EGITTO: CESSA LO STATO D’EMERGENZA, RESTANO LE VIOLAZIONI DEI DIRITTI UMANI

Fonte Immagini: https://www.welfarenetwork.it/egitto-esame-periodico-universale-onu-amnesty-va-denunciata-situazione-dei-diritti-umani-20191117/

Il 25 ottobre scorso l’Egitto ha proclamato la fine dello stato d’emergenza.  Amnesty International ha immediatamente lanciato l’allarme: “i processi dinanzi ai tribunali d’emergenza operano ancora violazioni gravi dei diritti umani”.

Il Presidente Abdel Fattah al-Sisi ha revocato lo stato d’emergenza, dopo quasi cinque anni dalla sua indizione. La decisone ha implicato la sospensione dell’attività dei tribunali instaurati nel 2017, ma non dei processi già avviati nei confronti di diversi attivisti per i diritti umani presso tali istanze.

Amnesty ha segnalato circa 150 procedimenti nei confronti di oppositori politici, noti difensori dei diritti umani e attivisti. Tra questi, spiccano diverse figure:  Mohamed “Oxygen” Ibrahim, per aver denunciato sui social le violazioni di diritti sociali ed economici. Oggi si trova in un carcere di massima sicurezza, nell’imminente pericolo di essere sottoposto a torture e trattamenti disumani e degradanti;  Alaa Abdel Fattah e Mohamed Baker, inseriti nella lista dei terroristi del governo per aver criticato il governo sulle condizioni delle carceri egiziane;

Patrick George Zaki, lo studente dell’ateneo bolognese accusato di minaccia alla sicurezza nazionale e “diffusione di notizie false dentro e fuori il paese”. Anche l’ex candidato alle presidenziali Abdelmoniem Aboulfotoh e il suo vice, Mohamed al-Kassas, sono  sottoposti a misure di detenzione preventiva per  aver compiuto “atti sovversivi”.

Philip Luther, direttore delle ricerche sul Medio Oriente e sull’Africa del Nord di Amnesty International ha dichiarato: «se volessero affrontare davvero la crisi dei diritti umani in corso, le autorità egiziane dovrebbero far cessare di funzionare del tutto questi tribunali, dato che le loro procedure violano i più elementari standard sui processi equi». 

In particolare, questi processi infrangono principi sanciti nei più importanti strumenti internazionali in materia, come la Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo o i Patti Onu del 1966, ma soprattutto la Carta africana dei diritti umani e dei popoli che all’articolo 7 ribadisce il diritto alla presunzione di innocenza, fino a che la colpevolezza sia stabilita da una competente giurisdizione; il diritto alla difesa, compreso quello di farsi assistere da un difensore di propria scelta e il diritto di essere giudicato in un tempo ragionevole da una giurisdizione imparziale. 

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