DIVARIO DI GENERE E INSICUREZZA ALIMENTARE

Fonte Immagine: https://africanarguments.org/2021/09/open-letter-the-green-revolution-in-africa-has-unequivocally-failed/

L’aumento del divario di genere nella sicurezza alimentare richiama la necessità di sostenere le donne per affrontare la crisi.

La crisi alimentare nel post-pandemia

Dati alla mano, secondo quanto riportato da Action Against Hunger, il 9,9% della popolazione globale soffre la fame. Somalia, Yemen, Repubblica Centrafricana, Ciad, Repubblica Democratica del Congo e Madagascar sono tra i primi paesi a soffrire fame acuta nel continente Africano. Dal 2019 al 2020, il numero di persone denutrite a livello mondiale è cresciuto di circa 161 milioni, una crisi alimentare determinata in gran parte da conflitti, cambiamento climatico e effetti conseguenti alla pandemia di COVID-19. 

Donne e ragazze risultano essere il gruppo più colpito dalle pressioni conseguenti alla pandemia. Secondo quanto riportano le Nazioni Unite, il gender gap nella sicurezza alimentare è aumentato, portando il livello di insicurezza alimentare nelle donne dal 6% al 10% in più rispetto agli uomini nel 2020. Ma che cosa significa “sicurezza alimentare”?

Il concetto di sicurezza alimentare

Il concetto di sicurezza alimentare è progredito nei decenni per rispondere ai cambiamenti nel pensiero politico ed essere in grado di descrivere il fenomeno dell’insicurezza alimentare in modo più comprensivo. In origine, la sicurezza alimentare era descritta secondo un approccio economico, che si limitava a enfatizzare la domanda e l’offerta. Nel 1996, durante il Vertice Mondiale sull’Alimentazione di Roma, la definizione di sicurezza alimentare riflette un approccio olistico al problema, definendo il concetto come una condizione dove “tutte le persone, in ogni momento, hanno accesso fisico, sociale ed economico ad alimenti sufficienti, sicuri e nutrienti che garantiscano le loro necessità e preferenze alimentari per condurre una vita attiva e sana”.

Questa definizione ne sottolinea la complessità multidimensionale e stabilisce i pilastri che devono essere necessariamente presenti per raggiungere la sicurezza alimentare: disponibilità, accesso, utilizzo e stabilità del cibo. 

Disponibilità e accesso dalla prospettiva di genere

La disponibilità di cibo si riferisce all’esistenza di una quantità sufficiente di cibo, fornita attraverso la produzione interna o le importazioni, mentre l’accesso si riferisce alla capacità delle persone di procurarsi cibo a sufficienza con i propri mezzi.

Dal punto di vista del divario di genere, la disponibilità di cibo è legata alla produzione e ai ruoli comunitari delle donne. A causa delle opportunità di istruzione e formazione limitate rispetto a quelle riservate agli uomini, del conseguente difficile accesso al mercato del lavoro e della responsabilità della cura della casa e della famiglia tradizionalmente affidate alla figura femminile, le donne sono più presenti settore del lavoro informale, tipicamente caratterizzato da insicurezza sociale. Secondo l’Organizzazione internazionale del lavoro (ILO) infatti, le donne costituiscono fino al 90% dei dipendenti nel settore informale nei paesi africani. Questo svantaggio strutturale si traduce anche nella difficoltà per le donne di accedere a specifici diritti e risorse che hanno un ruolo fondamentale nella sicurezza alimentare del nucleo familiare. 

Diritto alla terra e divario di genere

Il diritto di accesso alla terra è una questione centrale per l’insicurezza alimentare, in quanto è una risorsa per la produzione di cibo e serve come mezzo per la sussistenza nelle aree rurali. Le disparità di genere non solo incidono sullo status delle donne nella società, ma hanno anche importanti conseguenze sulla sicurezza alimentare. 

In Uganda, nonostante le donne rappresentino la maggior parte della forza lavoro agricola, la terra è generalmente di proprietà degli uomini. Solo il 14% delle donne possiede la terra rispetto al 46% degli uomini. Il diritto di utilizzare questa terra è inoltre spesso regolato da sistemi locali di diritti fondiari che vincolano l’accesso alla terra per le donne alla presenza di un uomo nella famiglia. Le donne non sposate, divorziate o vedove hanno quindi poche possibilità di acquisire questi diritti.

I diritti alla terra garantiscono in una certa misura anche la presenza del secondo pilastro della sicurezza alimentare, ossia l’accesso al cibo. Questa dimensione è intesa come la capacità delle persone di procurarsi cibo a sufficienza con i propri mezzi, sottolineando quindi le possibili difficoltà e i limiti incontrati da individui o gruppi sociali nell’ottenere accesso al cibo. 

Secondo un report pubblicato da Oxfam, nei contesti rurali le donne hanno una posizione contrattuale ridotta sia a livello familiare che a livello comunitario. Ciò significa, in pratica, che le donne hanno un accesso e un controllo limitati sui beni rispetto agli uomini. Questo, secondo gli studi condotti da Oxfam, si traduce spesso in una minore spesa per la nutrizione e il benessere dei bambini. Secondo World Vision, solo nella regione orientale del continente africano almeno 12,8 milioni di bambini sono gravemente malnutriti. Inoltre, le donne risultano essere le figure che in caso di necessità mangiano meno e meno bene. Diversamente, le donne che ricoprono lavori di coltivazione o legati all’agricoltura e che controllano le risorse hanno generalmente diete di migliore qualità. 

Utilizzo, nutrienti e divario di genere

Il terzo pilastro della sicurezza alimentare è infatti l’utilizzo. Questo pilastro include il raggiungimento della sicurezza nutrizionale, intesa come adeguata quantità di proteine, energia e micronutrienti per l’individuo. La sicurezza alimentare, quindi, dipende non solo da una quantità sufficiente di cibo, ma anche dalla qualità del cibo. Questo elemento è relativo a fattori come la salute, nonché l’accesso a risorse di acqua pulita e ai servizi igienico-sanitari. Garantire la qualità dell’alimentazione domestica, combinando cibo e altre risorse, è solitamente un compito riservato alle donne.

Inoltre, dato che a livello di nucleo familiare le donne risultano essere quelle che mangiano meno quantità di cibo e di minore qualità in caso di necessità, ciò significa che l’alimentazione delle donne è direttamente colpita quando si tratta di povertà e insicurezza alimentare, risultando nella mancanza di nutrienti chiave. Ciò si traduce ulteriormente in un’alimentazione insufficiente per i bambini quando, ad esempio, si tratta di allattamento. 

Questi elementi evidenziano come la figura della donna in termini di sicurezza alimentare sia tanto centrale quanto critica. Soprattutto nelle zone rurali, insicurezza alimentare e divario di genere sono due concetti strettamente correlati e, per questo, l’urgenza è quella di favorire sempre più una prospettiva di genere per affrontare il problema. 

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