GUERRA TRA MOSCA E USA? IN QUALSIASI CASO VINCEREBBE ZELENSKY

Il presidente Joe Biden ha dichiarato venerdì 3 dicembre 2021 che gli Stati Uniti hanno messo in atto una serie di iniziative che renderebbero molto difficile “l’aggressione russa ai danni dell’Ucraina”. Ma è davvero possibile nel 2021 pensare che uno Stato possa invadere un altro Stato? La guerra ibrida è una realtà e molte nazioni disincentivano l’uso di militari in favore di compagnie di contractors (ad esempio a dicembre 2013 contractors erano costituivano il 62% delle forze dispiegate in Afghanistan). Quanto può essere realistico uno scenario da “seconda guerra mondiale” , in cui la Russia invade l’Ucraina nel 2021?

La tensione tra USA e Russia sembra essere arrivata ad un punto critico. “La linea rossa”, quella che rappresenta il confine ultimo tra Mosca e Washington è l’Ucraina. Da una parte Putin avverte la NATO, dall’altra Biden avvisa la Russia che nessuna azione militare sarà tollerata in Ucraina. Ma una guerra tra le due potenze è davvero uno scenario possibile? A mio avviso no. Le ripercussioni su scala regionale e globale sarebbero troppo incerte, con uno scenario internazionale investito da un effetto domino senza precedenti.

Cosa farà l’Unione Europea? Struttura sovranazionale che mi piace descrivere come “gigante erbivoro”, dipendente per quanto concerne l’intelligence l’apparato militare esteso su tutto il continente, prima dalla NATO e poi dagli USA. La Cina avrebbe ripercussioni sulla sua politica di “amichevole espansione” con la Russia? Si dichiarerebbe neutrale? O coglierebbe la palla al balzo e proverebbe in un sol colpo a inghiottire il sud – est asiatico? E come farebbe? Se lo stretto di Malacca venisse chiuso dalla marina USA, con la Belt and Road non ancora completa, si rischierebbe uno scenario simile a quello che colpì il Giappone durante seconda guerra mondiale; niente più rifornimenti per l’industria bellica.

Biden bluffa, ma forse non troppo. Sa bene che uno scenario da “invasione” non è possibile, ma la comunicazione è fondamentale. Solamente parlare di invasione ricorda e riporta alla mente eventi traumatici di un passato novecentesco. Il bluff della Casa Bianca sta anche qui; Biden non ha espressamente detto cosa potrebbe comportare un’aggressione diretta da parte della Russia ai danni dell’Ucraina, ma lo lascia intendere; e non accetta quindi nessuna linea rossa da parte di Mosca. Gli USA mostrano i muscoli ma sanno che è un gioco diplomatico molto teso, dove nessuno vuole fare un passo indietro, ma tutti sanno che andare sempre e solo avanti potrebbe portare a conseguenze nefasta, per tutti i contendenti.

Mercoledì 1 dicembre 2021, Blinken ha rincarato la dose, trovandosi in Lettonia ha dichiarato che gli Stati Uniti non sanno ancora se Putin ha intenzione di invadere, ma “devono prepararsi a tutte le contingenze”. Aggiungendo che gli Stati Uniti “hanno chiarito al Cremlino che risponderemo in modo risoluto, anche con una serie di misure economiche ad alto impatto che ci siamo astenuti dall’utilizzare in passato”. Niente guerra quindi, nuove sanzioni più dure e letali per l’economia russa; ignorando che questo porterà Mosca ad un abbraccio ancora più forte con Pechino e India.

Passando al fronte russo, esiste davvero un pericolo invasione?

Partiamo con l’aspetto diplomatico. Il consigliere per gli affari esteri di Putin, Yuri Ushakov, ha dichiarato che sono stati presi accordi per una chiamata Putin-Biden che dovrebbe avvenire per metà dicembre, ma che la data sarà annunciata ufficialmente dopo che Mosca e Washington avranno finalizzato i dettagli. 

La goccia che ha fatto traboccare il vaso, o lo starebbe per fare traboccare, non viene né da Mosca né da Washington, ma dal presidente ucraino Volodymyr Zelensky, che ha capito bene come la posizione geo- strategica del suo Paese è qualcosa da potere sfruttare a dovere in una ritrovata e rinata guerra fredda. Così, il presidente Zelensky ha spinto l’Ucraina ad aderire alla NATO, che mantiene la promessa di adesione ma non ha fissato una tempistica certa. Così anche ad Occidente si tiene Kiev sul filo del rasoio.

Questo non ha fatto altro che creare l’ira di Mosca, in quanto secondo Lavrov, alla Russia viene negato sistematicamente di avere voce in capitolo in qualsiasi ulteriore espansione della NATO nei paesi dell’ex Unione Sovietica. Giuste o sbagliate le proteste di Lavrov? Le rimostranze del Ministro degli Esteri russo potrebbero sembrare discorsi da guerra fredda, del resto il blocco sovietico non esiste più, quindi ogni nazione è libera di decidere se aderire o meno ad un’alleanza militare. Ma pragmaticamente, proviamo ad invertire i ruoli. Facciamo finta che esista un’alleanza militare russo – cinese che intende espandersi un Sud America, secondo voi, gli Stati Uniti, sarebbero accondiscendenti o esternerebbero le stesse preoccupazioni mostrate da Mosca? Non è un problema storico o da real politik ma semplicemente un dilemma geo strategico.

L’adesione dell’Ucraina alla NATO è una “linea rossa” per Mosca. Questa dichiarazione è stata fatta dal rappresentante ufficiale del ministero degli Esteri russo Maria Zakharova

“L’ingresso dell’Ucraina nella NATO per noi, e ne parliamo da tempo, è la “linea rossa”. La continua retrazione di Kiev nell’orbita militare dell’alleanza, l’inizio de facto dello sviluppo dell’infrastruttura militare della NATO di questo paese, il desiderio di trasformarlo in una testa di ponte di confronto con la Russia sono gravidi di gravi conseguenze negative, destabilizzano la situazione politica e militare in Europa “

Continua così Maria Zakharova  ha commentato i risultati della riunione del Consiglio Nato a livello dei ministri degli esteri, svoltasi a Riga

“Sebbene, se guardi le cose in modo realistico, è stata la NATO che si è avvicinata a noi. È ai nostri confini che si stanno costruendo le infrastrutture militari della Nato e si stanno conducendo esercitazioni su larga scala”.

Proviamo adesso a rispondere alla domanda iniziale, esiste la possibile di uno scontro USA – Russia?

Assolutamente no, anche perché qualcuno a Washingotn, gioca, parafrasando le parole del Ministro Lavrov a “fomentare l’isteria militare nei confronti della Russia”.  Innanzitutto perché  sarebbe gli USA ad avere lungo quasi tutta la totalità del confine europeo (e non solo ) russo diverse basi militari, sia NATO che propriamente statunitensi. Basti guardare la mappa per capire la sindrome da accerchiamento di cui soffre Mosca.

Poi perché di occasioni di invasione la Russia ne ha avute parecchie nel corso degli ultimi anni, anche in momenti in cui l’attenzione USA era rivolta altrove – vedi i quattro anni di presidenza Trump – per esempio verso la Cina.

Infatti un  “possibile ingresso” delle truppe russe nel territorio ucraino si avrebbe potuto avere all’inizio del 2021, quando la Russia ha condotto le esercitazioni Ovest-2021.Ovviamente tale scenario non si è verificato, perché il punto non è inviare truppe lì – non entrare, combattere/non combattere, ma il punto per il Cremlino è  stabilire nuovamente relazioni economico commerciali con l’Ucraina. Del resto un’invasione sarebbe un problema, soprattutto economico, per Mosca. Ma riuscire nuovamente ad avere mercato e un partenariato forte con Kiev, come prima della crisi di Piazza Maidan, sarebbe di gran lunga migliore di qualsiasi invasione o annessione. 

Ma allora perché la Russia ammassa le truppe al confine con l’Ucraina?

I militari russi al confine sono un dato di fatto che nessuno può negare; ma per questo c’è una spiegazione, e la possiamo trovare nell’astuzia del Presidente Ucraino.

Sul finire di novembre, qualche giorno prima della riunione del Consiglio Nato tenutasi a Riga, il Ministero della Difesa ucraino ha stanziato oltre 100.000 soldati nella regione del Donbass. Come se non bastasse, il presidente ucraino Volodymyr Zelensky ha presentato al parlamento nazionale un disegno di legge che consentirebbe alle unità delle forze armate ucraine, di fare rientrare la regione del Donbass come parte delle esercitazioni militari nel 2022. Tale mossa non solo contraddice direttamente l’accordo di Minsk, firmato nel 2014,  ma maschera un esercitazione militare in una vera e propria invasione.

Che le repubbliche separatiste del Donbass siano sotto l’ala di Mosca è un chiaro dato di fatto evidente a tutti, e questo spiega il motivo per cui i militari russi presidiano il confine con l’Ucraina, a scopo preventivo, in modo che l’Ucraina desista da intraprendere azioni belliche contro quei cittadini che sono fedeli a Mosca.

In conclusione il  segretario di Stato americano Antony Blinken ha dichiarato mercoledì primo dicembre che Washington ha visto “prove” che la Russia potrebbe pianificare un’invasione dell’Ucraina, minacciando Mosca con dolorose sanzioni economiche se attacca. Ma come abbiamo avuto modo di analizzare non esiste un vero e proprio pericolo di invasione, ma tutto è generato dalle mire che Kiev ha nei territori del Donbass. Fare parte della NATO significherebbe muoversi manu militari nell’est del paese, violare gli accordi di Minks ed essere sicuri di godere della protezione dell’alleanza atlantica, qualora Mosca decisse di intervenire a difesa delle popolazioni del Donbass.

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