COME SI ARTICOLA IL SOFT POWER RUSSO?

YEKATERINBURG, RUSSIA - OCTOBER 4, 2018: A ceremony takes place in front of the Boris Yeltsin Presidential Centre to unveil the ten matryoshka dolls tall as a man, painted by Russian artists and designed to promote Yekaterinburg's bid to host World Expo 2025 by means of a tour of the world's ten other candidate cities; the 164th session of the BIE (Bureau of International Expositions) General Assembly scheduled for November 2018 to elect the World Expo 2025 host city. Donat Sorokin/TASS

Un distaccamento di genieri dell’International Mine Action Center (IPC) delle forze armate della Federazione Russa è arrivato in Laos per svolgere compiti di sminamento umanitario. L’azione si integra nella strategia globale di soft power russo. Come nasce il soft power della Federazione Russa? È in continuità con il modello sovietico? Lo analizzeremo nel corso della seguente analisi.

Militari del distaccamento di sminamento dell’MPC sono giunti in Laos – per fini umanitari –  ​​per effettuare lo sminamento nell’area di Nakai della provincia di Khammuan della Repubblica Democratica Popolare del Laos. I genieri russi dovranno svolgere i loro compiti sia nella giungla che negli insediamenti dove i residenti locali sono ancora minacciati da ordigni inesplosi di mezzo secolo fa.

Il Ministero della Difesa ha chiarito che per portare a termine i compiti, il distaccamento è dotato di moderni mezzi di ricerca di oggetti esplosivi: rilevatori di mine portatili selettivi ad induzione IMP-S2, rilevatori di bombe magnetometriche MBI-P2, rilevatori di mine di profondità MG-1I, rilevatori di mine portatili rilevatori di dispositivi esplosivi senza contatto INVU-3M, nonché dispositivi di protezione individuale sapper OVR-2-02 dotati di un sistema di raffreddamento. L’operazione condotta e coordinata dal Ministero della Difesa russo, rientra in quella strategia globale di “soft power” che da almeno un ventennio la Federazione Russa sta attuando come binario alternativo alla tradizionale diplomazia. 

Ma quando nasce il neo – soft power russo?

La prima fase nello sviluppo del modello di soft power russo è coinciso con l’elezione del Presidente Putin negli anni 2000. A quel tempo Mosca, reduce dal decennio travagliato degli anni ’90 non aveva ben chiaro come attuare il proprio “soft power”all’estero; con l’URSS i rapporti con gli attori esteri erano molto semplici: alleanza o antagonismo, sia ideologico che militare. 

Così nel primo decennio del 2000 le agenzie governative hanno iniziato a compiere passi concreti per migliorare l’immagine della Russia nel mondo, pianificando una strategia comunicativa e di azione che scrollasse l’immagine di un passato fin troppo “sovietico”.

Con l’elezione di Putin, i progetti di soft power perseguivano principalmente obiettivi economici. L’organizzazione di forum e piattaforme di esperti, campagne di pubbliche relazioni e persino il lavoro con i connazionali hanno cercato di promuovere gli interessi delle principali aziende russe e dell’economia russa (principalmente inerenti il settore delle esportazioni) nel suo insieme.

Sono nate numerose iniziative, ma le principali posso essere elencate di seguito. Nel 2005, il Forum economico internazionale di San Pietroburgo ha acquisito lo status di “presidenziale” (perché era presente il presidente della Russia) e nel 2007 è iniziata la cooperazione ufficiale con il Forum economico mondiale di Davos. Sono stati avviati importanti progetti bilaterali, in cui le questioni economiche hanno svolto un ruolo importante: il Dialogo russo-tedesco di Pietroburgo (avviato nel 2001 da Vladimir Putin e Gerhard Schroeder), il Dialogo franco-russo (inaugurato nel 2004 con il patrocinio di Vladimir Putin e Jacques Chirac), il American Council for Business Cooperation (creato nel 2000 su suggerimento del Ministero degli Esteri; dal 2009 opera sotto l’egida dell’Unione russa degli industriali e degli imprenditori). Tra i più importanti, vi è l’iniziativa, lanciata nel 2004,  del Valdai International Discussion Club; forum – diventato ben presto – di fondamentale importanza nella promozione degli interessi russi all’estero. 

Nel primo quinquennio del 2000, come abbiamo visto, la Russia ha concentrato i propri sforzi sulla creazione di piattaforme internzionali, forum e meeting che avessero come unico comune denominatore l’aspetto economico.  Superata questa fase, nel 2005, il Cremlino intende integrarsi a livello internazionale anche nel settore mass mediatico. Nasce il canale televisivo internazionale russo Russia Today – canale interamente in lingua inglese – con lo scopo dichiarato di fornire informazioni obiettive sulla Russia moderna circa questioni di politica internazionale; evitando così l’oligopolio su scala globale dei mass media occidentali.

Ma Russia Today era solo l’inizio; tanto che nel 2007 venne fondato Russia Beyond the Headlines (RBTH), un supplemento internazionale di Rossiyskaya Gazeta. È apparso (fino al 2017) in 27 importanti pubblicazioni straniere ed era disponibile in 21 paesi in 16 lingue. La sua diffusione totale ha raggiunto circa 10,5 milioni di copie, con circa 32 milioni di lettori. 

Parallelamente, si sono avviate collaborazioni con le più grandi agenzie di pubbliche relazioni internazionali: Ketchum, Washington Group (con sede negli Stati Uniti) e GPlus Europe (con sede in Belgio) (Chitty et al, 2017). I principali risultati della collaborazione con loro sono stati il ​​successo del vertice del G8 a San Pietroburgo nel 2006, la promozione di Putin per il titolo di Persona dell’anno nella rivista Time nel 2007, la successiva uscita del documentario di quattro episodi “Putin, Russia and the West” su BBC Two nel 2012 e la pubblicazione dell’articolo di Putin “Un appello alla prudenza dalla Russia” sul New York Timesnel 2013, in cui metteva in guardia gli Stati Uniti dall’intervenire in Siria e lasciarsi trasportare dalla propria esclusività e dal ruolo di “giudice mondiale”.  Anche la campagna di pubbliche relazioni delle Olimpiadi di Sochi nel 2014 è stata organizzata da Ketchum. 

Inoltre, era in corso un lavoro attivo con lobbisti stranieri: Henry Kissinger, James Baker, Thomas Graham (USA), Gerhard Schroeder (Germania), Bernard Volker (Francia). I loro servizi sono stati utilizzati principalmente per promuovere società russe come Gazprom, Transneft e Rosneft, ma non solo. Ad esempio, Thomas Graham (Kissinger Associates) ha presentato un rapporto alla Casa Bianca nel 2009 che criticava aspramente le azioni di Mikhail Saakashvili durante la guerra russo-georgiana del 2008 e consigliava al governo di non spingere per l’espansione della NATO, ma invece di sostenere le proposte di Dmitry Medvedev per un nuovo sistema di sicurezza in Europa.

Alla fine degli anni ’90 e all’inizio degli anni 2000, è iniziato il lavoro attivo con la diaspora russa all’estero. Mentre in epoca sovietica gli emigranti venivano bollati esclusivamente come traditori, per la nuova Russia i russi all’estero cominciarono a essere visti come un mondo socio-culturale connesso, una fonte periferica di russianesimo che poteva aiutare ad espandere la sfera di influenza e rafforzare la posizione del paese nel arena internazionale.

 Gli strateghi politici Pyotr Shchedrovitsky e Gleb Pavlovsky hanno proposto un approccio orientato al “business della diaspora russa”. Secondo questo approccio, i connazionali residenti all’estero dovevano essere considerati parte del soft power russo: lavorando e studiando all’estero, potevano fungere da guide naturali per la cultura russa e da intermediari efficaci nei progetti economici. 

Durante quel periodo, sono stati compiuti numerosi passi importanti per organizzare l’interazione ufficiale con la diaspora russa: sono stati adottati una legge pertinente e un programma governativo ad hoc per i russi che non vivevano all’interno dello stato Federale.

Fu in quel momento che la Chiesa ortodossa russa iniziò a contribuire attivamente all’attuazione dei progetti di soft power russi. Nella fase iniziale, le sue azioni erano più indipendenti, anche se anche allora si potevano rilevare segni di una “sintonia” di politica estera con il Cremlino. 

La Chiesa ortodossa russa ha partecipato attivamente agli eventi organizzati nell’ambito del Club Valdai e del programma Dialogo delle civiltà, e nel 2008, con l’assistenza del ministero degli Esteri russo, il metropolita Kirill (Gundyaev) ha parlato a una riunione dell’ONU Human Consiglio dei diritti. 

Ma forse il risultato più importante della Chiesa ortodossa russa negli anni 2000 è stata la sua riunificazione con la Chiesa russa all’estero, resa possibile grazie agli sforzi del governo russo e, in particolare, di Vladimir Putin. 

La riunificazione della Chiesa ortodossa russa con la Chiesa ortodossa russa fuori dalla Russia ha avuto luogo il 18 maggio 2007 e ha avuto un enorme impatto internazionale, anche in termini di soft power. Ciò ha conferito alla Chiesa ortodossa russa il controllo sulle chiese e altri beni immobili correlati, nonché, cosa particolarmente importante, l’influenza sulle comunità ortodosse in diversi paesi del mondo.

Come abbiamo avuto modo di leggere, il soft power russo segue diverse direttrici e tra queste, dal 2013 si è aggiunta anche quella politico – militare. L’operazione in Laos è solo l’ultima di molte iniziative umanitarie che il Ministero della Difesa russo persegue individualmente in quelle nazioni in cui la presenza occidentale (NATO- USA) non è riuscita a trovare una strada spianata per le proprie iniziative.

In conclusione, ricordando l’origine del termine soft power, coniato dal professore di Harvard Joseph Nye, che ne rimane il più importante propositore, va specificato che esso segue tre principali livelli di azione e di integrazione. Uno legato alla:

  • “scacchiera superiore delle questioni politico-militari”;
  • la “scacchiera dell’economia”;
  • “la scacchiera inferiore dei rapporti transnazionali”.

Ad oggi, a quasi vent’anni di distanza “dall’inagurazione” del nuovo soft power russo, possiamo facilmente constatare, anche alla luce di quanto esposto, che la strategia del Cremlino non solo è integrata su tutti e tre i livelli ma che essi agiscono anche congiuntamente.

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