L’OCCIDENTALIZZAZIONE DELL’AMERICA LATINA

La seconda metà del XX secolo rappresentò per il continente sudamericano un momento di transizione. Questa transizione avvenne, però, in maniera altalenante alternando momenti di apertura a momenti del tipico isolazionismo americano nei confronti della comunità internazionale. 

Quando, l’America Latina si inserisce nel sistema internazionale abbandonando definitivamente l’isolazionismo? 

Cesura fondamentale fu la Conferenza di Bandung (1955): essa sancì la definitiva accelerazione al processo di decolonizzazione decretando l’ingresso e la partecipazione di molti più paesi alla comunità internazionale. Per questa ragione gli Stati appartenenti ad America Latina, Asia ed Africa -per tutto il decorso degli anni Sessanta- diventarono man a mano maggioritari in seno alle Nazioni Unite. Nello stesso momento nacque il movimento dei non-Allineati. 

Grazie a ciò, i Paesi del Terzo Mondo riuscirono a rivendicare le proprie ragioni: simbolo fu la Conferenza delle Nazioni Unite del commercio e dello sviluppo del 1964 durante la quale si rivendicarono le stesse condizioni che gli stati latinoamericani richiesero attraverso la Commissione economica per l’America Latina delle Nazioni Unite: assistenza tecnica e finanziaria, stabilità dei prezzi delle materie prime e sostegno allo sviluppo sociale dei paesi con un basso reddito pro capite. 

Sempre nei tredici anni che vanno dal 1960 al 1973 il sub continente godette della “diplomazia allo sviluppo” avanzata da Kennedy il quale voleva vincere sull’URSS attraverso la dimostrazione pratica dei vantaggi della democrazia e dell’economia di mercato. 

Quest’occasione venne accolta al volo dai governi latini per dare una svolta al loro sviluppo: gli aiuti ufficiali rappresentarono quindi un modo per definire una volta per tutte lo sviluppo. Tuttavia sarebbe stato necessario aumentare le importazioni: il problema sostanziale che si pose fu la divergenza fra l’import e l’export. Tale divario si sarebbe potuto risolvere con i prestiti a tassi ridotti o a costo zero e assistenza tecnica gratuita. 

A differenza dei paesi asiatici ed africani, il Latino America non adottò una politica antieuropeista, al contrario, riavvicinarsi all’Europa fu l’unico modo per distaccarsi dagli Stati Uniti: durante gli anni Settanta i rappresentanti francesi, italiani e tedeschi si recarono nella regione dando avvio ad una forma di “diplomazia informale” attraverso la quale si posero le basi per avviare le trattative della cooperazione che sarebbe poi stata gestita dalla commissione economica europea e i governi dei vari paesi latini. Q

uesto riavvicinamento contribuì fortemente all’abbandono della parità fissa dollaro-oro e alla crisi petrolifera, entrambe verificatesi nel 1973. Da questo momento in poi, tutti i Paesi latinoamericani avrebbero fatto grande ricorso ai prestiti europei considerati meno vincolanti rispetto a quelli americani: tra il 1973 ed il 1979 soprattutto Brasile, Messico, Cile, Perù, Venezuela ed Argentina ottennero 65 miliardi di dollari dall’Europa. 

La nuova cooperazione con l’Europa portò gli stati a scoraggiare sia i rapporti interamericani che coinvolgevano anche gli Stati Uniti sia i rapporti che abbracciassero tutti gli stessi stati sudamericani nel loro insieme. Nacquero così diverse cooperazioni di natura regionale: Associazione latino-americana di libero scambio (1960), Mercato comune centramericano (1960), Patto andino (1969). 

La tendenza centrifuga degli stati latini fu coadiuvata anche dagli eventi di Cuba del 1962 

Il baluardo comunista rappresentò per gli Stati latino-americani la possibilità di costringere Washington a rivedere i rapporti con tutto il sub continente per gli USA un bel problema da risolvere. 

L’inasprirsi delle tensioni convinse molti diplomatici che i latini non fossero ancora pronti per una serie di riforme volte al multilateralismo e il tentativo degli stessi governi latini di difendere la propria sovranità dalle ingerenze statunitensi sfociò in un’ondata di populismi che paradossalmente furono incoraggiati proprio dagli USA. 

In realtà, i colpi di Stato da parte dei militari nel territorio si ritagliarono un ruolo nell’operazione congiunta fra il governo degli Stati Uniti e la CIA -l’operazione Condor- che ebbe come obiettivo la repressione degli orientamenti socialisti o comunisti. Gli USA ottennero il favore dei generali attraverso l’appoggio delle dittature stesse, sia sul piano politico sia sul piano finanziario. I principali paesi coinvolti furono: Uruguay, Paraguay, Cile, Bolivia, Brasile e Argentina. In una dimensione ristretta vennero coinvolti anche Colombia, Venezuela e Perù. 

Così, durante gli anni Sessanta e Settanta la diplomazia informale andò radicandosi incentivando però il bilateralismo piuttosto che il multilateralismo: fra gli stati latini, fra il sud America e l’Europa e fra il latino-America e gli USA.

Una svolta si ebbe durate la presidenza Carter il quale -alla fine degli anni Settanta- preferì negoziare con i singoli paesi mettendo da parte l’OSA (Organizzazione degli Stati americani). Emblematico il negoziato con panama nel 1977 che riguardò la nazionalizzazione e la neutralità del canale interoceanico: l’oggetto in esame fu infatti un argomento di fondamentale per molti paesi latinoamericani che però vennero esclusi dai lavori di negoziazione. 

Il lavoro di Washington per cerare di isolare i Paesi latini nello scenario internazionale si dimostrò con l’azione degli Stati Uniti in Angola nel 1976 e in Etiopia nel 1978 dove si adoperò per contenere la presenza cubana senza chiedere il supporto degli altri Stati del continente latino. 

L’OSA venne così messa da parte e depauperata non solo sul piano diplomatico ma anche sul piano finanziario. La crisi finanziaria che colpì l’Organizzazione non scoraggiò affatto i Paesi latini che in quel momento fecero fronte comune: aumentarono la propria presenza in seno all’Organizzazione stessa, e istruirono -malgrado l’opposizione USA- la corte interamericana dei diritti umani nel 1979 la cui sede venne assegnata a San Josè (Costa Rica) che aveva la facoltà di attivare la Convenzione interamericana dei diritti umani (1978). 

In questo modo l’OSA diventava un’organizzazione latinoamericana soprattutto a partire dal 1980: nel novembre dello stesso anno infatti condannò i regimi autoritari della regione (argentino, cileno, haitiano, salvadoregno, uruguaiano e paraguaiano) per la loro reiterata violazione dei diritti umani. Tuttavia, il lavoro svolto dall’OSA venne bloccato dall’Argentina la quale minacciò di ritirarsi dalla stessa organizzazione se avesse buttato fuori i suddetti Paesi dal sistema interamericano. 

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