GLI INDIGENI ILLEGALI

La comunità indigena paraguayana ha subito uno sfratto dalle proprie terre successivamente all’approvazione della legge sulle proprietà da parte del governo. 

Lo scorso mese, nella capitale del Paraguay, Asuncion, si sono verificate delle manifestazioni organizzate da indigeni e contadini contro un progetto di legge proposto dal governo, il quale prevede un aggravamento delle sanzioni contro coloro che occupano illegalmente una proprietà privata.

Gli scontri sono avvenuti tra i manifestanti e la polizia e ha portato ad un bilancio di decine di morti. La legge sulla proprietà è stata approvata con il consenso della maggioranza della Camera dei deputati (49 membri su 80), ed è la punta dell’iceberg del già avvenuto sfratto dei membri della comunità indigena dei Ka’a Poty dalle loro terre nell’est del Paraguay, nel distretto di Itakyry, verificatosi a giugno.

Infatti, a partire dagli sgomberi, sono aumentate le proteste da parte di almeno sette comunità indigene paraguayane per la restituzione delle loro terre e le manifestazioni hanno avuto un’eco importante grazie alle organizzazioni per i diritti umani che hanno assistito agli avvenimenti.

Diverse persone, tra cui bambini, hanno dovuto lasciare le proprie abitazioni nel pieno inverno sudamericano. Ma non è la prima volta che le comunità indigene subiscono violenti allontamenti dalle loro terre: già da febbraio la comunità Ka’a Poty aveva avanzato una denuncia alla Commissione dei popoli indigeni del Senato per richiamare l’attenzione sulle condizioni degli indigeni in Paraguay, che sono tutt’altro che soddisfacenti.

Il governo non sembra aver adeguato le sue politiche nei confronti di una fetta di popolazione particolarmente vulnerabile come la comunità indigena, di cui il 30% vive in condizioni di povertà estrema. 

Per comprendere il motivo per cui la comunità indigena paraguayana sta affrontando questa situazione di emergenza, è necessario fare un passo indietro al passato. Sotto la dittatura del generale e presidente paraguayano Alfredo Stroessner (1954-1989), è stata compiuta una riforma agraria che riguardava la registrazione di circa 8 milioni di ettari di terreno storicamente appartenenti alle comunità indigene.

Di queste terre i circa 6.744.005 di ettari previsti dalla riforma dovevano essere sequestrati per essere donati a persone che gravano in difficoltà economiche e che quindi non risultavano proprietari di nessun appezzamento di terra. Sfortunamente non fu sempre così perchè le terre vennero date in possesso a persone tutt’altro che in difficoltà: nel 2006 la “Comisión de la Verdad y Justicia” ha rilevato che la maggior parte delle persone che ottennero gli appezzamenti erano personaggi vicini al governo di Stroessner, tra cui il padre dell’attuale presidente Mario Abdo Benítez, che divennero dei veri e propri latifondisti.

La direzione legale dell’INDI (Instituto Paraguayo Del Indigena) ha rilevato che le terre che apparterrebbero ancestralmente agli indigeni occupano il distretto di Mariscal López e Itakyry, e che attualmente ci sono 12 atti di proprietà detenuti da privati che sono stati ritenuti non legali, in quanto si sovrapporrebbero a quelli degli indigeni.

Successivamente, tutte le persone appartenenti alle comunità indigene sfrattate rivendicarono il loro diritto sulle terre, ma non venendo ascoltati, iniziarono ad occuparle illegalmente. Attualmente, il 2% della popolazione detiene l’80% delle terre nei due distretti e per questo motivo sono in avanzamento due ricorsi per l’annullamento degli atti di proprietà.

Nel frattempo, le comunità indigene non stanno ricevendo segnali positivi dal parte del governo, che anzi ha imposto la segnalazione e l’arresto per coloro i quali hanno portato avanti le manifestazioni contro la legge sulla proprietà. Le proteste sono rivolte soprattutto ad evidenziare l’illegittimità della modifica dell’articolo 142 del Codice Penale, che prevede che non solo gli indigeni si vedano aumentata la pena da 4 a 6 anni per l’occupazione delle terre che di diritto apparterrebbero a loro, ma vi è la possibilità che venga alzata a 10 anni nel caso di danni arrecati alle terre stesse. L’attuale governo, appartenente al partito colorado, lo stesso del dittatore Stroessner, ritiene opportuno non avanzare nessuna apertura nei confronti della comunità indigena, anche se si è proposto di trovare delle misure sostenibili.  

È abbastanza ovvio il fatto che tale atteggiamento da parte del partido colorado porterà a delle conseguenze rilevanti, non solo all’interno del Paraguay ma avrà un riflesso anche internazionalmente. Innanzitutto, la detenzione delle terre da parte dei proprietari terrieri ha favorito la deforestazione, poichè una grande quantità di ettari è stata sacrificata per l’estensione della moocultura di soia e dell’allevamento.

Ovviamente, la grande conversione dei terreni in piantagioni di soia riservate all’esportazione porta diversa ricchezza ai proprietari, e ciò non sarebbe possibile senza l’allontamento dalle terre degli indigeni. Un’altra questione, sollevata dalle organizzazioni umanitarie, riguarda la possibilità di migrazione da parte degli indigeni, che  si non potranno rifugiarsi in altre terre nei paesi limitrofi al Paraguay (Brasile, Argentina e Bolivia), poichè le comunità indigene dei paesi vicini vivono all’incirca la stessa situazione. 

Nonostante la costituzione paraguayana difenda le minoranze e abbia come principio la difesa dalle diseguaglianze, da parte del governo viene perpetuata l’approvazione della condizione di povertà degli indigeni, che, se non verranno previste delle misure in loro difesa, saranno protagonisti dell’estinzione di massa della loro comunità.

Valentina Topatigh

Valentina Topatigh, nata a Udine classe 1997. Dopo la maturità linguistica, ha ottenuto la Laurea Triennale in Scienze Politiche alla Statale di Milano, con tesi in diritto pubblico comparato sulla mozione di fiducia e sfiducia nei rispettivi ordinamenti di Germania e Spagna. È attualmente tesista per il master in International Law and Global Governance alla Tilburg University nei Paesi Bassi. Contemporaneamente ai suoi studi è anche membro della redazione America Latina per lo IARI.

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