topatigh, nata a Udine classe 1997. Dopo la maturità linguistica, ha ottenuto la Laurea Triennale in Scienze Politiche alla Statale di Milano, con tesi in diritto pubblico comparato sulla mozione di fiducia e sfiducia nei rispettivi ordinamenti di Germania e Spagna. È attualmente tesista per il master in International Law and Global Governance alla Tilburg University nei Paesi Bassi. Contemporaneamente ai suoi studi è anche membro della redazione America Latina per lo IARI.

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