POLEXIT. NUOVO GUANTO DI SFIDA TRA VARSAVIA E BRUXELLES

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Fonte Immagine: https://www.euractiv.com/section/politics/short_news/polish-and-eu-courts-clash-as-critics-warn-of-legal-polexit/

La Corte Suprema polacca, ritiene che le leggi della Polonia siano superiori rispetto a quelle di Bruxelles. Dando l’inizio a delle nuove tensioni.

In queste ultime settimane, si è parlato molto di un’ipotetica uscita della Polonia dall’Unione Europea, attraverso una POLEXIT legale. Dovuta al fatto che, la Polonia non riconosce più la superiorità del diritto europeo sulle rispettive leggi nazionali. Infatti, la Corte costituzionale afferma che alcuni degli articoli del Trattato sull’Unione Europea sono incompatibili con la loro Costituzione nazionale, in quanto gli organi dell’UE operano al di fuori dei limiti dei poteri conferiti dalla Polonia nei Trattati e la Costituzione non è la legge più alta in Polonia. Così come, anche per i regolamenti europei che permettono ai tribunali nazionali di aggirare le disposizioni costituzionali.  

La sentenza dei giudici polacchi, viene vista dall’Europa come un guanto di sfida nei loro confronti, ma anche come una situazione “preoccupante” all’interno dell’Unione. Ma soprattutto, perché è la prima volta nella storia comunitaria, che un primo ministro – Mateusz Morawiecki – di uno stato membro, contesta e “azzarda” mettere in discussione i Trattati europei e la supremazia delle leggi europee su quelle nazionali, nonché, uno dei principi su cui si fonda l’Unione Europea. La sentenza, inoltre, va ad attaccare gli articoli 1 e 19 del Trattato sull’Unione Europea, i quali stabiliscono il principio di integrazione rafforzata dei paesi membri dell’UE e la supremazia del diritto comunitario su quelli nazionali.

Oltre al fatto che, questo episodio dà il via a delle nuove tensioni tra le rispettive parti, Bruxelles e Varsavia, da aggiungersi a quelle già esistenti che riguardano: i diritti della comunità LGBT+; libertà di informazione; ed in fine, la più recente riforma del sistema giudiziario polacco.

Ad aggravare ulteriormente la già difficile e tesa situazione tra Polonia ed Unione Europea, c’è il fatto che, la Commissione Europea non ha ancora approvato il piano di Varsavia per l’accesso al Recovery Fund. I quali sono stati congelati, così come, quelli dell’Ungheria, entrambi legati allo Stato di diritto.

Di conseguenza, il Commissario europeo alla Giustizia, Didier Reynders, afferma che, “Alla Polonia abbiamo inserito alcune osservazioni sull’indipendenza del sistema giudiziario. Mentre nel caso dell’Ungheria, le riserve riguardano gli strumenti della lotta alla corruzione”.

Così facendo la Polonia, potrebbe iniziare a rappresentare un problema all’interno dell’Unione Europea, in quanto ora è in una posizione “scomoda” per l’UE. Da una parte la Polonia potrebbe optare per una POLEXIT legale; suggerire una modifica dei Trattati Europei; oppure una modifica dell’ordinamento interno della Polonia. Di conseguenza Bruxelles, potrebbe decidere di attivare l’articolo 7 del Trattato sull’Unione Europea, ovvero, la Clausola di sospensione.

La quale, in presenza di una violazione legata ai principi fondamentali dell’Unione Europea, consente di allontanare di fatto uno Stato dal Consiglio europeo, con la conseguenza di negargli il diritto di partecipare alle riunioni, e ai vertici ministeriali.

Si può osservare, come Bruxelles non sia rimasta ferma ad osservare una delle ultime mosse azzardate di Varsavia, ma abbia risoluto di iniziare a prendere delle decisioni a riguardo.

Oltre, alla già precedente decisone di congelare il Recovery Found polacco. Strategia la quale, andrebbe a colpire in maniera mirata e pesante le casse polacche, infatti, il governo di Varsavia, nel corso degli anni ha sempre fatto grande affidamento sugli stanziamenti erogati dall’Unione Europea.

Di fatto, in questi ultimi giorni, Bruxelles decise di iniziare a prendere ufficialmente dei provvedimenti, più precisamente lo scorso 21 ottobre 2021 il Parlamento dichiara, attraverso una risoluzione:

“Deplora profondamente la decisione del 7 ottobre 2021 del “Tribunale costituzionale” illegittimo in quanto attacco alla comunità europea di valori e leggi nel suo complesso che compromette il primato del diritto dell’UE come uno dei suoi principi fondamentali, conformemente alla giurisprudenza consolidata della CGUE; esprime profonda preoccupazione per il fatto che tale decisione potrebbe costituire un pericoloso precedente; sottolinea che il “Tribunale costituzionale” illegittimo non solo manca di validità giuridica e indipendenza, ma è altresì privo di qualifiche per interpretare la Costituzione in Polonia;”

Inoltre, il Parlamento disapprova l’iniziativa unilaterale di Varsavia, avendo voluto mettere in discussione il primato del diritto UE sulla legislazione nazionale, attraverso nuovamente un utilizzo improprio dei poteri giudiziari dal leader polacco Mateusz Morawiecki, utilizzato per realizzare la propria agenda politica. Precisando che, con l’adesione della Polonia all’Unione Europea, essa si era volontariamente vincolata alle disposizioni dei trattati istitutivi e alla giurisprudenza della Corte di Giustizia dell’Unione Europea (CGUE), attraverso la ratifica del Trattato di adesione del 2003. Per tanto il Parlamento afferma che:

“A norma dell’articolo 47 della Carta, il diritto fondamentale a un ricorso effettivo richiede l’accesso a un giudice indipendente; prende atto delle crescenti sfide poste a tale riguardo dalle corti costituzionali nazionali e da alcuni politici e invita gli Stati membri a rispettare il ruolo cruciale della CGUE e a conformarsi alle sue sentenze… condanna l’uso del sistema giudiziario a fini politici e invita le autorità polacche a cessare di avvalersi arbitrariamente dei propri poteri esecutivo e legislativo per compromettere la separazione dei poteri e lo Stato di diritto”.

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