TRA SPIONAGGIO E DIRITTI UMANI: ISRAELE SOTTO ACCUSA

Israele, protagonista di nuove accuse da parte della comunità internazionale, ha designato come terroristiche sei organizzazioni non governative palestinesi, mostrando apparentemente la sua volontà di silenziare le voci di attivisti palestinesi e difensori dei diritti umani. Questa vicenda sembra toccare la fragile stabilità di questi territori, alimentando la rabbia e la violenza da sempre presente. 

Il Fronte Popolare per la Liberazione della Palestina

La storia del Fronte Popolare per la Liberazione della Palestina (FPLP) è ben nota per via della incessante lotta contro Israele. 

George Habash fu il fondatore di questa organizzazione politico-militare che nasce nel 1967, subito dopo la guerra dei sei giorni. Nasce come partito rivoluzionario socialista all’interno dell’OLP, l’Organizzazione per la Liberazione della Palestina, e come partito di opposizione dell’altra fazione politica palestinese, Fatah. 

Nel 1967 viene pubblicato il manifesto politico del Fronte, che elenca gli obiettivi che il partito avrebbe dovuto perseguire: le masse avrebbero dovuto combattere il sionismo e l’imperialismo con violenza rivoluzionaria. Questo messaggio era destinato a tutto il popolo palestinese, anche a coloro che erano fuggiti dopo la nascita dello stato di Israele; era un messaggio di unione e di forza che avrebbe dovuto ispirare tutti i consanguinei a combattere uniti contro gli “invasori”.

Secondo il Fronte di sinistra, la resistenza armata rappresentava l’unica e sola opzione per la liberazione.

Con queste parole pungenti ed intimidatorie la storia del Fronte inizia con rabbia, violenza e conflitto: già nel 1970 si assisterà ad alcuni attacchi concernenti il dirottamento di quattro aerei provenienti da Tel Aviv e diretti a Londra e a New York che atterrano poi “nell’Aeroporto rivoluzionario” del Fronte. 

Con il passare del tempo gli episodi di violenza sono aumentati e nel 1997 il Segretario di Stato americano ha designato il Fronte come organizzazione terroristica.

Il gruppo socialista perderà il supporto dell’Unione Sovietica dopo la sua dissoluzione e di conseguenza anche la sua influenza come partito politico comunista. Tornerà comunque all’azione durante la Seconda Intifada, perpetrando diverse offensive contro autorità israeliane e lanciando numerose operazioni con altre organizzazioni palestinesi; gli anni successivi vedranno il Fronte protagonista di numerosi attacchi contro le IDF, le Forze di Difesa Israeliane.

La lotta e la resistenza rimangono le prerogative del Fronte popolare che ormai da anni rifiuta qualsiasi compromesso di unione con Israele, auspicando alla creazione di uno Stato democratico della Palestina. 

Le Organizzazioni Palestinesi 

Qualche settimana fa, il Ministro della Difesa israeliano, Benny Gantz, ha designato sei organizzazioni palestinesi come organizzazioni terroristiche. La notizia è stata recepita in maniera negativa: ha diffuso timore per la continua censura e repressione israeliana. 
Le organizzazioni chiamate in causa sono Addameer; Al-Haq; Defense for Children – Palestine; the Union of Agricultural Work Committees; Bisan Center for Research and Development; the Union of Palestinian Women Committees.

Le suddette organizzazioni non governative sembrerebbero occuparsi di difesa dei diritti umani, delle donne e della società civile, e di tutto ciò che riguarda lo sviluppo del popolo palestinese. Sono state anche parte attiva e di supporto nella campagna per condannare le IDF e i leader israeliani di crimini di guerra davanti alla Corte Penale Internazionale. 

Tuttavia, dalla dichiarazione di Gantz, la percezione di queste organizzazioni è completamente diversa: secondo il ministro, queste sono mere facciate del Fronte Popolare per la Liberazione della Palestina; appartengono al Fronte e sono il braccio di quest’ultimo, la cui principale attività è la liberazione della Palestina e la distruzione di Israele. Il ministro ha anche sostenuto che all’interno di queste organizzazioni ci sono numerosi membri del FPLP, i quali hanno preso parte attiva ad operazioni terroristiche. L’obiettivo di Gantz è quello di tagliare tutti i fondi che le ONG ricevono da partner arabi e internazionali, sminuendo le organizzazioni e, così facendo, limitarne il consenso. 

Sgomento e delusione si sono diffusi in seguito a questa notizia e la popolazione palestinese è apparsa inerme di fronte a questo affronto, definendolo solo un altro tentativo per silenziare la voce della Palestina. 

Le organizzazioni, in particolare Al-Haq e Addammer, hanno negato immediatamente le accuse israeliane, dichiarando questo episodio un atto di pura vendetta e censura. 

Questo “terrorismo” israeliano è stato subito denunciato da numerosi attivisti palestinesi che hanno preso parola, esprimendo la volontà di salvare dagli abusi e dalla repressione israeliana il popolo palestinese tramite le loro attività umanitarie. 

Da decenni queste ONG indagano sulle violazioni dei diritti umani da parte di Israele negli OPT, i territori palestinesi occupati, monitorando tutte le trasgressioni.

Il responso internazionale

In questa insolvibile lotta tra Israele e Palestina, la comunità internazionale ha sempre giocato un ruolo molto importante, ma purtroppo non decisivo. 

In seguito all’ordine militare emesso da Israele contro le organizzazioni palestinesi, alcune ONG, in particolare Amnesty International e Human Rights Watch, hanno condannato la decisione israeliana. Le ONG hanno dichiarato che questa iniziativa, oltre ad essere un affronto ai diritti umani, comporta un rischio per la libertà di espressione palestinese e per tutto il lavoro svolto dalla società civile.       
Il pericolo della decisione di Gantz riguarda l’effettiva capacità israeliana di bloccare il lavoro delle ONG palestinesi e di rendere (quasi) impossibile l’opportunità di esaminare le “attività” israeliane in Cisgiordania e a Gaza.

Anche l’Organizzazione delle Nazioni Unite ha dichiarato il suo stupore per questa designazione: con l’hashtag #Standup4HumanRights ha condannato la posizione israeliana, sostenendo come la democrazia non accetti questo atto di “silenziare le voci degli indifesi”.

L’intera vicenda ha avuto un risvolto ancora peggiore dopo che si è diffusa la notizia che alcuni cellulari dei membri delle ONG palestinesi erano stati hacked dall’azienda tecnologica israeliana, NSO’s Group. Le attività di spionaggio sono state possibili grazie ad un software conosciuto come Pegasus, che ha permesso agli utenti di inserirsi nei telefoni dei target, senza che questi se ne rendessero conto. Il NSO Group non ha né negato né confermato questa azione, a quanto pare per motivi di sicurezza interna.

L’azienda israeliana è stata però spesso accusata da esperti di cyber security e da attivisti per i diritti umani di aver venduto questi tipi di software anche a governi repressivi e di continuare ad alimentare il potere con tecnologia invasiva ed estremamente pericolosa. 

Le indagini su questa vicenda sono partite dall’organizzazione per i diritti umani “Front line Defenders” che, oltre a rimanere interdetta per l’illegalità dell’attività di spionaggio israeliana, pretende supporto e azione da parte della comunità internazionale. 

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