BREXIT: QUALI SONO I FUTURI SCENARI NELLA SICUREZZA

Fonte Immagine: https://www.economist.com/britain/2017/09/21/brexit-may-frustrate-co-operation-on-security-in-europe

Con l’uscita del Regno Unito dall’Unione Europea si prospettano nuovi rapporti e nuovi scenari per il settore della sicurezza. Quanto si sta parlando dei futuri accordi? Londra ha barattato la sicurezza con una parvenza di sovranità?

Far parte dell’Unione Europea permette agli stati membri di avere accesso ad alcuni strumenti che nel corso degli anni sono diventati di fondamentale importanza nello scambio di dati relativi alla sicurezza.

Il Sistema d’informazione Shenghen (il più grande e diffuso sistema di condivisione delle informazioni per la sicurezza e la gestione delle frontiere in Europa), l’European Criminal Records Information System (ECRIS) e i sistemi di cooperazione giudiziaria come il Mandato d’Arresto Europeo (MAE) sono alcuni degli strumenti di cui il Regno Unito ha dovuto rinunciare con la Brexit.

 Già nel 2018 in un report della commissione per gli affari interni del Regno Unito traspariva una seria preoccupazione in merito ad una carenza all’interno della dichiarazione politica concordata di un accordo in merito al settore della sicurezza. È certo che, perdendo strumenti ormai consolidati come Europol e il MAE il Regno Unito potrebbe risultare più vulnerabile e meno al passo con quello che avviene nel suo vicino oltremanica. Il Mandato d’ Arresto Europeo permette una maggiore celerità nelle procedure di estradizione tra gli stati dell’Unione Europea, in questo caso l’UK dovranno fare affidamento ad altri strumenti come gli accordi bilaterali con i singoli paesi. 

L’uscita dal SIS II ha significato che dal computer nazionale della polizia britannica il 31 dicembre 2020 sono scomparse circa 40.000 segnalazioni relative a indagini in altri paesi europei. Nonostante il Regno Unito possa ancora beneficiare del database di allarme rosso dell’INTERPOL ed integrarlo con informazioni che pervengono da scambi bilaterali, si tratterà di un sistema più macchinoso e di lenta processione. Inoltre, le forze di polizia e le autorità di frontiera del Regno Unito non dispongono di un accesso automatico e in tempo reale al sistema INTERPOL.

Londra manterrà l’accesso alla banca dati sul DNA e delle impronte digitali e i dati d’immatricolazione dei veicoli ai sensi dell’accordo di Prüm; alla stregua di altri paesi extra UE. Il Regno Unito ha annunciato di voler sopperire a queste mancanze attraverso nuovi strumenti in cantiere, che tuttavia si presume non possano essere ben collaudati come quelli sviluppati dall’Unione Europea nel corso di numerosi anni. Si tratta di un panorama in continua evoluzione che attende di avere dati più certi alla fine dell’anno.

Tuttavia, in questo momento non è ancora trapelata una sostanziale attenzione per il settore della sicurezza e della difesa nei discorsi in merito ai futuri accordi. È certo che, quello tra UE ed UK si tratti di un bilateralismo di estrema importanza. La sicurezza interna ed esterna nel contesto odierno sono sempre più intersecate tra loro e le minacce sempre più trasversali. 

Fattori cruciali come la vicinanza geografica e la condivisione di valori e principi di pace, libertà e assistenza reciproca devono svolgere un ruolo fondamentale nel plasmare la futura cooperazione UE-Regno Unito in materia di sicurezza e difesa” Queste minacce ad oggi sono sempre più trasversali e resta per l’appunto di fondamentale importanza che si crei un sistema di coordinamento e consultazione. 

Ma come in ogni divorzio sono tutte e due le parti a perderci: Londra era tra i maggiori finanziatori della politica estera europea per la quale contribuiva quasi al 20%, inoltre si tratta di uno dei pochi paesi europei che investe il 2% del PIL nella difesa. Contando che il principale tallone d’Achille dell’UE riguarda il settore della politica estera, intrinsecamente legato a tutto ciò che concerne la sicurezza, questa perdita potrebbe farsi sentire non in poca misura; facendo vacillare l’idea di una vera “difesa europea comune” ripiegando così su una semplice idea di una “soft power” dello spettro militare.

Una cooperazione frammentata può inviare al mondo esterno il messaggio che l’Europa è divisa internamente e questo può andare a beneficio di coloro che desiderano minare l’UE nelle sue fondamenta e la più ampia cooperazione in materia di sicurezza in Europa. 

Nonostante siano state pronunciate parole rassicuranti sui futuri accordi di cooperazione è certo che il ruolo del Regno Unito nella sicurezza e difesa europea cambierà. Il comando dell’operazione contro la pirateria a largo della Somalia all’interno delle iniziative della PSDC è stato trasferito da vicino Londra a Rota in Spagna.

«Anche se il Regno Unito sceglie ed è in grado di partecipare alle operazioni PSDC o ai progetti di sviluppo delle capacità come paese terzo, non avrà poteri negoziali o decisionali e non avrà veto se le ambizioni di difesa dell’UE minacciano di divergere dagli interessi britannici.Storicamente, ad esempio, il Regno Unito si è opposto alla creazione di un quartier generale di pianificazione operativa permanente e completamente indipendente per le operazioni militari dell’UE, citando la sua potenziale concorrenza con la NATO».

I possibili scenari che si prospettano potrebbero essere: una PSDC +, dove il Regno Unito diventerebbe uno stato terzo coinvolto in piccola parte in quanto non avrebbe nessun ruolo di pianificazione e di leadership ma unicamente un ruolo di influencer indipendente; un maggior rafforzamento dei rapporti bilaterali e multilaterali, in particolar modo con Francia e Germania; o un vero ruolo di leadership nella Nato. Per avere successo la Gran Bretagna forse dovrebbe legare la sua idea di una “Gran Bretagna globale” a quella di una “Gran Bretagna globalmente influente e procacciatrice di soluzioni”. 

A seguito dell’uscita del Regno Unito dall’Unione Europea il 31 gennaio 2020, e in linea con la revisione periodica della politica di difesa e sicurezza del Regno Unito, il governo del Regno Unito ha annunciato che “terrà la più ampia revisione della politica estera, di difesa e di sicurezza e politica di sviluppo dalla fine della Guerra Fredda” nota come «Revisione integrata della politica estera, della difesa, della sicurezza e dello sviluppo internazionale.»

Londra era il principale intermediario tra Bruxelles e Washington. Sarà questo ruolo rimpiazzato da Parigi? La Francia è uno dei maggiori Stati insieme al Regno Unito a finanziare in modo ingente il settore della difesa e sempre più volenteroso di avere un ruolo di punta.  

Con l’uscita dall’Unione Europea e la sua conseguente perdita di decisionalità il Regno Unito diventerà soltanto un soggetto informato sui fatti, anche su contesti che lo riguarderanno in diversa misura. Alcuni rapporti dell’Unione potrebbero cambiare anche in merito a questo fattore; forse alcuni membri della comunità europea rimasti più in disparte potrebbero farsi sentire con maggiore voce e quindi condizionare i rapporti con stati vicini come la Russia. Le pesanti sanzioni nei confronti del vicino russo in merito all’annessione della Crimea furono fortemente volute dal Regno Unito.

Sicuramente il Regno Unito rivolgerà maggiore attenzione e fondi nell’alleanza atlantica cercando di diventare un attore ancora più coinvolto.  Attualmente la Nato e Unione Europea collaborano già su 74 aree. Tuttavia, le minacce odierne richiedono una maggiore coesione tra UE e Nato e questo potrebbe portare maggiormente in prima linea quei paesi che fanno parte di entrambe le alleanze. 

È certo che l’Unione Europea e il Regno Unito condividano molti principi e valori, ciò rende facile pensare che nonostante la Brexit le due continueranno ad avere uno stretto rapporto.  Bisogna ricordare che il Regno Unito è uno dei pochi stati europei ad avere una difesa a “tutto tondo”, energia nucleare come la Francia. Inoltre, è innegabile che i sistemi di sicurezza inglesi sono tra i più avanzati al mondo.

Nonostante ciò, è opportuno rimarcare l’essenzialità/necessità di accordi concreti tra l’Unione Europea e il Regno Unito in quanto la completa uscita dall’Unione senza un testo in cui vengono regolamentati i rapporti potrebbe portare a delle importanti deficienze per entrambe le parti in un settore come quello della difesa non di poco conto. 

Ciò che auguriamo alla Gran Bretagna è quello di non aver barattato la sicurezza con una parvenza di sovranità.  Ad oggi scarseggiano informazioni concrete su quelli che saranno i conseguenti rapporti tra i due attori.  Per non far avverare il comune detto che recita “ci accorgiamo della sicurezza solo quando questa viene a mancare” in questo caso dobbiamo porre luce e attenzione a quelli che saranno i futuri accordi in materia di sicurezza alla stregua dei famosi accordi commerciali che dovrebbero pervenire alla fine dell’anno. 

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