GENDER EQUALITY INDEX: UN INDICATORE FONDAMENTALE

Fonte Immagine: https://equals-eu.org/gender-equality-index-2021-fragile-gains-big-losses/

Ogni anno l’Istituto Europeo sulla Parità di Genere, The European Institute for Gender Equality, EIGE, rilascia un importate indicatore sulla complessiva situazione relativa alla parità di genere in Europa e, nello specifico, nei vari Stati Membri.

The Gender Equality Index è un indicatore cruciale nel contesto europeo perché favorisce una visione dettagliata relativa all’impegno, più o meno profondo, degli Stai Membri nel garantire la parità di genere all’interno dei propri confini nazionali. Tale indicatore, inoltre, viene rilasciato sulla base di un’attenta e precisa analisi di vari settori che includono la politica, l’economia, la società e anche aspetti culturali nei quali l’uguaglianza di genere deve essere perseguita. In particolare, sono sei i domini chiave per elaborare l’indice, quest’ultimi sono individuati nei fattori di: potere, tempo, conoscenza, salute, denaro e lavoro.

Il Gender Equality Index, di conseguenza, serve a monitorare in che modo le politiche interne ad ogni Stato Membro siano effettivamente indirizzate all’ottenimento di alti standard, valutati in termini di parità di genere in diversi ambiti fondamentali per la crescita e lo sviluppo sostenibile dei vari paesi. Questo strumento di monitoraggio è anche utile per evidenziare quali aspetti devono essere migliorati perché più carenti rispetto ad altri nel riuscire a realizzare concretamente un’uguaglianza di genere sostanziale.

Ogni anno l’Istituto Europeo per l’Uguaglianza di Genere, The European Institute for Gender Equality, EIGEha il compito di pubblicare questo fondamentale indice e, lo scorso 28 Ottobre, ha rilasciato l’Index relativo all’anno corrente 2021, fornendo importanti informazioni sull’andamento dell’uguaglianza di genere su tutto il territorio europeo. 

Dal nuovo indice, si evince come l’Unione Europea, su un punteggio compreso fra 1 e 100, abbia raggiunto il punteggio pari a 68. Tale risultato fa emergere carenze importanti sul raggiungimento dell’obiettivo. Il dominio in cui si è registrato il punteggio minore è stato, infatti, quello relativo all’ambito del potere.

Nei ruoli di leadership e in politica, la parità di genere è ancora un miraggio. Molte sono le barriere da abbattere affinché sia garantito un equo accesso alle donne relativamente alla copertura di ruoli manageriali e di comando. 

Entrando un po’ più nello specifico, i paesi europei che hanno registrato un punteggio più alto rispetto agli altri sono stati: la Svezia, con un punteggio totale pari a 83.9 (in assoluto il risultato più alto), la Danimarca, che ha registrato un punteggio pari a 77.8, ed infine i Paesi Bassi, che sono stati in grado di raggiungere un punteggio pari a 75.9.

Questi tre paesi, in particolare, sono gli unici che si sono avvicinati al risultato ottimale, mentre i tre risultati più bassi sono stati registrati in: Grecia che ha totalizzato un punteggio di 52.5, Ungheria dove il punteggio raggiunto è stato pari a 53.4 ed infine Romania, dove si è registrato un punteggio pari a 54.5. 

Bisogna comunque sottolineare che in tutti i paesi sono stati calcolati punteggi molto alti nel dominio relativo alla salute. Questo è un grande passo avanti perché dimostra come uno dei diritti fondamentali, il diritto alla salute, sia stato considerato una priorità durante tutto l’anno.

Tuttavia, la visione complessiva della condizione della parità di genere all’interno degli Stati Membri non accontenta gli umori e non soddisfa gli obiettivi attesi. Esistono ancora forti mancanze e una profonda dis-proporzionalità su tutto il territorio europeo.

In aggiunta, rimane in sospeso un aspetto fondamentale che non è stato conteggiato ai fini della produzione dell’indice, ovvero il dominio relativo alla violenza. Quest’ultimo è stato momentaneamente escluso dal calcolo dell’indice a causa della situazione pandemica, la quale ha aggravato in modo considerevole l’aspetto legato alle violenze domestiche e di genere. 

A causa della pandemia e delle restrizioni, che hanno condotto ai vari lockdown, molte donne hanno vissuto in isolamento insieme ai loro partner. Questa condizione di emergenza le ha esposte a notevoli rischi per la loro sicurezza e l’incertezza diffusa della pandemia ha reso molto difficile calcolare i tassi di  violenza che si sono verificati durante l’anno.

E’ opportuno sottolineare che per rimediare a questa grave mancanza, ai fini del calcolo relativo alla parità di genere in tutto il contesto europeo, l’Eurostat sta conducendo un’indagine mirata sulle varie tipologie di violenza di genere perpetrate dall’inizio dell’anno,. E’ stato comunque confermato che la raccolta di questi dati sarà completata nel 2023, e i risultati saranno utilizzati per aggiornare il dominio della violenza nel Gender Equality Index 2024.

I risultati di queste indagini saranno fondamentali per stilare l’indice dell’anno prossimo che risulterà, senza ombra di dubbio, molto più preciso e centrato sull’obiettivo. Sebbene, infatti, l’indice di quest’anno abbia riscontrato una grave mancanza, esso ha comunque contribuito ad inquadrare la situazione, facendo luce su vari settori che devono ancora essere migliorati. 

Anno dopo anno, infatti, il lavoro condotto da EIGE è sempre degno di stima e ringraziamenti perché il Gender Equality Index è un sistema di misurazione e monitoraggio incredibilmente utile, che permette di avere un visione mirata sulla questione e soprattutto serve a mantenere un’attitudine al problema sempre più reattiva. Il Gender Equality Index deve essere considerato ‘’un indice della sostenibilità,’’ poiché l’uguaglianza di genere, se completamente raggiunta, determina automaticamente una condizione di crescita, benessere e prosperità per ogni Stato Membro e, più in generale, per tutta l’Europa.

Federica Gargano

Federica Gargano, classe 1994, dopo aver conseguito una laurea triennale in Scienze Politiche e delle Relazioni Internazionali ha proseguito il suo percorso accademico ottenendo una laurea magistrale in International Relations con curriculum in International Studies, un corso di studi interamente tenuto in lingua inglese e conseguito con il massimo dei voti presso l’Università degli Studi di Palermo, con una tesi incentrata sul diritto penale internazionale e la crisi dei Rohingya. Scrive per un giornale online ed è attualmente Capo Redattore della redazione di Diritto Internazionale dello I.A.R.I, dove nello specifico tratta argomenti relativi al diritto penale internazionale, diritto internazionale, diritti umani e rifugiati.

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