NEMICI DI HEZBOLLAH: SI ALLUNGA LA LISTA

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Fonte Immagine: The Time of Israel

Imprescindibile ago della bilancia di numerosi equilibri in Medio Oriente, il Partito di Dio è attenzionato, e inviso, da un considerevole numero di cancellerie occidentali. 

Hezbollah è da sempre, da quando è nata, croce e delizia per i territori all’interno dei quali opera, Libano in primis.
Quanto croce, e quanto delizia, e soprattutto per chi croce, e per chi delizia, è tutto ampiamente opinabile, tanto che molti sono i suoi alleati, altrettanti, e probabilmente molti più, i detrattori. 

Partito politico, organizzazione paramilitare, movimento di liberazione, gruppo terroristico: molteplici e contraddittori sono gli appellativi con i quali, negli anni, si è indicato il Partito di Dio il cui seme è nato nei campi di addestramento libanesi messi a disposizione dei ribelli iraniani che nella seconda metà degli anni ’70 lavoravano per spodestare Pahlavi.

Costante e concreta la sua presenza nella società libanese, soprattutto nella parte meridionale.

Scuole, ospedali, servizi di vario genere che l’apparato centrale stenta a fornire sono garantiti alla popolazione civile dal Partito di Dio, che grazie ai cospicui finanziamenti iraniani agisce nel paese come un vero e proprio Stato nello Stato.


Di pari passo con le difficoltà – esponenzialmente crescenti – del paese dei cedri, aumentano le tribolazioni anche di Hezbollah, che ha, negli ultimi mesi, allungato l’elenco degli Stati che l’inseriscono nella propria black list.

L’ultimo in ordine di arrivo è il governo australiano che ha designato il gruppo come organizzazione terroristica.
La designazione copre l’intero gruppo, ha riferito l’Australian Broadcasting Corporation (ABC), l’ala militare di Hezbollah – invece – è nella lista dal lontano 2003.

A maggio anche gli Stati Uniti avevano invitato i governi di tutto il mondo ad agire contro la forza dalle tinta giallo-verde, mentre, il mese scorso, l’Arabia Saudita ha classificato l’associazione Al-Qard Al-Hassan con sede in Libano come un’entità “terrorista”, citando collegamenti ad attività a sostegno di Hezbollah.

La replica dell’organizzazione non si è fatta attendere.

Nasrallah, suo portavoce e leader, ha accusato l’Arabia Saudita di cercare di destabilizzare il Libano a corto di liquidità e di scatenare una guerra civile attraverso i loro alleati e di “servire gli interessi americani e israeliani”.

Ha studiato Sviluppo e Cooperazione Internazionele all’Università di Bologna e Emergenze e Interventi Umanitari all’Istituto per gli Studi di Politica Internazionale di Milano.
Ha viaggiato curioso dall’Iran alla penisola arabica, dalla Giordania al Maghreb, dal Libano ai territori tirchi, lavorando a lungo in Grecia ed in Egitto.
Esperto di politiche migratorie, ha lavorato per Caritas Italiana.
Oggi è Assesore al Welfare, Europa e Smart City della sua Città, Faenza.

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