OMAN: LA DIPLOMAZIA CHE NON TI ASPETTI

Il conflitto in Yemen c’è da tempo, e si impone sempre più insistentemente su una popolazione stremata, e satura. Se è vero che la risoluzione delle ostilità passa per la pancia del Paese, nel caso yemenita il cuore della Repubblica è pressoché fermo, e occorre assistenza esterna. In particolare, occorre un attore che si imponga come mediatore, che porti le parti a compromesso, e che abbia una conoscenza profonda del milieu domestico dell’unica Repubblica del Golfo, Sanaa: e questo è l’Oman. 

Il Sultanato dell’Oman non è posto sovente sotto i riflettori internazionali, se ne parla quasi esclusivamente per scopi di turismo, o per le recenti mosse fatte da Muscat per salvare le compromesse finanze locali. In ogni modo, non è rilevante nello scacchiere internazionale, e neppure nel panorama regionale. O così sembra. 

Aldilà dell’esistenza in sordina, però, l’Oman rappresenta una delle poche speranze rimaste per porre fine alla logorante guerra yemenita. Expertise locale, rapporti bilaterali con l’Arabia Saudita in fase di costruzione, e a buon punto. Dialogo con gli Houthi già intavolato, prossimità geografica, e un sentire abbastanza comune. 

Certo, non basterà il sultanato a salvare lo Yemen dal baratro. Cionostante, Muscat può, e deve, rappresentare l’outsiderdiplomatico in grado di generare fermento per una pace, o almeno una quiete, non così utopica come appare ora.

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