36 MILLION SOLUTIONS FORUM: COME IL SETTORE PRIVATO AFRICANO PUÒ RISOLVERE IL PROBLEMA DEGLI SFOLLATI INTERNI

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Secondo i dati forniti dall’UNHCR, in Africa sono 36 milioni le persone in fuga da guerre e carestie, diventando così il continente con il maggior numero di sfollati interni. Per cercare di affrontare questo problema in chiave innovativa è stato organizzato uno storico forum con il settore privato che si terrà a fine novembre in Ruanda.

Il fenomeno degli sfollati interni

Nei principi guida delle Nazioni Unite, gli sfollati interni vengono definiti come tutte quelle persone costrette a fuggire o a lasciare il loro luogo di residenza abituale, in particolare a causa di conflitti armati, situazioni di violenza generalizzata, violazioni di diritti umani o catastrofi naturali; la peculiarità risiede nel fatto che non viene conferito loro uno status giuridico speciale in quanto rimangono all’interno dei confini del loro Paese e quindi sono soggetti a tutti i diritti e le garanzie che il proprio Stato offre.

Il fenomeno degli sfollati interni ha riguardato storicamente l’Africa; a questo proposito nel 2009 i capi di Stato e di Governo dei Paesi membri dell’Unione Africana hanno adottato la cosiddetta Kampala Convention, entrata in vigore nel dicembre 2012. La Convenzione per la protezione e l’assistenza degli sfollati interni in Africa, riconoscendo il fenomeno della migrazione forzata come fonte di continua instabilità tra gli Stati, è nata con l’obiettivo di “rafforzare le misure nazionali e regionali per […] mitigare, proibire ed eliminare le cause profonde degli sfollamenti interni.

Per raggiungere questi obiettivi, la Convenzione detta nello specifico gli obblighi degli Stati membri relativi alla protezione e all’assistenza umanitaria delle persone sfollate. Vengono inoltre identificati gli obblighi dell’Unione Africana stessa, la quale deve coordinare la mobilitazione di risorse per proteggere gli sfollati e deve collaborare e cooperare con le Organizzazioni internazionali e le Agenzie umanitarie.

Solo nell’ultimo anno nell’Africa Subsahariana le persone costrette a fuggire sono state circa sei milioni a causa di conflitti e violenze, e quattro milioni a causa di disastri ambientali come riportato nel Global Trend Internally displacement 2021, elaborato dall’IDMC (Internal Displacement monitoring centre). Nello specifico, sempre secondo i dati dell’IDMCi Paesi più colpiti dalla crisi migratoria del 2020 all’interno del continente africano sono stati la Repubblica democratica del Congo, i Paesi del Corno d’Africa, la Nigeria e il Burkina Faso (a causa della crisi umanitaria in atto nella regione del Sahel). 

Le ripercussioni economiche delle migrazioni forzate

Le conseguenze derivanti dal problema della migrazione forzata hanno chiaramente effetti devastanti sia sugli sfollati stessi – influendo sulla loro salute, sicurezza personale, vita sociale, formazione – che sulla comunità ospitante, che deve operarsi nel cercare soluzioni per accogliere le persone sfollate in termini di prima accoglienza.

Da un’indagine condotta dall’IDMC nel 2019 sull’impatto economico risultante dall’internal displacement  e basata sulla ricerca condotta in otto Paesi (Repubblica Centrafricana, Libia, Filippine, Somalia, Sud Sudan, Ucraina e Yemen) ne deriva che in tutti i Paesi presi in considerazione i maggiori oneri finanziari sono attribuibili ai mezzi di sussistenza, agli alloggi e alle cure sanitarie destinati alle persone migranti. I risultati iniziali della ricerca indicano inoltre che l’impatto economico dello sfollamento interno è maggiore nei Paesi a basso reddito che in quelli a medio-basso o medio-alto. 

Consapevole del conseguente impatto economico della crisi dei rifugiati, la Comunità Internazionale ha negli ultimi anni avviato proposte per creare un network tra iniziative di policy making e iniziative private volte a trovare soluzioni durature. Nel dicembre 2019 era stata quindi presentata, durante il Global Refugee Forumdi Ginevra, la Carta delle buone pratiche sul ruolo del settore privato nell’integrazione economica dei rifugiati, elaborata dall’International Chamber of Commerce.

La Carta offre linee guida su come il settore privato può svolgere un ruolo fondamentale nell’integrazione economica dei rifugiati; il ruolo dei privati nel facilitare l’integrazione e la crescita economica attraverso l’imprenditoria dei profughi dovrebbe tenere in considerazione i cinque principi enunciati nella Carta: l’integrazione, un quadro normativo chiaro, trasparente e non discriminatorio, lo sviluppo delle capacità, il finanziamento e il networking.

Il forum 36 Million Solutions e possibili implicazioni

È proprio nel quadro del Global Refugee forum di Ginevra e del ruolo innovativo che il settore privato può avere nella crisi degli sfollati che l’Alto Commissariato per i rifugiati ha convocato un forum del settore privato previsto a Kigali in Ruanda.

Il forum si terrà dal 30 novembre al 2 dicembre 2021 e vedrà la partecipazione della Amahoro Coalition e dell’African Entrepeneur collective, entrambe nate con l’obiettivo di supportare i rifugiati nel loro percorso di formazione e imprenditoria all’interno delle comunità ospitanti africane.

A differenza di molte iniziative sull’Africa che avvengono senza una reale rappresentanza e inclusione di attori africani, il 36MS forum si pone come fine proprio quello della partecipazione diretta e dall’interno del continente di leader del settore privato, leader aziendali e industriali ma anche di rappresentanti del governo locale e degli attori umanitari.

Se infatti generalmente la prima risposta alla crisi degli sfollati viene fornita dalle Agenzie internazionali (pensiamo ai campi profughi allestiti nelle emergenze dall’UNHCR) o da ONG umanitarie, con questa iniziativa inaugurale si vuole dare una svolta proprio alla gestione dei flussi di rifugiati all’interno delle comunità ospitanti, includendo il settore privato. Il forum servirà quindi da piattaforma per creare rete tra l’imprenditoria privata regionale e le diverse organizzazioni che operano sul territorio. 

In conclusione, il 36 Million Solutions forum potrebbe portare ad una risposta comune di gestione del problema degli sfollati a livello continentale, dal momento che verranno presi impegni formali da parte dei partecipanti. Con la firma della Dichiarazione finale della risposta del settore privato alla crisi degli sfollati interni, si metterà nero su bianco quanto raggiunto nelle tre giornate di incontri e di sessioni incentrate sulle soluzioni alla crisi migratoria.

Solo in questo modo il settore dell’imprenditoria privata potrà dare un contributo tangibile, non solo economico ma anche a livello sociale attraverso l’inclusione nelle nuove comunità di arrivo, ai circa 36 milioni di rifugiati africani costretti a scappare da violenze e disastri ambientali.

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