RIFUGIATI IN EUROPA: DA DOVE PROVENGONO E COSA CAMBIERÀ CON LA PANDEMIA?

Secondo UNHCR negli ultimi anni l‘aggravamento delle crisi umanitarie e dei conflitti internazionali ha incrementato la mobilitazione dei popoli verso l‘Europa. Poiché per comprendere è fondamentale conoscere, analizziamo in questo articolo quali sono i principali Paesi di provenienza dei nostri migranti, e su come la pandemia abbia inciso sul loro arrivo nel vecchio continente. 

La mobilitazione intercontinentale, volontaria e non, ha caratterizzato e influito sulle relazioni tra Europa e gli Stati in via di sviluppo, in particolare negli ultimi 20 anni in cui la crescita dei flussi migratori è stata esponenziale. Negli ultimi due anni, con l’inizio della pandemia da Covid-19, la mobilità volontaria ha subito un drastico arresto; tuttavia, i flussi migratori involontari non hanno avuto altro che un leggero freno.

Il Covid non ha certamente messo in pausa le crisi interne di queste nazioni, anzi, le ha in molti casi acuite. Secondo le stime di UNHCR i rifugiati nel Mondo sono aumentati da 79,5 milioni del 2019, a 82,4 milioni nel 2020, fino a giungere a 97, 3 milioni nel 2021. Solo nella prima metà di quest’anno sono state inviate in Europa 248,000 richieste d’asilo, il 12% in più dello stesso periodo nel 2020. 

Le ragioni che possono portare alla migrazione sono diverse, tra le più diffuse contiamo conflitti internazionali, guerre civili, mancanza di risorse, siccità dovuta al cambiamento climatico, sistemi dittatoriali, disoccupazione e grave deprivazione materiale.

La maggior parte delle migrazioni arriva sulle nostre coste, in particolare Spagna, (nell’enclave di Ceuta e Melilla), Italia e Grecia, solo nel 2021 ne sono sbarcati circa 90,000. È doveroso inoltre ricordare che a causa della pandemia e del blocco dei confini, i migranti in arrivo via mare hanno intrapreso rotte sconosciute per evitare i controlli e questo ha portato a numeri drammaticamente alti di morti in mare tra il 2020 e il 2021. 

Come possiamo vedere nel grafico seguente, fino al 2017 la provenienza dei rifugiati era concentrata nell’Africa Sub-sahariana (escludendo ovviamente la Syria). 

Fonte: AICS – Migrazioni Rapporto Finale – 2020 AICS Migrazionipporto finale.

Negli anni successivi i trend migratori subiscono una variazione, diventata ancora più evidente con l’inizio della pandemia.

Fonte: rielaborazioni dati: unhcr.org/refugee-statistics.

Come possiamo vedere dal grafico precedente, la Syria mantiene il primo posto con il più alto numero di rifugiati diretti verso l’Europa, seguita dall’Afghanistan, precedentemente non presente neanche tra i primi dieci.  Questo probabilmente accade dal 2018 proprio perché in quell’anno la popolazione Afghana affrontava uno dei periodi più tragici, solo nella prima metà del 2018 morirono più di 100.000 civili a causa dell’’inasprimento del conflitto armato, vittime degli insorti e degli eserciti.

Nel 2021 la situazione non ha prospettive di miglioramento: la situazione creatasi con il ritiro delle forze armate internazionali ha portato allo sfollamento di 400.000 persone (ricordiamo le emblematiche immagini degli uomini Afghani che cadevano dagli aerei USA tentando la fuga).

Ma l’Afghanistan non sarà più probabilmente ai primi posti per l’Europa, si prospetta invece che la pressione migratoria sarà maggiore sulle nazioni limitrofe, soprattutto Pakistan e Turchia. Le richieste d’asilo da parte di Siriani e Afghani verso l’Europa sono infatti calate nel 2020 rispettivamente del 18% e del 21 %.

Al terzo posto abbiamo il Sud Sudan, che nel 2021 festeggia i dieci anni di indipendenza, raggiunta nel luglio del 2011, dopo anni di guerre civili e di referendum. Purtroppo, anche dopo l’indipendenza i Sud-sudanesi non trovarono la stabilità desiderata, una nuova e sanguinosa guerra civile li attese al varco della nuova nazione, una guerra definita tribale durata 6 anni che si iniziò a risolvere soltanto nel 2018 con un accordo di pace, siglato ma ancora non definitivo.

Nel 2020 Salva Kiir Mayardit, ha annunciato un’intesa con il leader dei ribelli, Riek Machar. Le prospettive in SudSudan celano delle speranze per un futuro governo di transizione ed elezioni libere e democratiche, obiettivo del dicembre 2022, ma la crescente instabilità economica aggravata dal Covid non dà ancora pace a questa nuova Nazione che affronta ad oggi più di 30 crisi umanitarie, tra le più gravi contiamo l’arruolamento forzato di migliaia di bambini e la violenza sessuale usata come arma di guerra.


Nel 2021 sale ai primi posti il numero di domande d’asilo verso l’UE proveniente dall’Iraq, circa2.663 solo nell’agosto 2021. Il già persistente stato di crisi iracheno è stato esacerbato dalla pandemia, che ha ridotto sul lastrico l’economia nazionale e condotto ad una crisi sanitaria. Si prevede che le tensioni tra USA e Iran e la mancanza di sicurezza sociale porteranno a nuove diaspore del popolo iracheno verso l’UE.


È infine in forte rialzo il numero di richieste in Europa provenienti dalla Moldavia, migliaia solo nell’estate 2021, facendo salire la Moldavia tra i primi dieci posti per numero di domande, mentre fino al 2020 era al di fuori dei primi 25. In questo caso, incontriamo una narrazione diversa dalle nazioni precedenti, legata alla storia del Paese. La Moldavia difatti si trova al centro di un contenzioso tra la Russia e l’Unione Europea: resasi indipendente negli anni ‘90 dall’ex Unione Sovietica, restò comunque storicamente legata ad essa in particolari per le risorse fondamentali.

Proprio nell’ultimo anno i partiti filoeuropeisti hanno preso piede riuscendo ad ottenere la maggioranza in parlamento e dal dicembre 2020 la presidente è Maia Sandu, ex presidente della Banca Mondiale e filoeuropeista. Questo avvicinamento della Moldavia all’UE ha causato la reazione Russa, che ha tagliato parzialmente i rifornimenti di Gas al Paese richiedendo inoltre il pagamento di un debito di 610 milioni di euro.

La popolazione moldava nell’ultimo anno sta progressivamente abbandonando il Paese, portando grave carenza di manodopera e di personale qualificato, un trend che durante la pandemia da Covid è stato deleterio per la nazione. Lo scenario più probabile è che se la Moldavia non inizierà a pensare seriamente di agganciarsi all’Unione Europea potrebbe dare inizio a delle mobilitazioni di massa riducendo il paese a poche migliaia di abitanti. 


Analizzando questi contesti di provenienza è chiaro che la mancanza di sicurezza e di stabilità sono i fattori chiave che spingono alla fuga verso altri continenti, nonostante la rischiosità del viaggio e l’incognita dell’arrivo, la mobilità per la sopravvivenza è un fenomeno strutturale per l’uomo, e non potrà mai essere eliminata in modo definitivo, potrà essere piuttosto prevista e preceduta attraverso delle azioni coerenti degli Stati d’accoglienza, nel modo più umano e cosciente possibile.  


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