QUALI SARANNO LE CONSEGUENZE DELL’ACCORDO AUKUS? CONTRASTERÀ LA CINA O SFILACCERÀ L’ALLEANZA TRANSATLANTICA?

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La creazione dell’accordo di cooperazione Aukus tra Stati Uniti, Gran Bretagna e Australia in ottica anti-cinese ha provocato i malumori delle capitali europee, che puntano il dito contro Washington per non essere state preventivamente consultate. Ma sarà proprio dall’Aukus che l’Europa dovrà prendere spunto per creare il piano di Difesa Comune per lanciare, assieme a Biden, la sfida a Pechino.

  • Aukus: perchè per Biden la priorità è contrastare la Cina

Una nuova alleanza militare promette di rafforzare la presenza occidentale nel Pacifico di fronte agli obiettivi strategici della Cina. Il presidente statunitense Joe Biden, i premier inglese ed australiano Boris Johnson e Scott Morrison hanno annunciato la costituzione dell’intesa trilaterale di sicurezza denominata Aukus (ovvero Australia, United Kingdom, US).

Stati Uniti, Regno Unito e Australia rinsaldano così un alleanza storica già forte in molti campi, inclusa la cooperazione tra intelligence[1]. La nascita dell’Aukus si prefigura l’obiettivo di affrontare l’espansionismo cinese, anche se Pechino non viene mai citata in maniera esplicita[2].

È un “patto subacqueo” quello lanciato dalle tre superpotenze perché inglesi ed americani si sono impegnati a fornire agli australiani la tecnologia per costruire otto sottomarini a propulsione nucleare che permetteranno all’Australia di intervenire nel Pacifico, dando man forte nel contrasto alla flotta cinese[3]. L’intesa prevede anche la cooperazione su cybersicurezza ed intelligenza artificiale, terreni sui quali Pechino è ora leader incontrastato.

Negli ambienti diplomatici si comincia già a chiamarla Alleanza Indo-Pacifica. È presto per paragonarla alla Nato ma a Nuova Delhi, Tokyo e in altre capitali asiatiche già viene considerata un’evoluzione necessaria per contrastare le ambizioni della Cina[4].

La reazione più dura contro Aukus è arrivata da un alleato occidentale: la Francia. Gli otto sottomarini nucleari, infatti, hanno letteralmente mandato per aria una commessa che aveva assegnato al Naval Group di Parigi la fornitura di 12 unità per la Royal Australian Navy.

Un affare da 37 miliardi di dollari, negoziato tra Parigi e Canberra nel 2016, tanto importante da essere definito il “contratto del secolo”. Il Ministro degli Esteri francese Jean-Yves Le Drian non ha esitato a definirla una pugnalata alle spalle. La vicenda dell’Aukus riporta le lancette indietro nel tempo e precisamente al 2013 quando Obama rinunciò ad intervenire assieme alla Francia in contrasto al regime siriano. A quel tempo le reazioni francesi furono più moderate ma in realtà lo choc fu altrettanto grave.

Il contenimento della Cina risulta essere la maggiore priorità strategica per gli Stati Uniti: gli attriti con la Francia, per quanto spiacevoli, vengono visti dalla Casa Bianca come un prezzo che vale la pena di pagare per rafforzare le alleanzenell’Indo-Pacifico.

L’annuncio della creazione di Aukus confuta la tesi che predicava l’isolazionismo a stelle e strisce dopo il ritiro da Kabul: Biden, infatti, non appare intenzionato a ritirarsi dallo scacchiere mondiale ma intende concentrare le forze statunitense sull’unica minaccia reale per il futuro, ovvero la sfida cinese.

L’accordo con Gran Bretagna e Australia è piuttosto la prima mossa concreta di una strategia enunciata sin dai primi giorni di presidenza Biden[5], il cui obiettivo principale resta il contenimento della Cina e il controllo dell’Indo-Pacifico.

  • L’Aukus indurrà l’Europa ad accelerare il progetto di difesa comune?

Una sigla, Aukus, che è stato come aprire un vaso di Pandora delle relazioni diplomatiche internazionali[6]. Dopo l’accordo spetterà all’Europa risolvere il dilemma[7]. In seguito all’intesa diversi sono stati gli analisti che hanno rimarcato come gli europei non possano più fare affidamento su  Washington.

D’altra parte, l’inatteso sviluppo rimarca il fatto che sono gli Stati Uniti a fidarsi poco del Vecchio Continente. Appare plausibile ritenere come questo atteggiamento della Casa Bianca sia conseguenza delle poco lusinghiere parole che il Capo dell’Eliseo Macron ha riservato alla NATO, definita da lui stesso in stato di “morte celebrale”, alla sua apertura alla Russia, ricevendo in cambio da Mosca un secco “niet”, alla necessità di un’autonomia strategica dell’Ue in tema di politica estera e difesa, auspicando per Parigi un secondo binario strategico rispetto a quello degli alleati.

L’accordo Aukus ha ridotto ai minimi termini la già fragile solidarietà tra le grandi democrazie[8], anche perché il messaggio indirizzato al Vecchio Continente appare essere chiaro. Attraverso Aukus gli Stati Uniti hanno incrinato il rapporto di fiducia non solo con la Francia ma con l’intero Vecchio Continente, di fatto privando di senso il ruolo che l’Europa può svolgere nell’Indo-Pacifico[9].

Nel braccio di ferro con la Cina, Washington ha appena detto di non avere bisogno degli europei. E la pugnalata alla schiena nei confronti del Vecchio Continente appare essere ben più grave se si considera il fatto che Washington ha scelto come partner quell’unico Paese che ha decretato la sua uscita dall’Unione Europea, ovvero la Gran Bretagna. Sulla base della special relantionship, Londra assicura a Biden il sostegno di una potenza militare.

Ma paradossalmente la scelta dell’amministrazione a stelle e strisce di estromettere dal negoziato Aukus buona parte delle capitali europee, mostrando così al mondo intero un’Europa divisa, potrebbe andare a vantaggio di colui il quale lo stesso patto si prefigura di contrastare, ovvero Xi Jimping.

Non è un caso come Biden abbia immediatamente cercato di “correggere il tiro” ribadendo la necessità impellente di “collaborazione fra Stati” e chiedendo unità contro le autocrazie, proprio mentre i rapporti con gli alleati risultano essere ancora più tesi a causa del precipitoso ritiro dall’Afghanistan[10].

La collaborazione tra Europa e Stati Uniti sarà imprescindibile per portare avanti  l’agenda sui cambiamenti climatici, sulla salute pubblica e nel contrasto alla pandemia di Covid-19, sul rilancio economico. La dottrina Biden appare infatti essere ispirata da una certa dose di realismo: l’America è consapevole del fatto che non può correre in solitaria, facendo da contrappeso a una nazione con quasi un miliardo e mezzo di abitanti, con un Pil che presto raggiungerà quello degli Usa.

Soltanto attraverso le alleanze sarà possibile per Washington ristabilire l’equilibrio nei rapporti di forza. Perciò l’importanza degli alleati verrà soppesata in base alla loro efficacia, al loro impatto nella sfida con la Cina. È proprio in questa nuova geometria che il Vecchio Continente dovrà cercare di superare le sue contraddizioni.

Lo scontro appare comunque senza precedenti. La tensione è infatti altissima tra Unione Europea e Stati Uniti[11]. Ma dinanzi all’espansionismo cinese Washington e Bruxelles hanno il dovere di schierarsi unite, anche a tutela dei loro mercati. In futuro sarà necessario per l’Unione uscire dal “buonismo commerciale” nei confronti della Cina e fare fronte comune con gli Stati Uniti, scacciando i fantasmi della tentazione neutralista e anti-americana.

Nel pieno interesse dell’alleanza transatlantica appare inoltre opportuno ricucire i rapporti con la Francia, in quanto quest’ultima rappresenta l’unica potenza europea con un milione di abitanti nell’Oceano Indiano (nell’isola di Reunion), dispone di basi militari attive nel Pacifico (Nuova Caledonia e Tahiti) ed è l’unico Paese europeo membro della Iora, l’associazione dei Paesi rivieraschi dell’Oceano Indiano.

Quanto all’Europa, è probabile che l’Aukus vada ad accelerare la realizzazione di una Difesa Comune. Washington infatti plaude al piano che prevede l’incremento della capacità di difesa europea. Ma l’aut-aut imposto da Biden è che il progetto dovrà necessariamente andare di pari passo con il rispetto dei principi dell’alleanza transatlantica.

La sfida nel Pacifico deterrà l’agenda internazionale nei prossimi anniCon Stati Uniti e Gran Bretagna sempre più rivolti al Pacifico e all’Asia, la necessità di una strategia europea autonoma non rappresenta soltanto un’opzione ma una necessità impellente per il Vecchio Continente.

BIBLIOGRAFIA

B. GUETTA, “UN BOCCONE AMARO PER L’UE”, LA REPUBBLICA, 21/9/21.

C.TITO, “LA MOSSA UE: NIENTE VERTICE NEGLI USA. PRIMA CHIARISCANO SUI SOTTOMARINI”, LA REPUBBLICA, 22/9/21.

D.MANCA, “L’AMERICA DEVE RICONQUISTARE LA FIDUCIA DELL’UNIONE EUROPEA”, CORRIERE 24/09/21.

D.TAINO, “LA SCARSA FIDUCIA USA NELLE SCELTE AMBIGUE DI PARIGI E BERLINO”, CORRIERE, 18/9/21.

E. FRANCESCHIN, “IL’INTESA CHE PIACE ALL’ASIA, LA REPUBBLICA, 22/9/21.

F. RAMPINI, “SOTTOMARINI NUCLEARI USA PER ARMARE L’AUSTRALIA. PECHINO: PACE A RISCHIO”, LA REPUBBLICA, 17/9/21.

G. MODOLO, “DUELLO BIDEN-XI IN MONDOVISIONE. COMPETIZIONE DURA NON GUERRA FREDDA” LA REPUBBLICA, 22/9/21.

G. SANTEVECCHI, “FLOTTA DI SOTTOMARINI CONTRO LA CINA. L’ALLEANZA TRA AUSTRALIA USA E GB”, CORRIERE, 17/9/2021.

MONTEFIORI, “USA, PARIGI RICHIAMA L’AMBASCIATORE, CORRIERE, 18/9/21.

P.GARIMBERTI, “IL PATTO CHE SFIDA LA CINA”, LA REPUBBLICA, 17/9/21.

V. MAZZA, “L’ASIA è STRATEGICA MA L’AMERICA VUOLE LAVORARE CON L’EUROPA”, CORRIERE 24/9/21.


[1] F. RAMPINI, “SOTTOMARINI NUCLEARI USA PER ARMARE L’AUSTRALIA. PECHINO: PACE A RISCHIO”, LA REPUBBLICA, 17/9/21.

[2] S. MONTEFIORI, “USA, PARIGI RICHIAMA L’AMBASCIATORE, CORRIERE, 18/9/21.

[3] G. SANTEVECCHI, “FLOTTA DI SOTTOMARINI CONTRO LA CINA. L’ALLEANZA TRA AUSTRALIA USA E GB”, CORRIERE, 17/9/2021.

[4] E. FRANCESCHIN, “IL’INTESA CHE PIACE ALL’ASIA, LA REPUBBLICA, 22/9/21.

[5] P.GARIMBERTI, “IL PATTO CHE SFIDA LA CINA”, LA REPUBBLICA, 17/9/21.

[6] D.MANCA, “L’AMERICA DEVE RICONQUISTARE LA FIDUCIA DELL’UNIONE EUROPEA”, CORRIERE 24/09/21.

[7] D.TAINO, “LA SCARSA FIDUCIA USA NELLE SCELTE AMBIGUE DI PARIGI E BERLINO”, CORRIERE, 18/9/21.

[8] B. GUETTA, “UN BOCCONE AMARO PER L’UE”, LA REPUBBLICA, 21/9/21.

[9] V. MAZZA, “L’ASIA è STRATEGICA MA L’AMERICA VUOLE LAVORARE CON L’EUROPA”, CORRIERE 24/9/21.

[10] G. MODOLO, “DUELLO BIDEN-XI IN MONDOVISIONE. COMPETIZIONE DURA NON GUERRA FREDDA” LA REPUBBLICA, 22/9/21.

[11] C. TITO, “LA MOSSA UE: NIENTE VERTICE NEGLI USA. PRIMA CHIARISCANO SUI SOTTOMARINI”, LA REPUBBLICA, 22/9/21.

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