PERCHÉ LA RUSSIA SI ALLONTANA DALLA NATO

Fonte Immagine: Russian Minister of Foreign Affairs Sergey Lavrov giving a press conference after the meeting in NATO-Russia Council.

Lo scorso 15 ottobre, il Ministro degli Esteri russo Sergei Lavrov ha dichiarato che La Russia sospenderà, a partire da novembre, i lavori della missione permanente presso la NATO. Quale motivo dietro questa decisione?

La decisione della Federazione Russa potrebbe sembrare un fulmine a ciel sereno, ma è l’ennesimo capitolo di una saga che vede lo scontro ideologico NATO- Russia acuirsi sempre più e senza alcuna possibilità di compromesso tra le due parti.

Il ministro degli Esteri russo, Lavrov, ha ricordato che il 6 ottobre 2021 il segretariato della NATO Jens Stoltenberg, aveva deciso senza alcuna motivazione di revocare l’accreditamento di otto dipendenti della missione permanente russa dall’organizzazione a partire  dal 1 novembre 2021 e successivamente ha ridotto il numero totale dei suoi membri a dieci effettivi, compreso il personale amministrativo e tecnico.

Quindi la decisione di sospendere e ritirare l’intera delegazione russa appare come una risposta ad una malcelata provocazione, che ancora oggi, Jens Stoltenberg, non riesce a motivare appieno. La Russia, infatti, ha alzato la posta in gioco, rispondendo alla decisione della NATO di espellere un certo numero di ufficiali russi in servizio presso la missione dell’Alleanza Atlantica, optando per il ritiro dell’intero personale. 

Non solo, inoltre, su precise indicazioni del Cremlino, si sono sospese le relazioni con la NATO, si è richiamato il personale russo dalla missione a Bruxelles e si è ordinato agli ufficiali di collegamento della NATO di stanza a Mosca di andarsene e si è richiesto la chiusura dell’ufficio informazioni della NATO.

Questo quadro, descritto con tale successione di eventi, di rappresaglie e ritorsioni da ambo le parti, potrebbe sembrare attualmente allarmante; invero le relazioni NATO – Russia, di fatto,  erano già irrimediabilmente precipitate già sette anni fa a seguito della crisi ucraina. Dall’escalation post Euromaidan,  NATO e Russia sono tornati indietro di almeno mezzo secolo, ognuno col il proprio obiettivo, ovvero evitare che l’uno primeggi sull’altro in una perenne e continua politica di contenimento.

Va specificato che, anche se la NATO e la Russia non hanno più rappresentanze diplomatiche reciproche, ciò non significa che tutti i contatti siano stati interrotti. In Belgio, la Russia ha un’ambasciata a Bruxelles e sempre nella capitale belga hanno una missione all’interno delle sedi dell’Unione Europea; ciò che risulta essere più rilevante è che i paesi aderenti alla NATO hanno ancora ambasciate a Mosca e, quindi, un canale di dialogo rimane aperto.

Inoltre, l’ atto costitutivo che regola il rapporto bilaterale Russia-NATO, pur essendo ovviamente un cimelio di altra epoca, frutto di logiche ormai passate, è ancora tuttora in vigore e vincolante. Nulla impedirebbe, sulla base del menzionato rapporto, la comunicazione a livello diplomatico, in caso di necessità. Ancora più importante, la comunicazione militare è ancora possibile. 

Il Comandante supremo alleato della NATO in Europa (SACEUR) ha una linea diretta con il capo di stato maggiore russo (CGS), e in realtà si incontrano di persona di tanto in tanto in qualche luogo neutrale.

Pertanto, a ben vedere,la sospensione delle relazioni non equivale in realtà a una nuova crisi, né riduce materialmente la capacità delle due parti di affrontare incidenti e sviluppi che potrebbero inavvertitamente portare a uno scontro frontale.

Per Mosca la NATO, tradizionalmente, significava, soprattutto, una piattaforma per la presenza militare degli Stati Uniti in Europa. Nel periodo successivo alla Guerra Fredda e della relativa cooperazione tra la Russia e la NATO, questa visione è stata ampliata per includere gli alleati europei degli Stati Uniti che erano diventati anche partner russi.

La situazione è mutata nuovamente con il ritorno del confronto USA-Russia. La dura risposta diplomatica della Russia alla mossa dell’alleanza atlantica, evidenzia una crescente convinzione tra i politici e i loro consiglieri a Mosca, che, in un ambiente di conflittuale inasprimento Russia -NATO e delle relazioni internazionali in genere tra i due soggetti, sarebbe auspicabile avere un filo diretto con Washington, manovratore e cervello della strategia NATO di ampio spettro, anziché portare avanti un dialogo con partner europei i quali, di fatto, esercitano un ruolo subalterno rispetto agli Stati Uniti

Partendo da questo punto di vista appena analizzato, gran parte dell’infrastruttura burocratica internazionale della NATO – incluso il ruolo del segretario generale, ricoperto da una figura europea – è solo una vetrina per il completo dominio degli Stati Uniti nell’alleanza. 

Quindi, perché la Russia dovrebbe dedicare tempo ai subordinati? Quando bisogna trattare, parla direttamente con il capo

Il ministro degli Esteri russo Sergei Lavrov potrebbe smettere di incontrare il segretario generale della NATO Jens Stoltenberg, ma la linea tra il CGS e la SACEUR, rappresentata da un generale degli Stati Uniti, rimane una piattaforma di dialogo sempre aperta.

Questo approccio non si applica esclusivamente alla NATO. Lavrov ha recentemente rivelato che alcuni anni fa Mosca ha offerto, tramite l’allora segretario di Stato americano John Kerry, di invitare Washington ad aderire al Normandy Format (una serie di negoziati che coinvolgono Francia, Germania, Russia e Ucraina) per attuare l’accordo di Minsk sul Donbass. 

La logica russa era di coinvolgere e dialogare sempre e direttamentecon gli Stati Uniti, piuttosto che i partner europei, in quanto – gli USA – hanno sempre esercitato una maggiore influenza su Kiev. 

Kerry fu sempre ben disposto al dialogo con la Russia in seno al Normandy Format ma fu veementemente ostacolato da Berlino e Parigi. Alla fine il Cremlino, avendo concluso che parlare con Kiev era risultato estremamente difficile soprattutto per la faziosità degli aderenti europei del NormandyFormat, ha preferito impegnarsi singolarmente in un dialogo diretto con  Washington sull’Ucraina.

In questo contesto, la  razionalizzazione diplomatica di Mosca è convincente con i parteners europei e in primo luogo con la NATO risulta una strategia geopolitica convincente.

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