LA‘’WAR ON DRUGS’’ SOTTO INVESTIGAZIONE DELLA CORTE PENALE INTERNAZIONALE

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Nelle Filippine la campagna politica  ‘’war on drugs,’’ ovvero la guerra alle droghe, è al centro di molte polemiche nazionali e internazionali. Presunti crimini internazionali si celerebbero dietro a questa campagna nazionale ingannevole. La Corte Penale Internazionale apre le investigazioni.

Premessa

Rodrigo Roa Duterte, l’attuale presidente delle Filippine, è stato eletto nel 2016 a seguito di una campagna presidenziale tutta costruita intorno ad una politica di zero tolleranza verso il traffico illegale della droganel paese. Già nel 2016, quindi, aveva mostrato un particolare interesse nel perseguimento di tale crimine e di quelli ‘’associati’’ al traffico di droga, come gli omicidi, le sparizioni e la corruzione.  

Dopo la vittoria alle elezioni presidenziali, questo suo orientamento politico molto forte si è accentuato notevolmente. Il risultato è stato un inasprimento delle politiche repressive per combattere il crimine, che ha condotto ad un aumento significativo delle uccisioni di civili.  I numeri relativi alle uccisioni hanno raggiunto le migliaia in un’ondata di violenze tecnicamente  autorizzate dallo stato

Situazione

Lo scoppio della pandemia ha accentuato la problematica riguardante le uccisioni dei civili, poiché a causa delle limitazioni per contenere il virus, la campagna  ‘’war on drugs’’ ha assunto tratti più oppressivi. Sostanzialmente, si sono verificate importanti violazioni dei diritti umani, abusi da parte della polizia con conseguente commissione di esecuzioni extragiudiziali, che hanno avuto luogo senza regolare processo e sulla base di presunte prove di colpevolezza, riguardanti il possesso o il traffico illecito di droga. 

Si stima che il numero di omicidi, commessi impunemente dalle forze dell’ordine, ammonti ad oltre 20.000 nel periodo tra luglio 2016 e novembre 2017 ma in realtà in numero è ancora relativo e con molta probabilità, dalle future indagini, risulterà superiore a quello finora considerato.

Un clima di terrore e paura si è instaurato nel paese e i civili temono per la loro incolumità, molti degli individui target della polizia governativa sono stati identificati nelle personalità di attivisti politici e per i diritti umani, finora, infatti, il numero di attivisti e giornalisti che sono morti è pari a 248.  Il report di Amnesty International del 2020, relativo alla situazione interna della Filippine, ha evidenziato una condizione interna preoccupante, interpretabile da alcune misure interne adottate da Duterte, quali:

  • Notevole riduzione delle libertà individuali;
  • Approvazione di una legislazione antiterroristica;
  • Richiesta di ripristino della pena di morte.

La campagna politica sulla ‘’guerra alla droga’’ di Duterte ha, inoltre, diffuso un linguaggio di odio e violenza che non deve essere sottostimato. A tal proposito, il presidente ha più volte incoraggiato la popolazione a denunciare i possibili individui sospettati di far uso di droghe, alimentando e incoraggiando l’uso della violenza contro i cittadini per punire i trasgressori.

Violenza diffusa, hate speech e impunità delle forze dell’ordine, guidate dal presidente Duterte, sono stati falsificati e in qualche modo giustificati da ‘’una guerra alla droga’’ che sta diventando solo un pretesto per nascondere importanti e preoccupanti violazioni dei diritti umani.

La Corte Penale Internazionali viene chiamata in causa

Sullo sfondo di una situazione di notevole instabilità in termini di violazioni dei diritti umani, commessi e autorizzati dal presidente della Repubblica delle Filippine, documentanti dai report di Amnesty Internationale dal Consiglio per i diritti umani delle Nazioni Unite, il Procuratore, Prosecutor, della Corte Penale Internazionale, ai sensi dell’articolo 15.3 dello Statuto di Roma, ha richiesto formalmente alla Camera Preliminare della Corte, The Pre-Trial Chamber I, l’autorizzazione per cominciare le investigazioni riguardanti il caso.

Osservando, nel dettaglio, l’articolo citato, lo Statuto prevede la possibilità per il Prosecutor di porre tale richiesta alla Camera. La ratio intorno a questa richiesta va ricercata nell’esistenza di ‘’una base ragionevole per procedere con un’indagine.’’ Ciò che il Procuratore ha chiesto è un’analisi dei presunti crimini commessi nel territorio. 

Lo scorso 15 Settembre, la Camera Preliminare ha accolto la richiesta formale del Procuratore e si procederà, dunque, con le verifiche e le indagini formali e sostanziali.

Tuttavia, la notizia dell’apertura delle indagini ha prodotto molte critiche. Nello specifico, gli oppositori di tale scelta hanno fatto leva sull’improcedibilità delle investigazioni poiché la Repubblica delle Filippine, sebbene in passato abbia firmato lo statuto nel 2000 e ratificato l’adesione al trattato nel 2011, nel 2018 ha notificato la sua richiesta di ritiro e scissione dal Trattato.

Questo ritiro però è entrato effettivamente in atto a marzo 2019, data che si considera come ufficiale, pertanto, la Camera ha ritenuto valida la giurisdizione della Corte a procedere con le indagini relative ai soli e presunti crimini che si sono verificati nel territorio delle Filippine nel periodo in cui, sostanzialmente, la Repubblica delle Filippine rappresentava uno Stato Parte, perciò per il tempo circoscritto tra il 1 novembre 2011 fino al 16 marzo 2019, in conformità con il criterio della ratione lociche risulta rispettato.

Inoltre, ancora una volta è stata evidenziata la competenza della Corte a procedere con le indagini preliminari in virtù della conformità con il principio della ratione materiae. La campagna politica della ‘’war on drugs’’ si sta difatti manifestando come un piano sistematico e ben organizzato, supportato dallo Stato, in cui i diritti umani della popolazione civile vengono violati. In ragione di ciò, la competenza della Corte a procedere con le indagini sussiste secondo quanto specificato dall’articolo 7, relativo ai crimini commessi contro l’umanità. 

Tale categoria di crimini, infatti, contiene nella sua descrizione l’obbligatorietà dell’esistenza di ‹‹elementi contestuali›› dei reati inclusi nella fattispecie, individuati nella sistemicità e nella diffusione della commissioni di specifici crimini.

Questi elementi contestuali sono, difatti, riscontrati proprio dalla presenza di un piano ben organizzato, ovvero la campagna della ‘‘guerra alla droga.’’ Si attenderà, dunque, nei prossimi mesi ulteriori sviluppi grazie all’apertura delle investigazioni che faranno sicuramente più chiarezza sulla questione interna alla Repubblica delle Filippine.

Federica Gargano

Federica Gargano, classe 1994, dopo aver conseguito una laurea triennale in Scienze Politiche e delle Relazioni Internazionali ha proseguito il suo percorso accademico ottenendo una laurea magistrale in International Relations con curriculum in International Studies, un corso di studi interamente tenuto in lingua inglese e conseguito con il massimo dei voti presso l’Università degli Studi di Palermo, con una tesi incentrata sul diritto penale internazionale e la crisi dei Rohingya. Scrive per un giornale online ed è attualmente Capo Redattore della redazione di Diritto Internazionale dello I.A.R.I, dove nello specifico tratta argomenti relativi al diritto penale internazionale, diritto internazionale, diritti umani e rifugiati.

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