LIBANO: LE CARTE SEGRETE DI UN COLLASSO CHE ARRIVA DA LONTANO

3 mins read
Fonte Immagine: asiatime.com

Trapelano da Beirut rapporti di diversi anni fa che facevano presagire l’imminente tracollo economico dello Stato. Un’ulteriore tegola sul destino già fragile del paese dei cedri.

Le tensioni delle ultime settimane fra partiti e fazioni religiose, da sempre cocktail pericoloso nel paese dei cedri, e ancora prima il susseguirsi faticoso di maggioranze di governo che davano natali a traballanti esecutivi, non ultimo quello attuale, guidato dall’uomo più ricco dello stato.


Ancora prima le indagini – scomode per troppi – dell’esplosione al porto dell’agosto dell’anno scorso, che fece tremare la terra libanese e la sua struttura societaria e comunitaria, e ancora prima le proteste del 2019, germoglio di quel che sembrava un riscatto nazionalpopolare, concluse con il solito noto epilogo: molta confusione politica, ma pochi concreti cambiamenti.Basterebbe questa sintetica ma densa sequela di elementi per spiegare la tragica situazione del Libano, sempre più simile ad uno stato fallito, ma le rivelazioni degli ultimi giorni fanno emergere ben altro, ben più indietro nel tempo.

È infatti trapelato settimana scorsa un rapporto dell’aprile 2016 redatto per le autorità finanziarie libanesi dal Fondo monetario internazionale, che mostrano con precisione che la Banca Centrale del Libano aveva accumulato nell’anno precedente un buco nelle sue riserve da quasi cinque miliardi di dollari, 4.7 per l’esattezza.
Esattezza e chiarezza mai resa nota alla popolazione.

Secondo le Nazioni Unite, oggi, la crisi dell’economia libanese ha raddoppiato il numero di famiglie che soffrono di povertà multidimensionale in due anni, rendendo l’82% incapace di permettersi l’assistenza sanitaria e l’elettricità.
Altri servizi essenziali sono al collasso, testimonianze dirette raccontano che molte panetterie hanno chiuso perché non possono permettersi il diesel per alimentare i generatori privati ​​e le interruzioni dell’elettricità fornite dallo stato ora si estendono non oltre le ventun ore al giorno. 

Una situazione creata anche dal vuoto la comunità internazionale ha lasciato, già nel 2015, e poi culminata quando la fiducia degli investitori si è esaurita tra le proteste civili contro l’élite al potere nel 2019, e le perdite della Banca Centrale si erano moltiplicate.

Il futuro del paese dei credi passa tutto dalla credibilità che nei prossimi mesi riuscirà a ricucire davanti non solo alle cancellerie occidentali, ma anche e soprattutto davanti gli istituti della finanza internazionale.
I rapporti segreti rivelati con clamare diversi anni dopo, sicuramente non aiutano.


Ha studiato Sviluppo e Cooperazione Internazionele all’Università di Bologna e Emergenze e Interventi Umanitari all’Istituto per gli Studi di Politica Internazionale di Milano.
Ha viaggiato curioso dall’Iran alla penisola arabica, dalla Giordania al Maghreb, dal Libano ai territori tirchi, lavorando a lungo in Grecia ed in Egitto.
Esperto di politiche migratorie, ha lavorato per Caritas Italiana.
Oggi è Assesore al Welfare, Europa e Smart City della sua Città, Faenza.

Latest from MEDIO ORIENTE DAILY