COP26: EUROPEI E AMERICANI SEMPRE PIÙ ALLEATI PER IL CLIMA

Il cambiamento climatico peggiora sempre più: soffriamo ogni giorno gli effetti di incendi, scioglimento dei ghiacciai, inondazioni, collasso delle correnti oceaniche e altri cataclismi. Durante la COP26 a Glasgow europei e americani hanno deciso di impegnarsi sempre più, su vari livelli, in questa battaglia contro il tempo.

Mentre gli effetti del cambiamento climatico si abbattono sulla popolazione mondiale, si ha la percezione che gli impegni presi a livello nazionale e sovranazionale non siano sufficienti né efficienti. Eppure, gli Stati e le altre entità sovranazionali, come l’UE, fanno sempre più nuove promesse per limitare l’aumento della temperatura globale al di sotto dei 2 C° rispetto ai livelli preindustriali e di mantenerlo entro 1,5C°, coerentemente con l’Accordo di Parigi.

Come già commentato, l’Unione europea punta – attraverso il Green Deal e la legge europea per il clima – ad acquisire la leadership mondiale della lotta al cambiamento climatico, cooperando strettamente con i propri partner strategici, in particolare gli Stati Uniti, e gli altri Stati mondiali.

Durante la Conferenza delle Parti della Convenzione quadro della Nazioni Unite sul cambiamento climatico (COP26), che si è svolta in Scozia dal 31 ottobre al 12 novembre 2021, traspare dagli impegni presi dall’UE la volontà di condividere la sua leadership climatica con gli Stati Uniti, a livello di settore pubblico e settore privato, per dare maggiormente seguito a questi obiettivi.

A livello internazionale, un esempio è l’iniziativa Global Methane Pledge con cui Stati Uniti, Unione europea e altri 103 Paesi – rappresentanti il 70% dell’economia globale – si sono impegnati a ridurre le emissioni globali di metano, di almeno il 30% rispetto ai livelli del 2020 entro il 2030. Le stime parlano di una riduzione del riscaldamento globale di 0,2 C° entro il 2050, di 200 mila morti premature e di 20 milioni di tonnellate di perdite di raccolto entro il 2030.

La cooperazione internazionale è fondamentale per risolvere un problema globale. Di fatti, Unione europea, Stati Uniti, Inghilterra, Germania e Francia hanno lanciato un nuovo partenariato internazionale per sostenere – con un impegno iniziale di 8,5 miliardi di dollari – la transizione energetica e gli sforzi di decarbonizzazione in Sudafrica, fortemente dipendente dal carbone. 

Tuttavia, bisogna considerare non solo gli impegni presi tra Stati sovrani e UE ma anche tra privati imprenditori e UE. A tal proposito, la Commissione europea, sostenuta dalla Banca europea per gli investimenti (BEI), e Bill Gates – fondatore di Breakthorugh Energy – hanno dato avvio a un importante partenariato, denominato UE-Catalyst. Il neonato partenariato mobiliterà 1 miliardo di dollari nei prossimi 5 anni per stimolare gli investimenti, pubblici e privati, nelle innovative tecnologie per il clima che, potenzialmente, possono ridurre le emissioni di gas serra ma che, attualmente, sono troppo costose per competere con il mercato dei combustibili fossili. 

Da questi pochi esempi, sembra significativo il fatto che due importanti attori globali, Stati uniti e Unione europea, a livello pubblico ma anche privato – attraverso le aziende – siano spinti dalla volontà di rafforzare la loro alleanza in materia di lotta al cambiamento climatico. La cooperazione bi- e multilaterale, in particolare guidata da UE e USA, assume un ruolo chiave nei progetti di accelerazione della transizione energetica e della decarbonizzazione su scala mondiale. La domanda che ci si pone adesso è: sono mere promesse?

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