DIRITTI UMANI, CAMBIAMENTO CLIMATICO E MIGRAZIONI NEL SAHEL

Fonte Immagine: https://www.ilsole24ore.com/art/cosi-climate-change-rischia-far-esplodere-l-africa-e-sahel-AClfaxk?refresh_ce=1

L’Alto Commissariato ONU per i diritti umani ha pubblicato, in concomitanza con la COP26, il suo ultimo rapporto relativo all’impatto del cambiamento climatico sui diritti umani e, in special modo, sui diritti dei migranti nella regione del Sahel.

Quello del Sahel è il case study delle Nazioni Unite che meglio si presta a sollecitare l’attenzione della comunità internazionale sulle inevitabili ripercussioni che il cambiamento climatico produrrebbe non solo sui diritti umani, ma anche sulle migrazioni, fenomeno che ha particolarmente interessato la regione negli ultimi decenni.

Il report rinnova l’appello, peraltro già presente nell’Accordo di Parigi del 2015agli Stati parte affinché provvedano a “rispettare, promuovere e considerare i loro obblighi nei confronti dei diritti umani (…)” nella strategia contro i disastri ambientali e il cambiamento climatico. 

Innanzitutto, si affronta il tema del soddisfacimento dei bisogni primari, quindi l’accesso al cibo e all’acqua, diritti che trovano le loro basi giuridiche nel Patto ONU sui diritti economici, sociali e culturali, agli articoli 11 e 12 e nella Risoluzione Onu 64/92 del 2010 che riconosce specificatamente il diritto all’acqua e alle condizioni igienico-sanitarie come “diritti umani fondamentali”.

Siccità, carestie, precipitazioni variabili, innalzamento del livello del mare, rischiano di compromettere la disponibilità delle terre coltivabili, delle risorse idriche e le attività dominanti in quella regione, ovvero agricoltura, pesca e allevamento e incentivare le migrazioni. Inoltre, in relazione al legame ancestrale con la terra, il rischio maggiore è quello di minare le tradizioni culturali e l’autodeterminazione dei popoli indigeni, principi saldi dei Patti ONU del 1966 e della Dichiarazione ONU sui diritti dei popoli indigeni

Per quanto riguarda la vita e la salute delle comunità ivi stanziate, tanto l’innalzamento del livello del mare quanto le calamità e le carestie potrebbero portare ad un aumento considerevole del rischio di mortalità, feriti, malattie mentali. Tutto ciò in rotta di collisione col Patto ONU sui diritti civili e politici che tutela il diritto alla vita e dell’articolo 12 del Patto sui diritti economici, sociali e culturali, che sancisce il diritto di ognuno ad accedere ai più alti standard di salute fisica e mentale.

Infine, tra gli effetti collaterali il report tiene in considerazione le difficoltà legate alla disposizione di alloggi adeguati, all’accesso al lavoro e a condizioni di lavoro favorevoli e il diritto all’istruzione. 

L’Alto Commissariato precisa che le conseguenze non sono meramente ipotetiche e che c’è un urgente bisogno di misure di “adattamento e mitigazione” che siano basate su uno human rights approach e sulla previsione di percorsi che consentano la migrazione regolare. 

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