IL CASO ANOMALO DEL CILE, TRA ELEZIONI E MODIFICA DELLA CARTA COSTITUZIONALE

Alle elezioni presidenziali in Cile di domenica 21 novembre si è confermato ciò che da tempo veniva previsto dagli analisti, ossia il mancato ottenimento dei voti sufficienti ai due principali candidati per venire eletto Presidente. Il 19 dicembre è previsto il ballottaggio, dove si sfideranno il leader di estrema destra Jose Antonio Kast, il quale avrebbe vinto il primo turno di votazioni con il 28%, contro il rivale dell’ala sinistra, Gabriel Boric, che invece al primo turno ha ottenuto il 25% circa.

Il risultato del voto ha definito in modo evidente la polarizzazione che attualmente caratterizza il Cile, Paese ormai segnato profondamente dalle proteste che da due anni a questa parte sono diventate le protagoniste della scena sociale cilena. Infatti, nel 2019, si sono verificate delle manifestazioni antigovernative, oppresse con la violenza, dovute dal crescente favoreggiamento da parte del governo di Sebastián Piñera delle disuguaglianze sociali ed economiche all’interno del Paese.

Dopo circa un anno dalle proteste è stato indetto un referendum abrogativo della Carta costituzionale cilena, che ha visto il voto favorevole per il 78% da parte della popolazione, con un affluenza del 50%. A partire da aprile di quest’anno, la nuova Assemblea Costituente sta lavorando ad una Costituzione che segni l’inizio di una nuova era per il Cile, che dovrebbe entrare in vigore nel 2023.

Avverrà quindi l’inizio di una nuova era per il Cile, il quale finalmente potrà distaccarsi dall’epoca precedente, quella del regime dittatoriale di Augusto Pinochet e dalla sua eredità perpetuata dai presidenti successivi. Logicamente, la situazione particolare che sta attraversando il Paese, offre due principali spunti di criticità su come si svolgerà il ballottaggio e quali saranno le prospettive per i prossimi anni. Innanzitutto, data la forte polarizzazione, ci si chiede come cambieranno le sorti del Cile in base al Presidente che verrà eletto.

Da un lato, c’è la presenza di un candidato fortemente populista e di estrema destra, che richiama all’incirca la versione cilena del presidente brasiliano Jair Bolsonaro: omofobo, difensore della famiglia tradizionale, rifiuta l’aborto, favorisce il libero mercato e ha posizioni dure nei confronti dell’immigrazione. Kast, infatti, è membro della destra nostalgica di Pinochet, e non è nuovo alla politica cilena, in quanto ha già fatto parte della Camera dei Deputati.

Al fine di distaccarsi dalla reputazione corrotta di tutta la classe politica cilena, Kast è diventato fondatore del Partito Repubblicano, il quale vorrebbe rappresentare una nuova politica. In posizione antistante, Gabriel Boric sarebbe in grado di riunire diverse forze politiche, dal centrosinistra al Partito Comunista, in una sola coalizione per affrontare l’avversario al ballottaggio, Frente Amplio. Egli ha fatto parte del movimento studentesco ed è fondatore del partito Revolución Democratica (RD).

Ha saputo vincere le primarie grazie alla sua capacità di offrire una nuova soluzione ideologica di sinistra, in quanto ricopre una posizione distanziata rispetto al regime cubano e nicaraguense, e di non aver simpatizzato per le strategie politiche della sinistra bolivariana e chavista di Maduro. Un’altra questione che emerge è il caso anomalo di un governo che si insidia e dopo circa un anno dovrà fare i conti con la nuova Costituzione.

Per quanto si sia deciso tramite referendum di eleggere direttamente l’Assemblea, il rischio è che la revisione della Carta porti ad un crollo dell’ordinamento democratico, che anche se in tensione, in Cile sembra piuttosto consolidato. Sono aperte quindi le prospettive di un sistema che approva una Costituzione senza l’appoggio del governo eletto. Tale problema è più probabile che si presenti con Kast eletto presidente al ballottaggio, evento non troppo improbabile vista la sua “parziale vittoria” alle elezioni. 

Valentina Topatigh

Valentina Topatigh, nata a Udine classe 1997. Dopo la maturità linguistica, ha ottenuto la Laurea Triennale in Scienze Politiche alla Statale di Milano, con tesi in diritto pubblico comparato sulla mozione di fiducia e sfiducia nei rispettivi ordinamenti di Germania e Spagna. È attualmente tesista per il master in International Law and Global Governance alla Tilburg University nei Paesi Bassi. Contemporaneamente ai suoi studi è anche membro della redazione America Latina per lo IARI.

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