QUANDO L’ACQUA UCCIDE: IL CASO FLINT

Per anni la popolazione di Flint ha bevuto acqua contaminata da altissime concentrazioni di piombo: oggi, dopo anni di cause e mobilitazioni, un giudice ha sancito che le vittime verranno risarcite con 626 miliardi di dollari.

Flint, città popolata da circa 100.000 abitanti, è la capitale delle contea di Genesee, in Michigan. Nel 2018, Flint è finita in vetta alla classifica delle città più violente degli Stati Uniti, attestandosi al sesto posto tra quelle con più di 50.000 abitanti. Secondo l’FBI, dal 2016 ad oggi, i crimini violenti sono aumentati del 23%. 

Perché Flint è una città così instabile e problematica? La prima causa è senza dubbio la pesante recessione economica che l’ha colpita negli ultimi anni e che l’ha portata a spopolarsi e ad accogliere, suo malgrado, attività criminali da tutto lo Stato. Infatti, la città ha dichiarato lo stato di “emergenza finanziaria” dal 2002 al 2004 e nuovamente dal 2011 al 2015. 

Date le profonde difficoltà economiche, nel 2014 le autorità governative della città hanno deciso di modificare la propria fonte di approvvigionamento idrico, a fronte di un consistente risparmio finanziario. A partire da quell’anno, Flint ha vissuto un incubo: l’acqua che arrivava dalla nuova riserva idrica era gravemente contaminata dal piombo.

Oggi la città si è dotata di una nuova fonte di approvvigionamento e ha rimodernato la propria infrastruttura idrica, ma il segno lasciato da quella decisione resterà per decenni: infezioni, piombo nel sangue e tumori sono le più evidenti dimostrazioni dei danni irreparabili causati alla cittadinanza. 

La popolazione di Flint, ormai, non crede più nelle istituzioni poiché per anni le proteste messe in campo non hanno sopito alcun effetto. Chi ha pagato di più questa crisi sono stati gli afroamericani, che costituiscono la maggioranza dei residenti, ed in generale tutti gli strati della popolazione più economicamente e socialmente in difficoltà.

L’11 novembre 2021 la sentenza più attesa da anni nella contea, è finalmente arrivata: Judith Levy, giudice federale del Michigan, ha sancito che le vittime dell’intossicazione avranno diritto ad un risarcimento dal valore di 626 milioni di dollari. 

La sentenza ha inoltre messo sotto accusa Rick Snyder, ex governatore del Michigan dal 2011 al 2019, in quanto responsabile della nomina dei funzionari e dei politici che assunsero la decisione di cambiare fonte idrica. Nei prossimi mesi Snyder e i suoi collaboratori dovranno affrontare un nuovo processo che sancirà le responsabilità individuali e politiche sul caso.

Chi pagherà, materialmente, per gli errori commessi a Flint? 600 milioni verranno versati alle famiglie direttamente dallo Stato del Michigan, il resto verrà elargito dalle casse della città di Flint e da due società coinvolte nel disastro, Mclaren Healt e Rowe Service

Cosa coprirà il risarcimento? Ben 200 milioni di dollari verranno utilizzati per sanare le spese legali, i restanti 426 verranno conferiti per lo più ai bambini, le prime e più fragili vittime di questa catastrofica crisi ambientale. Il risarcimento, però, verrà erogato alle famiglie solo dopo una perizia clinica che certificherà l’effettivo avvelenamento dei soggetti in causa.

Si tratta di una riconosciuta vittoria politica e sociale: “L’accordo raggiunto oggi è un notevole risultato per molte ragioni, non ultimo per il fatto che stabilisce un programma di compensazione globale”, ha dichiarato il giudice responsabile della sentenza. 

Rispetto al caso Flint, diventato tristemente noto a livello nazionale e mondiale, molti hanno parlato di “razzismo ambientale”: la città è popolata per lo più da afroamericani e minoranze etniche che versano in pessime condizioni economiche a causa delle molte crisi, anche occupazionali, vissute negli anni dalla città.

Quale bilancio è possibile compiere, oggi, sul caso? Flint ha ottenuto giustizia, ma è successo tardi, con una popolazione ormai avvelenata, frustrata, per troppo tempo inascoltata e abbandonata, cui un risarcimento economico non riconsegnerà né salute fisica né fiducia nelle istituzioni. 

La crisi di Flint ha segnato una città che, come moltissime altre nel Paese, è stata messa in ginocchio da crisi di ogni genere, occupazionali, ambientali e criminali. Flint rappresenta quell’America marginale, povera, concepita dalle istituzioni come un residuo di un boom economico che non tornerà più, destinata a morire lentamente senza alcuna sovvenzione statale.

La sentenza rappresenta una vittoria ma anche uno stallo prima della prossima crisi, prima che una nuova città dispersa nel vasto territorio degli Stati Uniti lanci un nuovo grido di allarme nell’attesa che qualche giudice, tribunale o organo di stampa, se ne accorga. Flint ci ha messo 7 anni. 

Costanza Spera

Costanza Spera, classe 1994, nata e cresciuta a Perugia. Laureata magistrale con lode in Relazioni Internazionali all’Università degli Studi di Perugia, ha presentato una tesi mirata all’evoluzione del concetto di sicurezza interna, dalla Linea Maginot all’US Patriot Act. Sin dalla laurea triennale, conseguita anch’essa con lode a Perugia, nutre un profondo interesse per la politica statunitense.
Ha svolto un Master presso la SIOI di Roma in “Protezione strategica del Sistema Paese, Cyber Intelligence, Big Data e Sicurezza delle Infrastrutture Critiche”, per il quale ha realizzato una tesi sull’evoluzione del terrorismo suprematista bianco e di estrema destra grazie ad un’analisi di Open Source Intelligence. Svolge, da gennaio 2021, un tirocinio presso la CONFITARMA di Roma.
Ha un diploma in programmazione informatica in linguaggio Python, si è occupata di cooperazione internazionale ed è da sempre attiva nel mondo dell’associazionismo, della politica e del teatro ed ha anche lavorato presso case circondariali umbre come tutor per gli studenti detenuti iscritti all’università.
Membro della redazione geopolitica IARI, scrive per l’area “USA e Canada”.

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