L’INSTABILITÀ POLITICA CONTINUA A TENERE IN STALLO LA BULGARIA

Fonte Immagine: https://balkaneu.com/bulgaria-cec-finalizes-electoral-process-for-mobile-ballot-boxes-and-diaspora-voters/

Il presidente Radev ha fissato nuove elezioni per il prossimo 14 novembre, le terze dell’anno, dal momento che Sofia non sembra riuscire a superare la propria crisi politica. La situazione parrebbe aggravata dalla mancanza di fiducia nelle istituzioni da parte della popolazione civile, che non solo sta determinando una protratta instabilità legislativa, ma sta anche avendo effetti critici dal punto di vista sociale ed economico: il fallimento della campagna vaccinale e il conseguente rischio dell’ennesimo lock-down sono solo alcune conseguenze.

Le infinite elezioni bulgare

Il prossimo 14 novembre i cittadini bulgari saranno chiamati alle urne per le terze elezioni di questo 2020, non solo per scegliere chi sarà il prossimo presidente della Repubblica, ma anche per cercare di determinare una volta per tutte chi guiderà il governo del Paese nei prossimi anni.

Da aprile ad oggi, infatti, nessun partito è riuscito ad aggiudicarsi una maggioranza tale da poter guidare la Bulgaria da solo, né è riuscito a far convergere su di sé la fiducia e il sostegno di altri partiti, creando un vuoto istituzionale, che – col passare dei mesi – sta assumendo le sembianze di un vero e proprio buco nero.

In seguito alle elezioni di aprile, era risultato vincitore il premier uscente Boyko Borisov, con poco più del 26% delle preferenze totali; una cifra che, tuttavia, non aveva permesso al partito Cittadini per lo Sviluppo Europeo della Bulgaria (Граждани за европейско развитие на България, GERB) di governare autonomamente e che – oltretutto – aveva mostrato una netta riduzione delle preferenze della popolazione per l’ex Primo ministro, accusato di aver drasticamente ridotto la libertà e lo stato di diritto durante il suo mandato.

Non solo, l’esclusione dal Parlamento dei partiti Movimento Interno Bulgaro (Българско Национално Движение, VMRO) e Volja (Воля) aveva obbligato Borisov a cercare nuovi alleati, inutilmente. Dopo tre fallimentari tentativi di creare un governo che si assicurasse la fiducia della maggioranza parlamentare, il Presidente della Repubblica Rumen Radev è stato obbligato a nominare un governo tecnico ad interim e fissare una seconda tornata elettorale per luglio.

Tuttavia, anche in questo caso, il risultato delle urne ha portato a un nuovo nulla di fatto: il partito GERB di Borisov ha visto un’ulteriore riduzione delle proprie preferenze – anche a seguito dei numerosi scandali che l’hanno travolto negli ultimi mesi -, fermandosi al di sotto del 24% e determinando la vittoria – con il 24,08% – del gruppo C’è un popolo così (Има такъв народ, ITN) del comico Slavi Trifonov, che nel 2020 aveva guidato le proteste di piazza che avevano infiammato l’intero Paese e avevano chiesto le immediate dimissioni di Borisov.

Ciò nondimeno, pur essendo riuscito ad avvicinare a sé altri partiti – quali Bulgaria Democratica (Демократична България, DB) e Rialzati, Bulgaria! (Изправи се.БГ! Ние идваме!, IBG-NI) -, le conseguenti scelte del capo di ITN sia in campo politico che della comunicazione hanno destato la preoccupazione dei suoi alleati, portando all’ennesimo insuccesso nella scelta del governo. In seguito, vi hanno provato anche GERB e il Partito Socialista Bulgaro (Българска Социалистическа Партия, BSP), che tuttavia – a causa del forte isolamento politico in cui vertono – non sono riusciti a fare approvare i propri disegni di governo.

A seguito di ciò, il presidente Radev ha stabilito una terza tornata elettorale per il prossimo 14 novembre, quando i cittadini bulgari dovranno già presentarsi per scegliere il nuovo capo di Stato, così da evitare un’ulteriore spesa delle risorse pubbliche.

La sfiducia della popolazione 

Entrambe le elezioni hanno reso evidente la sfiducia della popolazione bulgara nei confronti della propria élite politica: se ad aprile si era registrata un’affluenza del 40% circa dei cittadini, a luglio tale dato si era ulteriormente ridotto, assestandosi attorno al 34%.

Non solo, nessun partito sembra essere in grado di rispondere alle richieste della popolazione e – di conseguenza – di fare vertere su di sé la maggioranza delle preferenze: i partiti vincitori di entrambe le tornate non sono riusciti ad ottenere non solo un consenso tale da assicurarsi la maggior parte dei seggi, ma nemmeno un numero di voti tali da spingerli oltre al 24% delle preferenze; un chiaro segno della crisi politica che sta attraversando il Paese.

D’altronde, negli ultimi mesi, Sofia ha dovuto affrontare numerosi scandali, a partire dalla scoperta di una rete di spionaggio accusata della vendita di informazioni riservate ai russi, fino all’indagine della polizia che ha rivelato una compravendita di voti a favore di GERB per le elezioni dello scorso aprile – ciascuno rilasciato in cambio di 30 leva (l’equivalente di circa 15€). 

La Bulgaria affronta – in realtà – da anni il problema della corruzione; una piaga che, secondo molti, sì è acuita durante il governo di Borisov. Indubbiamente, oggi il Paese risulta agli ultimi posti nelle classifiche sulla libertà e la democrazia degli Stati di diritto: il Corruption Perceptions Index del Transparency International ha collocato Sofia ultima fra gli Stati dell’Unione Europea per la lotta alla corruzione – come ben esemplificato dalla vendita di voti durante le elezioni o l’utilizzo di fondo pubblici elargiti ad aziende private senza l’esistenza di alcun bando di gara; d’altra parte, secondo il World Press Freedom Index la Bulgaria di colloca in 112 posizione, ultima non solo fra i Paesi membri UE, ma dell’intera regione europea, a causa dell’alto numero di episodi di violenza e/o intimidazione nei confronti dei giornalisti e la totale assenza della volontà di indagare e perseguire tali crimini.Corruzione, mala gestione e instabilità stanno inevitabilmente avendo effetti sulla popolazione, sempre più sfiduciata nei confronti della propria Amministrazione e delle proprie istituzioni.

Gli effetti dell’instabilità politica, tra una campagna vaccinale fallimentare e un’economia in crisi

Indubbiamente, il crollo della fiducia negli apparati governativi sta avendo conseguenze non di poco conto: se è indubbio che l’affluenza alle urne sia tra le più basse mai registrate in Bulgaria e che la mancanza di una reale preferenza verso un partito piuttosto che un altro sta tenendo in stallo il Paese, è vero anche che gli effetti di tale sfiducia – e della conseguente instabilità politica – a livello sociale ed economico sono più preoccupanti.

Sofia, infatti, risulta essere – assieme alla Romania – l’ultimo Paese dell’Unione Europea per numero di vaccinati, con appena il 24,7% dei suoi cittadini (un terzo rispetto al dato totale dell’intera regione), secondo i dati riportati dallo European Center for Disease Prevention and Control (ECDC). Cifre che – comminate agli studi sulla diffusione della disinformazione e al tasso di credibilità riconosciuto alle fake news dilaganti sul web – delineano un quadro preoccupante.

Quasi la metà della popolazione ripone più fiducia nelle informazioni riguardanti i complotti legati alla diffusione della pandemia da Covid-19 o l’inefficacia dei vaccini anti-Covid piuttosto che nella campagna vaccinale perseguita e supportata dalle istituzioni nazionali.

Questo risulta determinato, più che dai bassi livelli di istruzione e di formazione universitaria, dalla totale sfiducia nei confronti del governo centrale: infatti, anche tra coloro che sono laureati o che possiedono un’istruzione alta, il numero dei vaccinati è ridotto; basti pensare che a luglio appena il 60% dei medici si era vaccinato, mentre tra gli insegnanti nemmeno il 30%. 

E, così, mentre la maggior parte dei Paesi dell’Unione Europea sta avviando un’apertura pressoché totale delle proprie attività economiche, Sofia si prepara all’ennesimo lock-down, che potrebbe non solo piegare ulteriormente l’economia del Paese – già caratterizzata da una riduzione del 4,2% del PIL nazionale tra il 2019 e il 2020, una crisi del mercato del lavoro e il conseguente aumento del tasso di disoccupazione, pari al 5,1% -, ma determinare la totale sfiducia dei cittadini nella propria Amministrazione. Una conseguenza che potrebbe avere pesanti ricadute sulla politica interna del Paese.

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