SETTE ANNI DOPO LA LIBERAZIONE DI KOBANE

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Fonte immagine: Il Post

Il 1° novembre 2014 iniziò la sconfitta dello Stato Islamico a Kobane e la riconquista, da parte delle forze alleate curde, della città. Sette anni dopo, Kobane sta ancora risorgendo dalle ceneri.

Kobane è una città nel sud-est della Siria ora parte dell’amministrazione autonoma de facto del Rojava (AANES). È una città tristemente nota per i numerosi combattimenti avvenuti contro lo Stato Islamico tra il 2011 ed il 2015, in cui hanno perso la vita molti uomini, donne e bambini.

Nonostante l’orrore di cui molti sono stati testimoni, Kobane è ora una città libera e questo è solo grazie agli immensi sforzi da parte delle forze curde. Donne e uomini hanno combattuto fianco a fianco, senza distinzione di sesso o di razza e hanno liberato Kobane dallo Stato Islamico. Le donne, in particolare, hanno avuto un ruolo fondamentale, una cosa che in Siria – come anche nei paesi limitrofi – non era mai successa prima.

La riconquista di Kobane è iniziata sette anni fa ed è durata circa tre mesi. A fine gennaio 2014 le forze curde hanno annunciato di aver liberato la città e gran parte della zona, allontanando ufficialmente lo Stato Islamico dal Rojava. 

Sette anni dopo, Kobane è ancora sepolta tra le ceneri. Le persone sono tornate a vivere nelle loro case, il mercato è tornato ad essere vivace; è una zona di confine quindi ci sono molte persone che transitano tutti i giorni e questo ha aiutato molto l’economia. Ma sono un’amministrazione autonoma.

Il Rojava, come il suo capoluogo Kobane, è completamente solo. AANES non gode di nessun sussidio statale o fondo internazionale, nonostante il popolo che ha ricostruito questa regione sia stato il principale attore dietro la sconfitta dello Stato Islamico. Invece di essere aiutati, i cittadini sono continuamente attaccati anche dalle forze turche che, ad esempio – grazie alla loro safe-zone –, giustificano le azioni con mozioni di “sicurezza nazionale.” 

Anche se continuano ad essere attaccati da un nuovo e vecchio “nemico”, i cittadini del Rojava combattono, ma questa volta non con le armi. Il Rojava, grazie alla de facto amministrazione autonoma, ha costruito un modello di governo che dà la possibilità a tutti di avere un’opinione, donne incluse. Infatti, se non vi è parità numerica tra uomini e donne, la stessa amministrazione non può funzionare.

Se ci sono tre funzionari uomini, ci devono essere tre funzionari donne. Se c’è un esercito maschile, c’è anche uno femminile. La giuria popolare è anche perfettamente suddivisa tra ambi i sessi ed invece di punire una persona che ha commesso un crimine con una pena ferrea (di morte o di ergastolo), lo si inserisce nella comunità per imparare a cambiare e riconoscere i propri errori.

Dal 2015 ad oggi, questo sistema ha funzionato molto bene, tanto da essere considerato come un modello di ispirazione da altri paesi che transitano fuori da una guerra civile. 

Sette anni dopo la liberazione di Kobane, nonostante le ceneri ed il dolore di molti, la città è libera: ha vinto contro lo Stato Islamico e ha vinto contro l’Occidente che appena finita la battaglia li ha lasciati soli. Certamente, c’è ancora molta strada da fare, specialmente assieme al governo centrale siriano, ma la cosa positiva è che il popolo curdo ha mostrato cosa significa essere una comunità quando nessuno è pronto ad aiutarti. 

Giulia Valeria Anderson - Laureata magistrale con lode in Relazioni Internazionali Comparate presso l’Università Ca’ Foscari di Venezia. Attualmente praticamente pubblicista da Formiche.net per cui si occupa di politiche tech, e analista OSINT per una società di monitoraggio privata a Roma per cui riporta sull’Afghanistan. Specializzata in Medio Oriente, in particolare nella questione curda su cui ha scritto diverse pubblicazioni, tra cui su JIMES e per l’Istituto Curdo di Washington. Ha un diploma in geopolitica del medio oriente e un master di secondo livello sulla sicurezza globale. Giulia è molto attiva nel mondo del volontario, dirige la comunicazione dell’organizzazione non profit Manalive, di cui è anche membra del board e un attiva volontaria.
Membro della redazione geopolitica IARI, scrive per l’area “Medio Oriente".

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