G 20 A ROMA: L’ITALIA TRA ATLANTISMO E MULTILATERALISMO

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Il G20 di Roma è stato un importante appuntamento di politica estera per l’Italia, il cui ruolo non è stato semplice, nonostante le difficoltà, l’atlantismo e il multilateralismo sono stati salvaguardati.

l’Italia ha assunto la presidenza del G20 a partire da Dicembre 2020. Il 30 e 31 Ottobre si è tenuto il vertice internazionale a Roma, presieduto dal Presidente del Consiglio Mario Draghi. La presidenza di turno del G20 si è conclusa con il passaggio di consegne all’Indonesia, prossimo paese ospitante.  Per l’Italia, questo G20 rappresenta il più importante appuntamento di politica estera, in cui si trova a ricoprire il ruolo di attore principale. 

Il lavoro svolto dal Premier Draghi non è stato facile, a lui il compito di guidare e coordinare i lavori di questo G20, iniziato con l’assenza del Presidente russo Vladimir Putin e del Presidente cinese Xi Jinping. I due Capi di Stato hanno partecipato ai lavori del vertice, da remoto, in videoconferenza. Ufficialmente, il governo di Mosca e di Pechino hanno dichiarato che l’assenza dei loro rispettivi presidenti è dovuta a questioni di sicurezza, legate al Covid-19 e alla pandemia globale, ancora in corso.

Tuttavia, spesso nelle relazioni tra Stati, ci sono molti non detti, dietro la formalità e il rigido protocollo diplomatico si nascondono messaggi impliciti. In questo caso, l’assenza della Russia e della Cina può essere interpretata come uno scarso impegno e un’indifferenza verso il G20 di Roma, ma più in generale come un loro disinteresse e velata critica al multilateralismo guidato dall’occidente, in questo caso dall’Italia. 

Se la Russia e la Cina risultano i grandi assenti, gli Stati Uniti sono i super presenti a questo vertice internazionale. Il Presidente Joe Biden, la cui popolarità sta diminuendo in America, non poteva mancare al G20 di Roma. Appena qualche mese fa, gli alleati europei avevano messo in dubbio la visione internazionale del Presidente Biden, aspre critiche sono giunte a Washington da Bruxelles e dalle capitali europee, in seguito al caotico ritiro della Nato dall’Afghanistan. 

Il G20 di Roma, in questo senso, risulta strategico per Biden, il Presidente ha la necessità di continuare ad avere l’appoggio degli Stati europei. Gli Stati Uniti, proprio per la grande assenza di Russia e Cina, vogliono dimostrare che le democrazie occidentali, riunitesi a Roma, sono in grado di funzionare e avere una visione comune per il mondo post covid-19. Infine, per il Presidente Biden questa è stata l’occasione per rinsaldare un antico legame, quello con la Francia del Presidente Emmanuel Macron.

Da qualche mese, a causa dell’affaire des sous-marins, meglio conosciuto come Aukus, le relazioni diplomatiche tra Parigi e Washington si erano interrotte, con il ritiro dell’ambasciatore francese da Washington. Il Bilaterale tra il Presidente Macron e Biden si è tenuto a Villa Bonaparte, sede dell’ambasciata francese presso la Santa Sede, entrambi hanno chiarito la questione, il Presidente Biden ha ammesso di essere stato “maldestro” nella trattativa sui sottomarini da destinare all’Australia. 

Degna di nota è stata la visita del Presidente Biden a Città del Vaticano, dove ha incontrato Papa Francesco, nella sede del palazzo Apostolico. L’incontro tra i due capi di Stato risulta molto importante oltre che per le questioni discusse, perché carico di significato. Infatti, dopo il Presidente Kennedy, Joe Biden è il secondo Presidente cattolico degli Stati Uniti.

Alla fine del colloquio, Papa Francesco e il Presidente Biden hanno ribadito il loro impegno comune nella salvaguardia del pianeta, una seria lotta al cambiamento climatico, è stata discussa anche la tutela dei diritti umani, la salvaguardia dei migranti e rifugiati. 

Probabilmente, uno dei motivi per cui il G20 di Roma verrà ricordato, è per l’accordo raggiunto insieme all’OCSE su una tassa minima globale, da far pagare alle multinazionali. Si tratta di un’aliquota unica del 15%, da attuare in ciascun paese entro il 2023. Sulle questioni climatiche, l’Italia ha lavorato in stretto contatto con il Regno Unito con cui condivide la gestione della COP26, il cui prossimo appuntamento si terrà a Glasgow, in Scozia.

Si tratta anche dell’ultimo vertice internazionale a cui ha partecipato la Cancelliera Angela Merkel, che dopo le recenti elezioni in Germania, lascerà definitivamente il suo incarico ricoperto da circa vent’anni.

La Presidente della Commissione Ursula Von der Leyen ha elogiato senza troppi giri di parole, l’operato dell’Italia e del Presidente Draghi, non solo sul lavoro svolto al G20 ma anche in sede europea. Bisogna prendere atto che per questo G20, Il Presidente Draghi ha forse dato prova delle sue abilità politiche, il banchiere della BCE a cui eravamo abituati sembra ormai un vecchio ricordo.

Si è trattato di un G20 geopolitico, più che in passato, da prassi questo tipo di vertice internazionale veniva utilizzato per questioni strettamente economiche, questa volta al centro dell’agenda vi erano questioni internazionali, come la lotta al cambiamento climatico, la lotta alla pandemia globale, l’aiuto sanitario da destinare ai paesi in via di sviluppo e se aggiungiamo la video conferenza organizzata dal Presidente Draghi sulla questione Afghana, allora si comprende meglio la partita giocata fino in fondo dall’Italia. Un paese Mediterraneo, considerato dalla comunità internazionale una media potenza, è diventato anche se per un breve periodo, il perno dell’alleanza atlantica e del multilateralismo

Classe 1991, attualmente è il Vice Presidente IARI. Dal 2019 al 2021, ha ricoperto per IARI la carica di Capo Redattore. Per l’Istituto si occupa di redigere analisi geopolitiche in Affari Europei, sono oggetto delle sue analisi le Istituzioni dell’Unione Europea e gli Stati membri. Ha conseguito una laurea magistrale in Internazionalizzazione delle Relazioni Commerciali, presso l’Università di Catania, con tesi dal titolo: “L’Unione Europea post covid-19: sfide interne ed esterne del mercato unico europeo”. Inoltre, presso lo stesso ateneo, ha conseguito una laurea triennale, in Politica e Relazioni Internazionali, con tesi dal titolo: La Comunicazione politica dei leader globali: dal Presidente J.F. Kennedy a Papa Francesco. In seguito, ha ottenuto un diploma di specializzazione in Affari Europei, presso l’Istituto per gli studi di politica internazionale (ISPI).

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