COP26, possibile FLOP26?

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La COP26, si è in parte ribellata un fallimento, nonostante ciò, ha fatto capire i diversi punti su cui si dovrebbe puntare nel corso degli anni.

Come già sappiamo, dopo quasi due settimane di negoziati, il Regno Unito, insieme ai nostri partner Italia, si tenne la 26esima edizione della COP, ovvero, il vertice tra le nazioni del mondo per fare il punto sui cambiamenti climatici in fuga, organizzata dalle Nazioni Unite.

Ma questa, per molti potrebbe essere l’ultima occasione per il mondo, che abbiamo per trovare un accordo, delle soluzioni per il destino del nostro pianeta. In vista della COP26 il Regno Unito lavorò con ogni nazione per raggiungere un accordo su come affrontare il cambiamento climatico.

I leader mondiali arrivarono in Scozia, insieme a decine di migliaia di negoziatori, rappresentanti governativi, imprese e cittadini per dodici giorni di colloqui. Non solo è un compito enorme, ma neanche non è solo un altro dei tanti vertici internazionali già esistenti. Infatti, la maggior parte degli esperti ritiene che la COP26 abbia un’urgenza unica.

La conferenza si è conclusa questo sabato a Glasgow, con la proposta di riunirsi di nuovo tutti i Paesi, l’anno prossimo in Egitto, con dei nuovi obiettivi. Tra cui la riduzione delle emissioni e la proposta di raddoppiare entro il 2025 i finanziamenti ai Paesi più a rischio agli effetti devastanti del riscaldamento globale.

In quanto i Paesi più ricchi, sono quelli più responsabili del riscaldamento globale, e di conseguenza dovrebbero risarcire quelli più poveri, i quali, di fatto sono i più esposti ai danni che il riscaldamento globale provoca, si parla di “Loss and Damage” (perdite e danni).

È diventata forse la questione più aspramente combattuta di tutte, con le nazioni a basso reddito che credono di avere un diritto morale a questo denaro – alcuni lo chiamano compensazione o risarcimento. Partiti ricchi come gli Stati Uniti e l’Unione Europea sono molto riluttanti a rispettare, temendo l’esposizione a passività finanziarie illimitate. La spinta per il finanziamento di perdite e danni proviene da un potente gruppo di nazioni a Cop, chiamato il G77 + Cina, ma in realtà rappresentano 130 nazioni e l’85% della popolazione mondiale.

Anche se gli accordi finali di questa 26esima edizione, non ha dato dei risultati molto soddisfacenti, e da molti considerati deludenti. Come, il piano per ridurre l’utilizzo del carbone, il quale, infatti, è il combustibile fossile più inquinante.

Purtroppo, le enormi ed “esagerate” aspettative generate grazie alla COP26, si sono dovute scontrare con la dura realtà dei diversi Paesi e le loro diverse distanza e differenze che separano i paesi industrializzati, i quali sono i principali emittori di CO2, diversamente da quelli più poveri che stanno pagando le conseguenze degli effetti del riscaldamento globale.

Infatti, il carbone, il quale doveva essere eliminato gradualmente del tutto, verrà semplicemente ridotto, su richiesta dell’India all’ultimo minuto. Ma pur di concludere un accordo tra Cina, India e Stati Uniti, la conferenza ha approvato la richiesta del Governo indiano.

Nonostante ciò, possiamo parlare lo stesso dei piccoli traguardi e obiettivi raggiunti, tra cui quello più importante, ovvero, quello di mantenere le temperature globali al di sotto degli 1,5°C rispetto ai livelli preindustriali, anche se si potrebbe migliorare di più il risultato ottenuto di quest’anno. Infatti, il presidente della COP26 Alok Sharma amette che è stato un traguardo debole, il quale si riuscirà a raggiungere se solo tutti i Paesi manterranno il loro impegno di ridurre del 45% le emissioni di CO2 entro il 2030.

Attualmente, con la conferenza appena trascorsa, il Patto di Glasgow, chiede a tutti gli Stati membri di rinnovare i loro impegni di decarbonizzazione entro e non oltre il 2022; di aiutare i Paesi in via di sviluppo raddoppiando i finanziamenti dei Paesi più ricchi, in modo da poterli aiutare a sostenere le spese per l’adattamento a delle nuove strategie, causate dal cambiamento climatico; per costruire energia più pulita. Ma purtroppo, non siamo ancora riusciti a raggiungere i 100 miliardi all’anno stabiliti dalla conferenza di Copenaghen del 2009, il quale obiettivo è stato spostato fino al 2023.

Possiamo considerare la COP26 come una sorta di fallimento, in quanto non si sono riusciti a realizzare due punti molto importanti: l’accordo sull’eliminazione graduale del carbone, e il rinnovo degli obiettivi per il 2030, ovvero, la limitazione del riscaldamento a 1,5°C. Abbiamo fatto molti più progressi di quanto avremmo mai potuto immaginare solo un paio di anni fa. Ma non è ancora neanche lontanamente prossimo dall’essere abbastanza. Nonostante ciò, ci sono state delle decisioni importanti prese, riguardo: il taglio delle emissioni di metano fino al 30%, l’accordo contro la deforestazione e l’intesa tra Stati Uniti e Cina. 

Ma la COP26 viene inoltre considerata un fallimento, in quanto ormai non abbiamo molto da fare, nonostante tutti gli impegni presi i quali ormai non basterebbero più. In quanto, entro il 2100 il mondo potrebbe essere più caldo di 2,7 °C rispetto ai livelli preindustriali. Andando in contro all’obiettivo prefissato all’ultima conferenza a Glasgow, quello di mantenere il riscaldamento globale entro 1,5 gradi, anche se faticosamente.

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