ELEZIONI IN LIBIA: UN RITORNO AL PASSATO?

A un mese dalle elezioni, sono trapelati i nomi di due possibili candidati per la carica di Presidente: Khalifa Haftar, l’uomo forte della Cirenaica, e Sayf Al-Islam, il figlio di Gheddafi.

In vista delle prossime elezioni che si terranno in Libia, venerdì 12 novembre si è svolta a Parigi una conferenza ad hoc sul tema a cui hanno partecipato i principali leader europei. L’incontro ha confermato la volontà di Francia, Germania e Italia di condurre il paese nordafricano alle elezioni giorno 24 dicembre, data in cui ricorre l’anniversario dell’indipendenza del paese, nonché di: velocizzare il processo relativo alla legge elettorale, sanzionare gli individui che potrebbero ostacolare i lavori elettorali, disporre il ritiro delle milizie presenti sul territorio [1].

Per capire come si è arrivati a questa situazione bisogna fare un passo indietro.

Nel febbraio 2011 a Benghazi, città che si trova nella regione orientale della Cirenaica, sono scoppiate delle proteste antigovernative contro l’allora leader del paese Muammar Gheddafi. Ne è seguito l’intervento delle forze NATO sotto spinta della Francia, il che ha comportato la destituzione del rais (presidente in arabo) ma tutt’altro che la stabilizzazione del paese.

Dal 2011 il numero di morti è moltiplicato rispetto all’anno precedente e l’integrità territoriale della Libia è stata minacciata dalla presenza di milizie, cellule jihadiste e gruppi carminali i quali hanno preso parte alla terribile guerra civile in cui si è sprofondato il paese, la quale  si è progressivamente regionalizzata e internazionalizzata. Nel 2014 è nato un nuovo governo in Cirenaica in opposizione a quello filo-islamista di Tripoli, l’ISIS (Daesh) ha creato una sua affiliazione a Sirte e numerosi mercenari sono stati ingaggiati da potenze regionali e internazionali per difendere i loro interessi.

A partire dall’estate 2020 abbiamo assistito a un raffreddamento del conflitto libico tra le due principali fazioni interne, il governo di accordo nazionale di Tripoli (GNA) e L’Esercito Nazionale Libico (LNA), a seguito del fallimento della campagna di conquista di Tripoli lanciato dal cosiddetto uomo forte della Cirenaica, ovvero Khalifa Haftar. Questa relativa stabilità ha portato nell’ottobre 2020 alla dichiarazione congiunta di cessate il fuoco dando via all’iter che nel gennaio 2021 la nascita di un governo di transizione i cui membri non si sono ancora messi d’accordo riguardo la nuova legge elettorale in vista delle imminenti elezioni.

Ad un mese dalle urne,  hanno iniziato a trapelare i nomi dei primi possibili candidati per la carica di Presidente. Oltre all’attuale Premier Abdulhamid Dabaiba spicca il nome di Khalifa Haftar e del figlio del colonnello Gheddafi, Saif Al-Islam Gheddafi. Notizia non nuova per lo IARI che aveva preventivato il loro ritorno sulla scena politica già mesi fa [2] [3]. Gli ultimi due sono accusati di crimini di guerra e contro l’umanità e, allo stesso tempo, vantano di un consistente numero di sostenitori soprattutto tra gli ex lealisti di Gheddafi e i nostalgici.

Haftar, per il sostegno offerto da Russia, Francia, Egitto e la sua avversione all’islamismo; Saif per la sua parentela con il vecchio rais. In ogni caso, la loro perdita alle elezioni potrebbe innescare scenari esplosivi in quanto i loro seguaci sono ben armati e, pertanto, potrebbero opporsi con la violenza ai risultati. D’altra parte, anche la loro vittoria potrebbe destabilizzare il paese portando allo scoppio di nuove proteste  da parte del resto della popolazione.

Dopo dieci anni di forte caos quello che abbiamo imparato dal dossier libico è che tutto cambia rapidamente e che sono gli interessi degli attori regionali e internazionali a muovere le pedine del gioco. Pertanto, nel caso di una reale candidatura di Haftar o Gheddafi, decisiva sarà risposta da parte di stati esterni quali Turchia ed Egitto.

Nicki Anastasio

Sono Nicki Anastasio, ho 23 anni e studio presso la facoltà di relazioni e istituzioni dell’Asia e dell’Africa presso l’Orientale. Da quasi cinque anni vivo a Napoli, per studio e lavoro, ma sono originario della Costiera Amalfitana. Negli ultimi tre anni, ho fatto due esperienze studio in Marocco e in Egitto che mi hanno permesso di approfondire lo studio della lingua araba e della cultura dei paesi arabo-islamici, di cui sono affascinato sin da piccolo. Dopo aver conseguito la laurea triennale in mediazione linguistica e culturale, ho ritenuto che analizzare le complesse dinamiche geo-politiche che caratterizzano i paesi della macro area medio-orientale fosse il proseguimento più naturale e spontaneo dei miei studi. Ritengo che per comprendere le ragioni alla base della perenne instabilità dell’area più calda del mondo sia necessario costruire una genealogia della crisi di legittimità che caratterizza gran parte dei suoi stati, considerando le specificità storico-culturali e socio-economiche di ogni contesto nazionale. Sono molto fiero di far parte dello IARI, una comunità di analisti unica nel suo genere.

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