INDIA: IL MOVIMENTO DEGLI AGRICOLTORI HA FATTO BRECCIA

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Gli agricoltori indiani vincono la loro battaglia contro le 3 leggi agrarie, la cui abrogazione sarà oggetto di discussione nella futura seduta del Congresso indiano. 

Dopo oltre un anno di proteste, gli agricoltori indiani hanno vinto la loro battaglia contro le 3 leggi agrarie. Il 19 novembre scorso, infatti, il premier Narenda Modi ha dichiarato di essere disposto ad abrogare il pacchetto di misure in questione, allineandosi alla sentenza della Corte Suprema indiana che ne aveva dichiarato l’incostituzionalità già mesi fa. 

Per capire tutto l’excursus che ha portato a questa tregua da parte del governo indiano è necessario ripercorrere le tappe principali della vicenda. Rientranti nell’ambito di quegli atti adottati nei primi mesi del 2020 con lo scopo di incrementare il PIL indiano entro il 2024, queste leggi hanno scatenato sin dall’inizio un forte malcontento da parte del mondo agrario.

Sebbene, infatti, l’economia agricola indiana necessitava, e tutt’ora necessita, soprattutto dopo le ondate pandemiche, di una riforma per implementare la sua produttività, questi 3 atti, definiti senza nessuna forma di confronto con i rappresentanti del mondo agricolo, sono risultati lesivi di molti interessi degli piccoli e medi produttori, che sono insorti per tutelare i loro interessi.

Basandosi sull’assunto neoliberista di eliminare il controllo statale sui prezzi dei prodotti agricoli per facilitare gli investimenti privati, è fuori da ogni dubbio che questi provvedimenti andassero ad intaccare la capacità di competizione dei piccoli e medi produttori, i cui interessi sarebbero caduti, gioco forza, sotto il peso della logica del libero mercato sotto quelli dei grandi produttori.

Questa consapevolezza ha portato gli agricoltori ad insorgere per difendere le proprie istanze, organizzando proteste, marce e cortei sia nella capitale che in province strategiche come il Punjab o l’ Utter Pradesh, talvolta sfociate in veri e propri episodi di violenza da parte delle autorità. 

Il primo ministro Modi ha dichiarato che l’abrogazione ufficiale sarà oggetto della prossima sessione del Congresso indiano, quindi attualmente il premier ha solo promesso di abolire questi atti. È possibile, però, che la decisione di Modi sia dipesa più da motivazioni di convenienza politica che da una piena comprensione delle proteste, considerando le imminenti elezioni nelle province indiane, ma tutto ciò non toglie valore alla notizia, che è stata accolta da tutto il movimento agrario come una importantissima vittoria, vitale per la popolazione indiana.

Non bisogna, infatti, dimenticare che quasi i 2/3 della popolazione indiana è impiegata ancora nel settore primario, il quale ancora è in via di sviluppo e di non del tutto modernizzato, e che dunque la fonte di sostentamento di gran parte delle famiglie si basa sulla vendita dei prodotti quotidianamente venduti nei mercati locali, chiamati “mandi”.

Se da un lato, la futura soppressione di questi leggi è stata percepita come un successo senza precedenti da parte del mondo agrario, che ha dimostrato di essere compatto nelle proprie rivendicazioni e di saper ricorrere sapientemente all’utilizzo del diritto di sciopero per controbattere misure assunte dal governo senza una vera e propria dialettica tra le parti sociali, dall’altro, i problemi di produttività e di scarsa competizione permangono in tutta la struttura del settore primario, sul quale grava anche la problematica dei sussidi all’agricoltura che il governo non può più permettersi. Quindi, la “questione agricola” rimane, sostanzialmente, ancora aperta così come la sua risoluzione. 

Serena Cannistraci

Ha conseguito la laurea magistrale con lode in Relazioni Internazionali presso la facoltà di Scienze Politiche e Giuridiche dell’Università di Messina. Ha sempre dimostrato una fortissima propensione per la storia delle relazioni e delle organizzazioni internazionali, concentrandosi sulle tematiche legate allo sviluppo, alla cooperazione internazionale e ai modelli di sviluppo Sud-Sud. La tesi magistrale ha rispecchiato questo suo interesse ed è stata incentrata sull’ analisi dello sviluppo economico indiano, attraverso i cambiamenti di politica interna ed internazionale e prediligendo nello studio l’evoluzione del rapporto tra l’India e la World Trade Organization (WTO). Il suo percorso all’interno dell’Istituto è iniziato nel mese di settembre del 2020, dapprima come collaboratrice per il settore del Sud-Est asiatico e successivamente come membro di redazione referente per la Cina. Nel corso di questo anno di attività ha coordinato per l’Istituto il focus sulla geopolitica del vaccino e dal mese di settembre 2021 è membro del Consiglio di Amministrazione dello IARI e ha iniziato il percorso di dottorato di ricerca in Scienze Politiche dell’Università di Messina.

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