IRAN-TURCHIA: TEHERAN CHIAMA, ANKARA RISPONDE

Bilaterale di grande interesse fra i rispettivi Ministri degli Esteri, che dietro le cordialità diplomatiche, intrecciano  solide relazioni in una regione dove le alleanze sono tutt’altro che scontate.

Si infittiscono le trame internazionali del nuovo corso della Repubblica Islamica d’Iran, che da pochi mesi ha un’inedita Presidenza, quella di Ebrahim Raisi. Raisi, succedutosi ad Hassan Rouhani, sta lasciando le prime impronte utili a poter comprendere il percorso diplomatico che ha intrapreso, probabilmente discontinuo dal suo predecessore.


Rouhani è stato il Presidente dell’accordo sul nucleare, stipulato – fra gli altri – con gli allora Stati Uniti di obamiana memoria.

Da quegli anni molto è successo nell’agenda internazionale, dal cambio di passo dello studio ovale, presieduto fino ad anno scorso da Donald Trump, alla preferenza per i vertici della teocrazia iraniana ad figura più conservatrice.

Attorno al JCPOA si consumano i maggiori interrogativi sul futuro delle relazioni internazionali di Teheran.
Il mese scorso era stato proprio il nuovo Ministro degli Esteri del gigante asiatico ad affermare che la Repubblica Islamica sia al momento più interessata ai legami nelle sue immediate vicinanze piuttosto che a riparare i rapporti con l’Occidente.

A pesare la fatica delle numerose sanzioni che hanno fiaccato la fragile economia del paese.
Se quindi la bussola dell’Iran non si sposterà troppo dal quadrante mediorientale, interessante è stata la visita nel paese del portavoce di Ankara Mevlut Cavusoglu.


I due Ministri degli Esteri, dopo il loro incontro, hanno rilasciato dichiarazioni che fanno immaginare una costruzione di collaborazione per entrambe interessante.Hanno definito i loro governi “governi pragmatici”, e hanno affermato la volontà di lavorare insieme per rimuovere le barriere sulla via dell’espansione del commercio, dell’energia, dell’ambiente e dei legami consolari, facilitando al contempo il commercio del settore privato.


Continueranno i colloqui diplomatici ad alto livello per redigere una road map di cooperazione che hanno definito di ampio respiro.I primi sforzi saranno indirizzati a monitorare la situazione afghana, per entrambi definita una regione la cui stabilizzazione è prioritaria, e non è improbabile che poi i comuni intenti si possano allargare ad altri importanti dossier.Un legame che, se intensificato, potrebbe spostare più di un equilibrio nei rapporti di forza dell’area.
Non è escluso, inoltre, che a breve possa arrivare in visita nella Repubblica d’Iran anche il presidentissimo Recep Erdogan. Ed allora sarebbero numerosi a rivolgere interessate orecchie e occhi verso Teheran.

Davide Agresti

Ha studiato Sviluppo e Cooperazione Internazionele all’Università di Bologna e Emergenze e Interventi Umanitari all’Istituto per gli Studi di Politica Internazionale di Milano.
Ha viaggiato curioso dall’Iran alla penisola arabica, dalla Giordania al Maghreb, dal Libano ai territori tirchi, lavorando a lungo in Grecia ed in Egitto.
Esperto di politiche migratorie, ha lavorato per Caritas Italiana.
Oggi è Assesore al Welfare, Europa e Smart City della sua Città, Faenza.

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