REINVENTARE I CONSUMI INVESTENDO NELLE COMUNITÀ CIRCOLARI

Fonte Immagine: https://www.studiarapido.it/lo-smaltimento-dei-rifiuti-le-diverse-soluzioni/

La Settimana Europea per la Riduzione dei Rifiuti si terrà quest’anno dal 20 al 28 novembre e sarà incentrata sul ruolo che le comunità locali possono avere per promuovere un modello di economia circolare.

Tre sono le parole chiave da tener presente: ridurre, riutilizzare e riciclare. Per incentivare la riduzione dei consumi, è necessario innanzitutto rendersi conto della quantità prodotta dal singolo ogni anno. Secondo il Rapporto rifiuti urbani pubblicato dall’Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale (ISPRA), ogni cittadino italiano ha prodotto circa 500 chilogrammi di rifiuti nel 2020 (con un incremento del 2,3% rispetto al 2017).

Un secondo nodo cruciale è la capacità di riutilizzare i prodotti e i materiali di scarto. É proprio qui che le comunità possono davvero fare la differenza favorendo degli accordi tra i supermercati e le aziende locali. Se l’obiettivo è infatti sostituire gli oggetti monouso con quelli riutilizzabili, sarà necessario che il consumatore possa facilmente averne accesso tramite dispenser e prodotti alla spina, purtroppo ancora poco diffusi.

Il contributo dei governi si rivela fondamentale per sostenere l’economia del riutilizzo. Lo sottolinea Tom Szaky, CEO e fondatore di TerraCycle, che auspica ad un divieto o all’introduzione di una tassa per i prodotti monouso. L’impresa di Szaky si occupa di raccogliere gratuitamente rifiuti pre-consumo (materiali di scarto derivanti dalla fase di produzione) e post-consumo per trasformarli in materie prime da utilizzare in nuovi prodotti. Favorire la creazione di sistemi di restituzione dei depositi a livello nazionale potrebbe, pertanto, diventare una best practice per spingere i consumatori verso scelte più sostenibili.

La terza opzione, prima di arrivare alla combustione dei rifiuti o al loro smaltimento in discarica, è il riciclo. Non è l’alternativa da preferire secondo quanto stabilisce la gerarchia dei rifiuti a livello europeo (Direttiva 2008/98/CE), poiché nel momento in cui “devi riciclare qualcosa, significa che stai già generando rifiuti”.

Sebbene la maggior parte dei paesi europei abbia aumentato significativamente i tassi di riciclaggio dei rifiuti urbani dal 2004, secondo le recenti statistiche, solo il 46% viene riciclato o compostato. Questo significa che un rifiuto su due compromette il modello di economia circolare promosso dalla direttiva del 2018. Essa non solo estende al produttore la responsabilità nella prevenzione dei rifiuti e nella possibilità di riciclarli, ma stabilisce che almeno il 55% dei rifiuti urbani in peso dovrà essere riciclato entro il 2025.

Si tratta di un gap ancora significativo che potrebbe risentire della decisione di paesi come la Cina che da quest’anno ha vietato l’importazione di rifiuti. Dagli anni Ottanta essa ha gestito, infatti, quasi la metà dei rifiuti solidi globali provenienti anche dall’Europa. Questo divieto si rivelerà un’opportunità per iniziare a ripensare i nostri modelli di consumo oppure “ripiegheremo” su paesi con un sistema di smaltimento meno trasparente?

Sara Gavioli

Intraprendente, determinata, curiosa. Sara Gavioli, classe 1998, nasce a Venezia dove intraprende gli studi triennali in Lingue, Civiltà e Scienze del Linguaggio con indirizzo politico internazionale all’Università Ca’ Foscari. Affianca allo studio del francese e della lingua anglo-americana, l’apprendimento dell’amarico e della cultura etiope recuperando le tradizioni dei nonni italiani vissuti ad Asmara, attuale Eritrea, per circa trent’anni. Incentra il lavoro di tesi sui diritti dei minori non accompagnati, evidenziando il loro status giuridico nella legislazione francese e in quella italiana. Prosegue gli studi magistrali in Comparative International Relations a Venezia, beneficiando di una borsa Erasmus all’Université Paris 1 Panthéon-Sorbonne, dove approfondisce lo studio del diritto penale internazionale e umanitario.
Lo IARI, in collaborazione con COP26 and beyond, rappresenta l’opportunità di portare avanti un altro tema che le è caro: la sensibilizzazione della società alle tematiche della sostenibilità e dell’economia circolare. Attualmente è coinvolta nell’associazione Ca’ Foscari for SDGs dove promuove il coinvolgimento degli studenti nel raggiungimento degli obiettivi dell’Agenda 2030.

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