EGITTO E REGNO UNITO. NUOVI ORIZZONTI DI COOPERAZIONE A GLASGOW

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Fonte Immagine: http://egypttoday.com/Article/1/109455/Egyptian-president-meets-chiefs-of-state-at-COP26-in-Glasgowto

Ai margini del vertice Cop26 il presidente egiziano Abdel Fattah Al-Sisi e il premier britannico Boris Johnson hanno concordato l’apertura di nuovi orizzonti di cooperazione tra i due paesi in materia di sicurezza, difesa, salute, commercio, istruzione e turismo.

Il primo novembre, ai margini della Conferenza Internazionale sul Clima – Cop26 in corso a Glasgow, il presidente egiziano Abdel Fattah Al-Sisi ha incontrato il premier britannico Boris Johnson. Per entrambi i leader, Glasgow rappresenta un momento cruciale che richiede l’impegno congiunto di tutti i paesi verso la transione verde: «se Glasgow fallisce, fallisce tutto», ha asserito il Primo Ministro britannico alla conferenza stampa in chiusura del G20 a Roma.

Bassam Rady, portavoce della presidenza egiziana, ha dichiarato che – nel corsi dei colloqui – il premier Johnson ha accolto con favore la presenza del presidente egiziano a Glasgow e ha espresso soddisfazione per gli attuali legami tra i due paesi.

L’Egitto – prosegue – è un partner chiave della Gran Bretagna in Medio Oriente ed è auspicabile, dunque, un rafforzamento delle relazioni bilaterali su temi di interessi convergenti come sicurezza, difesa e commercio. Johnson ha inoltre espresso apprezzamento per gli sforzi compiuti dall’Egitto in materia di sviluppo, rinnovando il sostegno della Gran Bretagna per il futuro. 

Per ciò che riguarda i temi strettamente aderenti al motivo ufficiale dell’incontro, Al-Sisi ha sottolineato il suo apprezzamento per la capacità dimostrata dalla Gran Bretagna nel garantire la convocazione e il naturale svolgimento della Conferenza – nonostante i disagi e i limiti imposti dalla pandemia Covid-19 – esprimendo fiducia per i risultati che potrà produrre e ribadendo l’ambizione egiziana ad ospitare la Cop27 nel 2022.

La presenza di Al-Sisi ha Glasgow è servita a chiarire, ancora una volta, la posizione dell’Egitto rispetto ai temi che ruotano attorno al cambiamento climatico globale. Due gli aspetti posti in evidenza dal ra’īs: la responsabilità dei paesi industrializzati, principali responsabili delle emissioni di gas serra, causa primaria dell’innalzamento della temperatura della Terra e le conseguenze sui  paesi in via di sviluppo.

L’«Egitto comprende i suoi doveri ed è anche consapevole dell’entità delle sfide che tutti i paesi in via di sviluppo stanno fronteggiando» ma il loro impegno – sottolinea – è  «condizionato dal sostegno che ricevono», con particolare riferimento ai finanziamenti, che costituiscono la «chiave di volta» per onorare l’Accordo di Parigi.

È proprio in riferimento all’Accordo quadro di Parigi che il presidente egiziano chiede un «trattamento speciale» per il continente africano che – sebbene non sia il principale responsabile del cambiamento climatico – è quello che ne subisce le più gravi conseguenze economiche e sociali.

Fiducioso che l’Egitto sarà chiamato a fare gli onori di casa per la Cop27, ribadisce l’impegno del suo paese per la promozione dell’azione internazionale per il clima, così da «realizzare gli interessi dei popoli del nostro continente e del mondo intero».

Laurea in Governance e Sistema Globale conseguita presso la facoltà di Scienze Politiche dell'Università degli Studi di Cagliari con una tesi intitolata "Essere musulmani europei. Un'identità plurale e in divenire". Il suo principale ambito di ricerca riguarda la presenza musulmana in Europa, con particolare attenzione ai rapporti tra le comunità islamiche e gli Stati. Particolare attenzione è rivolta altresì all'area Vicino e Medio Orientale, nello specifico all'Egitto.

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