IRAN E JCPOA: UNA RELAZIONE COMPLICATA

L’asse Washington-Teheran non avanza sul nucleare. Un nuovo tour de force diplomatico è fissato per il prossimo 29 novembre a Vienna. Ciononostante, le aspettative per un compromesso imminente in terra austriaca restano caute, soprattutto in seguito alle presunte ultime mosse iraniane, che parrebbe aver ulteriormente arricchito l’uranio. 

La questione del nucleare iraniano agita gli animi dei mediatori internazionali, e dei P5+1 da tempo; in particolare da quando ad agosto del 2020 nella Repubblica Islamica si è innestato un nuovo ciclo politico, guidando il Paese verso lidi più tradizionalisti sostanziatosi nell’insediamento di Ebrahim Raisi, intransigente ex capo della magistratura al centro delle cronache domestiche e globali per un passato concitato fatto di repressioni, esecuzioni di massa e pene detentive. 

Se il precedente presidente iraniano Rouhani era, a torto o a ragione, più vicino alla comunità internazionale date le sue posizioni sul nucleare e la sua apertura verso il rilancio del JCPOA, al contrario Raisi si è mostrato sin dai tempi della campagna elettorale molto più intransigente del suo predecessore. E dopo la sua elezione (non sorprendente) ha intensificato la sua retorica assertiva, sottolineando come Teheran non sia pronta a fare nessuna concessione, benché minima, agli Stati Uniti né gli altri attori coinvolti nel dossier sull’atomica.

E infatti, dal 17 luglio in poi nessuno si è più seduto al tavolo negoziale imbastito a Vienna, causa transizione politica iraniana complessa. Ora, però, le negoziazioni sembrerebbero riprendere, precisamente nella data del 29 novembre p.v.. A tal proposito Kani, ministro degli esteri iraniano, ha ribadito che il suo Paese si recherà in Austria in nome del suo interesse nazionale, al fine di difenderlo strenuamente, ergo per chiedere a gran voce l’interruzione di tutte le sanzioni pendenti a carico dell’Iran, e definite “illegali” in patria sciita. 

Quello che è geopoliticamente innegabile è che la leva negoziale dell’Iran, in questo preciso momento storico, non è delle migliori. Il Paese è ancora strangolato dalle sanzioni, accompagnate dalla massiccia incidenza della pandemia nella Repubblica Islamica, una crisi sociale sempre più acuta, problemi di ordine pubblico diffusi, e una siccità che rende il Paese, per buona parte rurale, sempre meno coltivabile.

Così, sembra evidente che un simile sfondo non lasci molto margine di bargaining all’Iran. Allo stesso tempo, però, proprio la catastrofe socioeconomica in cui versa attualmente lo Stato del Golfo lo rende disposto a spingere al limite del possibile le corde delle relazioni internazionali, e della geopolitica, come solo gli Imperi sanno fare.

E a conferma di ciò, nella giornata di mercoledì 17 novembre la IAEA, ovvero il watchdog nucleare delle Nazioni Unite, ha riportato di un presunto ulteriore aumento delle scorte di uranio arricchito da parte dell’Iran, che se fosse vero avrebbe ancora una volta violato le regole stabilite dall’accordo del 2015. 

Stando al resoconto dell’agenzia, la Repubblica Islamica avrebbe scorte di uranio arricchito ammontanti a 17.7 kg e pari ad un arricchimento del 60% di purezza fissibile, un incremento di circa 8 kg rispetto allo scorso agosto. Se così fosse, la postura iraniana rispetto al tema non parrebbe modificata rispetto ai mesi precedenti, e il prossimo incontro fissato per il 29 novembre p.v a Vienna per un ennesimo round di consultazioni non lascerebbe presagire un’atmosfera incoraggiante e incline al compromesso.

Anzi, con questi presupposti si intravede un ennesimo stallo diplomatico nella capitale austriaca, con un negoziato sempre più elefantiaco e complicato, in cui la Repubblica Islamica si serve del tempo come arma precipua, in attesa che Washington fornisca garanzie solide.

Altro elemento strategico iraniano poi è rappresentato dall’estrema vaghezza nelle richieste. L’Iran, infatti, non ha mai messo nero su bianco le condizioni necessarie affinché l’accordo venga ripristinato, al fine di poter adottare una postura camaleontica e malleabile a seconda del momento. 

Inoltre, ad oggi alla IAEA resta negato l’accesso ai siti nucleari iraniani, rendendo così ogni monitoraggio su di essi impossibile. Ne deriva che le informazioni che trapelano dall’agenzia non godono di certezza assoluta. Viceversa, i rapporti della IAEA sono soggetti a mutabilità, discrezionale soprattutto.

Per dirlo più chiaramente, quando si parla di geopolitica nessuna mossa è disinteressata, cosicché una leggera esagerazione della narrazione Western-sponsored in chiave anti-iraniana non sarebbe utopica da comnsiderare. Considerazioni soggettive a parte, il dossier nucleare resta in stand-by, almeno fino a fine mese, e verosimilmente ancora per molto

Lascia un commento

Your email address will not be published.

Latest from MEDIO ORIENTE DAILY