RELAZIONI TRA UNIONE EUROPEA E UNIONE AFRICANA (parte I)

Fonte Immagine: African Unione

Negli ultimi anni, la cooperazione multilaterale tra l’Unione africana (UA) e l’Unione europea ha visto degli sviluppi interessanti. Peraltro, accanto a partner tradizionali come l’UE e gli Stati Uniti (USA), attori come Cina, India, Russia, Turchia e gli Stati del Golfo si sono rapidamente mostrati interessati a competere per istaurare delle relazioni con il continente.

L’Accordo di Cotonou del 2000, inizialmente governava i rapporti tra l’UE e l’Africa subsahariana ma attualmente costituisce la base giuridica per lo sviluppo delle relazioni tra l’UE e i 78 Paesi del gruppo ACP (Stati dell’Africa, dei Caraibi e del Pacifico), con l’obiettivo di estirpare la povertà e integrare maggiormente i Paesi ACP nell’economia mondiale. Per di più, l’Accordo è definito con il termine “partenariato”, per sottolineare l’impegno e le responsabilità comuni nello sviluppo di un dialogo politico congiunto, nel tutelare i diritti umani, la democrazia e la buona governance. 

Ad oggi, l’Accordo è attuato attraverso istituzioni comuni ACP-UE, quali un Consiglio dei ministri, un Comitato degli ambasciatori e un’Assemblea parlamentare paritetica, col fine di sviluppare i seguenti tre pilastri: cooperazione allo sviluppo, cooperazione economica e commerciale e dimensione politica.

In questo contesto è stata fondata, nel 2002, l’Unione africana. Fino ad allora, l’UE era abituata a portare avanti la propria politica di cooperazione in materia di sviluppo e commercio con un gruppo eterogeneo di Stati nazionali africani, e non a sviluppare relazioni istituzionali con un’organizzazione panafricana che sostiene politiche comuni africane. 

Oltre a tale Accordo, importante è la strategia congiunta Africa-UE (JAES), attraverso la quale vengono attuate le politiche generali dell’UE nei confronti di tutti i 54 Stati africani. Quest’ultima è stata adottata dai leader europei e africani nel corso del secondo vertice UE-Africa tenutosi a Lisbona nel dicembre 2007, con l’obiettivo di condurre la relazione Africa-UE ad un nuovo livello strategico, con un partenariato politico rafforzato e una maggiore cooperazione a più livelli. 

In passato, gli interessi europei e africani convergevano particolarmente nella cooperazione in materia di pace e sicurezza perché il mantenimento della sicurezza in Africa sembrava essere un investimento per l’UE in termini di propria sicurezza e prosperità, evitando che gli effetti dei conflitti interni africani si riversassero in Europa – ad esempio, sotto forma di crisi migratorie – senza, tuttavia, riuscire a previvere strutturalmente il verificarsi di conflitti a per le sfide che la governance africana deve affrontare di fronte le tensioni interne. 

L’attuale partenariato UE-UA scadrà a novembre 2021. In vista della definizione di un nuovo programma di partenariato congiunto, la comunicazione congiunta della Commissione europea al Parlamento europeo e al Consiglio – denominata Towards a comprehensive Strategy with Africa – del marzo 2020, propone di impegnare i Partner africani per migliorare la futura cooperazione attraverso cinque partenariati specifici: uno per la transizione verde e l’energia, uno per la trasformazione digitale, uno per la crescita sostenibile e posti di lavoro, uno per la pace e la governance e, infine, uno in materia di migrazione e mobilità.

Il sostegno europeo all’Africa 

Nel corso degli anni, l’UE ha fornito un ampio sostegno all’attuazione del partenariato attraverso il Programma Panafricano (845 milioni di euro per il periodo 2014-2020) – è il primo programma di sviluppo dell’UE in materia di sviluppo che copre l’Africa nel suo complesso – e il Fondo per la pace in Africa (2,7 miliardi di euro dal 2004) per sostenere le operazioni di sostegno alla pace. 

Nell’ambito del quadro finanziario pluriennale dell’UE per il periodo 2021-27, il principale strumento di finanziamento esterno è il nuovo strumento di vicinato, sviluppo e cooperazione internazionale (NDICI), il quale pone particolare attenzione, insieme agli stanziamenti di bilancio, all’Africa subsahariana (29,1 miliardi di euro) e al vicinato dell’UE (19,3 miliardi di euro), compreso il Nord Africa. È significativo il fatto che le priorità del NDICI per l’Africa tendono a riflettere le priorità della strategia globale dell’UE per l’Africa (ossia transizione verde, accesso all’energia, la trasformazione digitale, la crescita sostenibile, ecc.).

Nuove priorità europee 

Ad oggi, nell’ottica di superare probabilmente la logica securitaria delle relazioni UE-UA, nuove priorità dell’Unione europea – come si legge nella risoluzione del Parlamento europeo sulla nuova strategia UE-Africa – sono la transizione verde e la trasformazione digitale, relativamente nuovi nel campo della cooperazione tra i due attori globali. 

Sebbene vi sia un’intesa comune sui rischi del cambiamento climatico per l’Africa, non vi è ancora un accordo generale che porti al finanziamento degli sforzi di transizione verde e di mitigazione per ridurre le emissioni, come i Paesi africani si aspettano. A partire dai negoziati per arrivare a un nuovo partenariato, si potrebbe arrivare a un’alleanza AU-UE al di là delle iniziative unilaterali – quali il Green Deal o l’African Group of negotiators on climate change.

La trasformazione digitale occupa un posto di primo piano nell’agenda europea e, a differenza della cooperazione sui cambiamenti climatici, può contare su una serie di strumenti, quali il partenariato UE-Africa per l’economia digitale e la task force UE-Africa per l’economia digitale, che propongono misure concrete a sostegno dell’integrazione digitale e dei mercati africani. Sembra essere significativo il fatto che gli investimenti dell’UE nello sviluppo dell’infrastruttura digitale africana devono far fronte alla forte concorrenza di attori esterni – in particolare la Cina – anche se i Paesi africani potrebbero tendere a sfruttare tale concorrenza a proprio vantaggio, cercando la migliore offerta tra partner europei e non europei.

Se inizialmente sembrava che le relazioni ta l’UA e l’UE, in materia di cooperazione multilaterale, si trovassero in una fase di stallo dall’ultimo vertice UA-UE svoltosi nel 2017, a causa della generale crisi del multilateralismo in tutto il mondo, ad oggi sembrerebbero esserci i presupposti affinché l’Unione europea, in materia di cooperazione allo sviluppo e politica di vicinato, faccia il salto di qualità. Si potrebbe superare la logica securitaria che ha contraddistinto gli accordi di cooperazione stipulati negli scorsi anni e sviluppare un partenariato incentrato sullo sviluppo sostenibile, fino a porre le basi per una collaborazione paritaria necessaria a sviluppare, su valori e interessi condivisi, il progresso in entrambe le realtà.

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