MA CON LE MINORANZE RUSSE NEI PAESI BALTICI POTREBBE FINIRE COME IN CRIMEA?

Fonte Immagine: Per i cittadini russi che vivono nei Paesi baltici viaggiare è impossibile Immagine tratta da Viaggio Valigia Aeroporto - Foto gratis su Pixabay

Per la minoranza di lingua russa non è facile vivere nei Paesi baltici, anzi. I russi che vivono in Estonia, Lettonia, Lituania e anche in Polonia si sentono esclusi, vengono lasciati fuori da ogni processo decisionale importante, non possono votare.

Ma da dove nasce tutta questa ostilità verso la minoranza russa? Certo la lunga dominazione russa non ha aiutato i rapporti con le popolazioni baltiche ma anche le esercitazioni troppo vicine al confine, la guerra in Ucraina dopo che la Russia ha occupato unilateralmente la Crimea e tanti screzi che hanno visto schierare truppe pesantemente armate da entrambe le parti hanno avuto il loro ruolo.

La convivenza risulta molto difficile e la sensazione che i cittadini russi siano come dei nemici non si è affievolita.

La crisi in Crimea e la popolazione di lingua russa

Dopo quello che è successo in Crimea, quando Mosca disse di avere annesso la regione solo perché la maggioranza della popolazione è di lingua russa, i Paesi baltici si sono seriamente preoccupati ed hanno cominciato a temere che fosse in pericolo la loro stessa indipendenza.

La preoccupazione dei baltici è che la Russia faccia leva sulle minoranze russe presenti sul loro territorio e le convinca a ribellarsi alla loro autorità e così facendo Mosca abbia gioco facile nell’annetterli al suo territorio mettendo così fine all’autonomia dei popoli del Baltico. Per gli Stati baltici non è facile credere alle parole del governo russo, nonostante il Ministro degli Esteri Lavrov abbia affermato che “la Russia vuole lavorare per la stabilità della regione baltica e il suo sviluppo socio-economico. Mosca conosce bene il valore strategico del Baltico. È un canale di collegamento importante con l’Atlantico; è l’arteria marina per il passaggio dei gasdotti e pipeline energetiche”.

I baltici sanno bene che la Russia ha molti interessi e non rinuncerà facilmente a fare sentire la sua voce. Le ingerenze russe possono creare delle spaccature profonde nella popolazione, fino ad arrivare al punto di non ritorno e questo è esattamente quello che è avvenuto in Ucraina.

I Paesi baltici si chiedono preoccupati se ciò che è accaduto in Ucraina possa accadere anche a loro, senza sottovalutare il pericolo che si inneschi una nuova crisi dagli esiti potenzialmente distruttivi.   

I baltici e la difficile convivenza con la minoranza russa

La minoranza russa nei baltici è molto attiva e non esita a protestare quando vengono adottate leggi che crede vadano contro il suo interesse, come ad esempio una legge che limita la loro libertà di conservare le loro storiche tradizioni limitando l’insegnamento della lingua russa.  

Oggi i russi si sentono come “alieni”, che ancora oggi posseggono i passaporti grigi per non-cittadini e non hanno accesso al diritto di voto o al pubblico impiego. Ad inizio luglio di quest’anno in Estonia si contavano poco meno di 70.000 non-cittadini, la maggior parte dei quali di etnia russa. In questo caso, in realtà, sarebbe meglio parlare di politiche di assimilazione piuttosto che di integrazione.

Le persone di lingua russa si sentono escluse, mal sopportate da una società che le spinge ai margini per il semplice fatto di essere russi. Dopo la guerra fredda molte persone russe continuarono a vivere nei Paesi baltici ma vennero loro negati passaporti e diritto di voto, libertà di movimento e di parola, le persone di lingua russa vennero imbrigliate in un sistema nel quale non erano riconosciute e considerate ostili.

Oggi nonostante siano passati molti anni dalla fine della guerra fredda la diffidenza verso le minoranze russe non si è affievolita e le esercitazioni, spostamenti di truppe proprio sul confine non aiutano. Le prove di questo atteggiamento diffidente e, in taluni casi, ostile, da parte delle popolazioni autoctone nei confronti degli immigrati russi sono tante. E le politiche governative non aiutano a migliorare il clima. Basti pensare che, a seguito dell’introduzione di un emendamento alla legge sull’istruzione, dal gennaio 2017 gli insegnanti, in Lettonia, “possono essere licenziati nel caso in cui manifestino comportamenti o prendano iniziative “sleali” nei confronti dello stato e della Costituzione”. Una retorica – quella della “lealtà alla nazione” – evocata spesso in relazione alle leggi sulla cittadinanza e sulla naturalizzazione.

Potrebbe scatenarsi una guerra come in Ucraina?

La percezione dei Baltici rispetto al “grande orso russo” non è del tutto infondatasoprattutto se si pensa alle diverse e ripetute violazioni dello spazio aereo, all’insicurezza energetica o alle campagne di disinformazione da parte del Cremlino. Un paragone con l’Ucraina appare tuttavia un po’ azzardato per certi versi, soprattutto se si confronta il grado di integrazione dei Baltici con il mondo occidentale. Mettere direttamente piede all’interno di Paesi membri a pieno titolo dell’Unione Europea e della NATO (con possibilità di attivazione dell’Articolo 5 del Patto Atlantico) sarebbe una mossa quantomeno azzardata da parte di Mosca.

D’altro canto la comunità russa si sente isolata, espulsa e disgregata nei Paesi baltici e non si può comunque escludere che a lungo andare si possa arrivare ad una situazione molto simile a quella ucraina. E mentre Polonia e Bielorussia si scontrano sui confini e ci sono continue recriminazioni con i polacchi che accusano i bielorussi di ammassare migranti al confine e e di entrare illegalmente armati sul suo territorio la tensione potrebbe portare ad una situazione molto simile a quella ucraina.

Per la Russia potrebbe essere facile approfittare degli screzi tra Bielorussia e Polonia e ingrandire la sua ingerenza fino ad una nuova Ucraina, questo non va dimenticato.   

In conclusione, non si può essere certi che la Russia non abbia mai pensato di usare le minoranze russofone dei baltici come pretesto per annetterle al proprio territorio ma sappiamo anche che Mosca non vuole rischiare di inimicarsi la NATO e subire una ritorsione che potrebbe essere molto pesante.

Quella delle minoranze russofone nei Paesi baltici non è un problema che si può risolvere così facilmente, entrano in gioco la storia, la cultura, le tradizioni e nessun popolo può rinunciare a tutti quei piccoli e grandi rituali che lo definiscono come tale.   

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