LA COMMISSIONE HA VARATO IL NUOVO PACCHETTO DI ALLARGAMENTO, MA I BALCANI SONO PRONTI?

Olivér Várhely, Commissario per la politica di vicinato e allargamento, ha presentato al Parlamento europeo il cosiddetto Enlargement Package (Pacchetto di allargamento) corredato di dettagliati report per i sei Stati Balcanici e la Turchia, nei quali è indicato lo stato di avanzamento di ciascun paese verso l’integrazione europea. 

Il processo di allargamento dell’Unione Europea ha rappresentato uno dei fattori chiave, per l’integrazione del continente europeo. Ripercorriamo sinteticamente la storia dell’allargamento, a partire dalla Comunità europea per poi arrivare ai giorni nostri, con la presentazione del nuovo pacchetto di allargamento, promosso dalla Commissione europea.  

La prima fase di questo processo inizia con gli anni Settanta, nel 1973 aderiscono Danimarca, Irlanda e Regno Unito, l’anno successivo nel 1974 è la volta di Portogallo e Spagna, invece nel 1981, con la fine della dittatura dei Colonelli e la conseguente costituzione di uno Stato democratico, anche la Grecia diventa il decimo Stato membro della Comunità europea.  

La seconda fase del processo di allargamento riprese negli anni Novanta, precisamente nel 1995, anno in cui la Comunità europea passa da 12 a 15 Stati membri. Si tratta della firma di adesione da parte di Austria, Finlandia e Svezia. In questa occasione, anche la Norvegia presentò la richiesta di adesione alla Comunità, tuttavia, il referendum promosso nel paese scandinavo, bocciò il trattato di adesione, costringendo il governo di Oslo ad abbandonare l’idea di diventare un Paese membro. 

Anche se tra numerose difficoltà, il processo di allargamento è continuato anche con il nuovo millennio, nel 2003 si ebbe infatti lo storico allargamento europeo, alle otto ex repubbliche sovietiche dell’est Europa, questo ha rappresentato per la storia dell’integrazione una  grande novità, oltre che un obiettivo strategico per l’Europa intera, significava eliminare definitivamente l’influenza di Mosca sulla Repubblica Ceca, Estonia, Lettonia, Lituania, Ungheria, Polonia, Slovacchia e Slovenia, diventati Paesi membri. A questi vanno aggiunti anche due isole del Mediterraneo, Cipro e Malta, entrate a pieno titolo nel 2004. 

Infine, l’ultimo capitolo del processo di allargamento europeo è rappresentato dall’ingresso di Romania e Bulgaria nel 2007 e della Croazia nel 2013. Ad oggi, tenuto conto di Brexit, che ha sancito l’addio del Regno Unito all’Ue, gli Stati membri sono 27. 

A partire dal 2020, sembra che una nuova fase del processo di allargamento sia ripresa, questa volta i paesi interessanti sono quelli dell’area Balcanica con l’aggiunta della Turchia. Per esempio, il Montenegro ha avviato i negoziati per l’adesione all’Ue nel 2012, seguito dalla Serbia nel 2014 e dalla Bosnia-Herzegovina nel 2016. Inoltre, nel marzo 2020 la Commissione europea nonostante il disappunto della Francia, ma con l’appoggio degli altri Stati membri, ha deciso di avviare i negoziati con l’Albania e la Macedonia del Nord. 

Il processo di adesione all’Unione Europea non è di certo impresa semplice, esso richiede l’attuazione di complesse riforme, gli Stati che vogliono candidarsi a futuri paesi membri, devono dimostrare alla Commissione europea, di aver ottenuto risultati concreti su questioni riguardanti lo Stato di diritto, la riforma della giustizia, una seria lotta alla corruzione e criminalità organizzata, sicurezza e difesa, salvaguardia dei diritti fondamentali, il buon funzionamento delle istituzioni democratiche, nonché un adeguato sviluppo economico e rafforzamento della competitività. 

Il Trattato sull’Unione Europea all’articolo 2 stabilisce che qualsiasi Paese europeo può presentare domanda di adesione, se rispetta i valori democratici dell’UE e si impegna a promuoverli. Il processo di adesione si articola in 3 fasi, ognuna delle quali deve essere approvata da tutti i paesi membri dell’UE. In questo senso, vanno rilevati anche i criteri di Copenaghen del 1993, promossi e adottati dal Consiglio europeo. 

Per quanto concerne l’attuale strategia dell’Unione europea, il 19 ottobre Olivér Várhely, Commissario per la politica di Vicinato e allargamento, di concerto con la Presidente Ursula Von der Leyen e Josep Borrell l’alto rappresentante Ue per gli affari esteri e politica di sicurezza, hanno presentato il nuovo pacchetto di allargamento 2021. Esso contiene una serie di relazioni e valutazioni dettagliate sulla situazione nella regione dei Balcani occidentali, sul percorso e l’attuazione delle riforme intraprese da ciascun Paese per l’adesione all’Ue. 

Anche se il vertice sui Balcani, tenutosi il 6 ottobre 2021 in Slovenia, ha rappresentato un segnale netto da parte dell’Ue e degli attuali Stati membri, per un impegno reale e concreto nel promuovere l’adesione dei paesi balcanici, non si possono escludere le perplessità e criticità che questo comporta.

Infatti, va sottolineato il fatto che, storicamente la regione balcanica è stata la polveriera d’Europa, da cui hanno avuto origine numerosi conflitti. Ad oggi, Stati come il Montenegro, la Serbia, la Bosnia-Herzegovina e la regione del Kosovo nonostante abbiano compiuto notevoli sforzi e passi in avanti, nell’attuazione delle riforme richieste dall’Ue, rappresentano comunque Paesi caratterizzati da un elevato livello di conflittualità e corruzione interna, anche la libertà di stampa, lo stato di diritto e l’indipendenza della magistratura non sono particolarmente tutelati. 

Ad essere realisti, gli Stati più vicini all’adesione europea potrebbero essere l’Albania e la Macedonia del Nord. Infine, una nota positiva, risulta essere l’impegno e la volontà dei paesi balcanici a voler creare un mercato regionale comune, ispirato alle norme e standard europei. 

In seguito agli ultimi avvenimenti, che hanno visto intraprendere uno scontro senza precedenti, tra la Commissione, il Parlamento europeo e la Polonia, circa il non rispetto dei valori fondamentali europei e il non riconoscere il primato del diritto europeo sul diritto nazionale, bisognerebbe chiedersi: “Ha senso continuare ad allargare l’Unione Europea verso Stati che forse difficilmente comprenderanno la vera ragion d’essere di questa organizzazione internazionale sui generis?”.

Con l’ingresso dei paesi balcanici, Il rischio concreto potrebbe essere quello di aumentare le fratture interne all’Ue, rallentando ulteriormente il progetto europeo e l’operato delle istituzioni comunitarie. L’Unione Europea non è di certo un bancomat da cui prelevare finanziamenti in modo illimitato, senza poi voler dare nulla in cambio, questa organizzazione è qualcos’altro, qualcosa di più.   

Gabriele La Spina

Gabriele La Spina, attualmente Capo Redattore e analista geopolitico per gli Affari Europei in IARI. Nato a Catania nel 1991, ha conseguito la laurea triennale in Politica e Relazioni Internazionali presso l’Università degli Studi di Catania, ha proseguito gli studi a Milano, conseguendo il Diploma in Affari Europei presso l’Istituto per gli Studi di Politica Internazionale (ISPI). Infine ha continuato con la laurea magistrale in Internazionalizzazione delle Relazioni Commerciali sempre presso l’Ateneo di Catania.

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