CINA E MONGOLIA, TRA COOPERAZIONE E INTERESSI ECONOMICI

Fonte Immagine: https://www.pexels.com/it-it/foto/mare-citta-acqua-terra-6564828/

Il 4 luglio del 2020, il presidente Xi ha rilasciato dichiarazioni di notevole importanza sulla cooperazione economica esistente tra la Repubblica Popolare Cinese e la Mongolia. 

Il 4 luglio del 2020, il presidente Xi Jinping ha rilasciato dichiarazioni di notevole importanza riguardo ai rapporti esistenti tra la Repubblica Popolare Cinese e la Mongolia, affermando che il Partito Comunista Cinese è ben disposto a una longeva collaborazione con il Partito del Popolo Mongolo. Quest’ultimo, con a capo Khurelsukh Ukhnaa, ha vinto le elezioni il 10 giugno del 2020 con 820.000 voti, corrispondenti al 67,76% rispetto al totale.

Il leader cinese ha aggiunto di voler proseguire sulla strada di un partenariato strategico di cooperazione tra i due Paesi, al fine di dare il giusto contributo alla pace e alla prosperità regionali. L’ulteriore rafforzamento di questa partnership è avvenuto grazie alla collaborazione tra i due paesi nell’arginare con successo la diffusione della pandemia da COVID-19: la Cina ha inviato diversi carichi di mascherine al popolo mongolo e, secondo Xi, la Mongolia ha raggiunto risultati notevoli nella prevenzione e nel controllo dell’epidemia, registrando solamente 220 casi positivi e nessun morto. Per di più, essa ha mantenuto uno sviluppo economico e sociale costante e ha potuto organizzare con successo le elezioni parlamentari avvenute nell’estate del 2020.

Negli ultimi anni, inoltre, la Repubblica Popolare è divenuta uno dei partner commerciali principali e una fonte sicura di investimenti esteri per la Mongolia.

Si può affermare che la relazione tra i due paesi sembra andare per il verso giusto, ma non è sempre stato così: questo rapporto affonda le radici in tempi molto lontani e spesso turbolenti. Basti pensare a Genghis Khan, alle continue invasioni dell’Impero Celeste da parte delle orde dei guerrieri mongoli e alle loro “guerre-lampo” tanto temute.

 Nel 1271, Kublai Khan estese il suo potere sulla Cina e determinò la nascita della dinastia Yuan. I mongoli sarebbero stati cacciati dalla Cina solamente nel 1368 dai sovrani Ming e, all’inizio del XVII secolo, la dinastia Qing inglobò l’Impero mongolo all’interno del proprio territorio.

La Mongolia rimase sotto il dominio cinese per oltre due secoli, fino alla caduta della dinastia Qing. Dopo la Rivoluzione Xinhai, che segnò la fine dell’impero cinese, essa dichiarò la propria indipendenza, nonostante il nuovo governo cinese continuasse a reclamare la propria sovranità sulla Mongolia esterna (l’attuale stato mongolo). Le relazioni sino-mongole migliorarono nuovamente nel corso degli anni ‘80, quando i due Paesi intrapresero iniziative comuni per sviluppare gli scambi commerciali.

Nel 1994, grazie alla stipulazione di un trattato di amicizia e cooperazione, Pechino ha offerto al governo di Ulaan Baator la possibilità di utilizzare il porto di Tianjin, garantendogli così un accesso al mare e lo sviluppo delle relazioni commerciali con l’area asiatico-pacifica.

Dal canto suo, il governo mongolo ha permesso a Xi e alle imprese cinesi di sfruttare le risorse minerarie del paese, ottenendo in cambio l’appoggio del dragone nel risollevamento della propria economia. E’ dal 2016, infatti, che la Mongolia registra un costante aumento del PIL reale.

La Cina, invece, vede il paese delle steppe come un collegamento ideale con la Siberia. Questo significa maggiore disponibilità di acquisizione di risorse come carbone e rame, idrocarburi e petrolio, indispensabili per l’economia cinese (potente e, al contempo, fragile perché bisognosa di importazioni).

In conclusione, si può affermare che, apparentemente, la Mongolia trae molti benefici dalla cooperazione economica stipulata con il governo cinese, ma anche a quest’ultimo (naturalmente) conviene: mantenere la partnership con il paese delle steppe serve non solo ad averne la possibilità di sfruttarne le risorse che offre, ma anche a intimorire l’altro gigante geopolitico che confina con esso, vale a dire la Russia di Putin. 

Clara Corvasce

Nata sotto il segno del Toro, è barlettana di origine ma romana di adozione. Dopo aver acquisito il diploma di laurea triennale in Mediazione Linguistica alla SSML “Carlo Bo” di Bari, nel 2020 ha conseguito la laurea magistrale in Scienze Politiche e Relazioni Internazionali all’Università degli Studi Internazionali di Roma con una tesi in geopolitica, incentrata sul profilo identitario di Hong Kong e sul ruolo che ricopre nel rapporto antagonistico tra Cina e Stati Uniti.
Appassionata di Estremo Oriente da tempo immemore, dal 2019 studia il cinese e si interessa alla strategia di ascesa politica ed economica della Cina a livello internazionale e alle dinamiche di potere che intrattiene con le altre nazioni; un giorno, spera di riuscire a metterci piede fisicamente. Incuriosita dall’ambiente giovanile, stimolante e professionale dello IARI, è entrata a farne parte nell’aprile del 2021 in qualità di membro della redazione “Asia e Oceania”.

Lascia un commento

Your email address will not be published.

Latest from ASIA E OCEANIA