GERMANIA, IL PRIMO VERO PROCESSO DI CRIMINI DI GUERRA CONTRO GLI YAZIDI

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La Corte di Monaco ha condannato Jennifer Wenisch, accusata di aver commesso insieme al marito crimini di guerra ed omicidio, entrambi membri dell’autoproclamato Stato Islamico ai danni di donne e bambine Yazidi, una minoranza curda del nord dell’Iraq e dell’est della Siria.

Il fatto

L’accusa mossa contro i due coniugi era quella di aver “comprato” una donna Yazidi e la figlia di appena cinque anni, Rania, per renderle schiave domestiche a Mosul nel 2015. Rania e la madre, per circa sei settimane, sono state vittime di quotidiani e ripetuti abusi, torture e trattamenti inumani e degradanti, costrette, inoltre, a pregare una religione che non era la loro in quanto Yazidi.

Come noto, questi ultimi professano un credo religioso diverso dall’Islam e, proprio per questo, insieme al resto della minoranza curda in questione, sono tutt’ora vittime di persecuzioni da parte dell’ISIS e di violenti tentativi di conversione all’Islam. 

Il fatto su cui la Corte si è pronunciato è quello che racconta della bambina, Rania, che dopo essersi ammalata ed aver bagnato il materasso, è stata incatenata fuori sotto il sole cocente, in segno di punizione per ciò che aveva fatto, lasciandola morire di sete. E’ stato inoltre negato alla madre di “compiangerla” minacciandola, altrimenti, di ucciderla e, continuando, pertanto, a trattenerla come prigioniera. In tutto ciò, l’imputata Wenisch, pare non abbia mosso un dito per impedire questi reati, sostenendo in sua difesa che non avrebbe potuto fare diversamente contro il marito, pena la sua stessa incolumità.  

Perché proprio la Germania?

Il diritto internazionale tedesco adotta il principio della giurisdizione universale che permette di perseguire tedeschi o propri connazionali per aver commesso crimini di guerra e/o crimini contro l’umanità perpetrati in paesi stranieri. 

Pertanto,i giudici tedeschi, appellandosi a tale principio, hanno intentato diversi processi che vedono coinvolti propri concittadini che negli anni avevano lasciato il Paese per arruolandosi nell’ISIS. Inoltre, la giurisdizione universale permette di raccogliere, preservare importanti prove e svolgere indagini sulle atrocità perpetrate ai danni della popolazione Yazidi.

Si contavano, infatti, 1200 cittadini tedeschi che lasciavano il paese per raggiungere lo Stato islamico. Ci sono, poi, processi pendenti anche in Francia, Lettonia, Paesi Bassi oltre che in Germania, ma le accuse sono state solo relative alla militanza in organizzazioni terroristiche. Nel giugno 2021, invece, la Germania ha condannato Sarah O. come membro di un’organizzazione terroristica (ISIS) per aggressioni, deprivazione della libertà, soccorso e favoreggiamento di stupro, schiavitù, persecuzione per motivi di religione e di genere come crimini per l’umanità.

Obiettivi raggiunti e raggiungibili

Negli anni, ormai ne sono trascorsi sei dal genocidio di dieci mila Yazidi di cui sette solo (ed in particolare) di donne e bambine, varie NGO e consulenti legali avevano fatto emergere il fatto che i crimini commessi dall’ISIS non fossero solo di stampo terroristico, per cui esistevano già processi, indagini e condanne, ma anche (e soprattutto) che implicassero violazioni del diritto umanitario e di diritti umani contro specifici target di popolazione decimandone intere categorie, quali donne e bambine, rimanendo nell’oblio e prive di voce. 

Inoltre, non si può nascondere che per quelle vittime sarebbe importante che un corpo in quanto vittime di atrocità da parte dei militanti dell’ISIS. 

L’obiettivo, pertanto, con il caso Wenisch, è stato raggiunto dai giudici tedeschi che hanno riportato alla luce casi come questo, finora, affrontati sotto mentite spoglie. 

Un ulteriore obiettivo raggiungibile sarebbe, invece, quello che gli Stati Europei prevedano, finalmente, una strategia coerente e comune sotto l’egida del diritto internazionale invece che agire come singoli, che al momento, agiscono ritirando semplicemente la cittadinanza ai propri criminali connazionali. Si potrebbe, invece, indagare molto più a fondo sulle motivazioni e sulle cause che portano i diversi cittadini europei ad arruolarsi nelle milizie dell’ISIS. 

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