L’INDIA TRA G20 E COP 26

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Gli incontri del G20 e della COP 26 hanno visto protagonisti moltissimi Stati e tra questi non poteva mancare l’India che ha fatto sentire a gran voce la sua presenza internazionale.

Il G20, forum che riunisce le 20 economie più influenti del mondo, e la COP26, la Conferenza delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici, sono terminati ormai da giorni, ma l’importanza dei loro risultati ancora risuona nel parterreinternazionale.

Le tematiche affrontate al G20, sotto la guida italiana di Mario Draghi, sono state tre: persone, pianeta e prosperità, con l’obiettivo ultimo di migliorare le condizioni di vita della popolazione mondiale. Stando a questa politica generale, definita delle 3 “P”, durante i vari incontri i leaders internazionali hanno discusso su come riorganizzare l’assetto economico/finanziario internazionale, adottando intanto il meccanismo della global minimum tax; esso prevede che venga adottato dai Paesi del G20 un sistema fiscale per il quale si impone alle grandi multinazionali un’imposta del 15% sugli utili, in modo tale che le grandi corporations, siano tassate sui nei Paesi in cui hanno la residenza fiscale sia in quelli in cui producono i loro utili, evitando così il continuo dislocamento della produzione in quegli Stati dove il sistema fiscale agevola i profitti. La seconda tematica affrontata è stata quella delle persone collegata a quella della pandemia.

Tutti i membri hanno convenuto che bisogna ancora fare tanto, stabilendo entro la fine del 2022 di vaccinare il 70% della popolazione mondiale. Sul fronte del tema “pianeta” sono state presentate varie proposte trattate e approfondite durante il vertice di COP26 che si è tenuto a Glasgow: -tenere al di sotto dell’ 1,5 C° il riscaldamento globale, – azzerare le emissioni entro la metà del secolo, -istituire due fondi, uno green e uno per il clima, da 100 miliardi ciascuno, -bloccare i finanziamenti esteri per la costruzione di centrali a carbone, -sostenere la svolta ecologica dei PVS. 

Tra i protagonisti di questi due eventi non si può non menzionare l’India, che ha dato prova di saper agire da “superpotenza” e di ridefinire totalmente il proprio ruolo sia nella regione del Sud-Est asiatico sia nello scacchiere internazionale. Al G20 l’India ha adottato un atteggiamento abbastanza conciliante con quasi tutte le tematiche trattate; l’agenda del premier indiano, Narenda Modi, è stata una delle più fitte e ricche sia di incontri multilaterali che di quelli bilaterali, sfruttati abilmente per far capire quanto l’India sia desiderosa di collaborare con gli altri Paesi per lo sviluppo del pianeta.

Da parte indiana si è voluto porre l’accento sulla sicurezza del Paese stesso. L’India si sente minacciata, da un lato, dal Pakistan e da tutti i suoi subbugli interni e dall’altro, dalla Cina e dalla sua esponenziale crescita. Per questi motivi, il comportamento indiano è stato improntato alla cooperazione con l’Occidente, puntando a diventare un partner fondamentale per gli interessi occidentali nell’Indo-Pacifico contro quelli cinesi.

A tal proposito sono da menzionare due incontri bilaterali: quello con il premier Draghi, durante il quale si sono poste le basi di un partenariato strategico italo-indiano in campo ecologico e quello con il Presidente Macron, durante il quale è stato riaffermato l’asse indo-francese creatosi dopo la vicenda “AUKUS”.  

È stato, però durante l’incontro di Glasgow che l’India ha tirato fuori gli artigli e ha difeso strenuamente i suoi interessi nazionali. L’India è un Paese importatore di carbone, materia prima con la quale vengono alimentate le centrali elettriche indiane e sulla quale si fonda gran parte del sistema produttivo indiano; a causa dell’inaspettata ripresa dei consumi, dopo la seconda ondata pandemica, lo Stato si è trovato ad affrontare una crisi energetica dovuta alla penuria di carbone, le cui scorte non riuscivano a coprire la richiesta da parte delle centrali.

Questo ha portato il governo ad incrementare, improvvisamente, la domanda di carbone importato e ad incentivare le operazioni di estrazione del carbone interno per evitare blackout cittadini. Essendo consapevole di questa condizione e di quanto il carbone sia fondamentale per l’economia indiana, Modi ha mantenuto un atteggiamento intransigente sulla realizzazione gli obiettivi finali di COP26 di totale decarbonizzazione ed azzeramento delle emissioni di gas metano e gas serra entro la metà del secolo, proprio perché cosciente di quanto la realizzazione di questi standard sia impossibile attualmente da parte dell’India.

Questa intransigenza ha portato il Primo Ministro indiano ad esprimere tutto il suo disappunto non firmando il Global Methane Pledge, il piano per la riduzione delle emissioni di gas metano del 30% entro il 2030 e firmando la dichiarazione finale sul clima, inserendo due riserve fondamentali sulle quali Alok Sharma non ha potuto controbattere: suddivisione equa della quota di carbon fossile ed utilizzo responsabile dei combustibili fossili. 

Serena Cannistraci

Ha conseguito la laurea magistrale con lode in Relazioni Internazionali presso la facoltà di Scienze Politiche e Giuridiche dell’Università di Messina. Ha sempre dimostrato una fortissima propensione per la storia delle relazioni e delle organizzazioni internazionali, concentrandosi sulle tematiche legate allo sviluppo, alla cooperazione internazionale e ai modelli di sviluppo Sud-Sud. La tesi magistrale ha rispecchiato questo suo interesse ed è stata incentrata sull’ analisi dello sviluppo economico indiano, attraverso i cambiamenti di politica interna ed internazionale e prediligendo nello studio l’evoluzione del rapporto tra l’India e la World Trade Organization (WTO). Il suo percorso all’interno dell’Istituto è iniziato nel mese di settembre del 2020, dapprima come collaboratrice per il settore del Sud-Est asiatico e successivamente come membro di redazione referente per la Cina. Nel corso di questo anno di attività ha coordinato per l’Istituto il focus sulla geopolitica del vaccino e dal mese di settembre 2021 è membro del Consiglio di Amministrazione dello IARI e ha iniziato il percorso di dottorato di ricerca in Scienze Politiche dell’Università di Messina.

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