LA VARIANTE AFRICANA E’ DAVVERO UNA FORMA DI VIRUS SILENTE?

A quasi due anni dalla diffusione della pandemia da Covid – 19, ci troviamo ancora una volta a dover affrontare il problema della diminuzione e dell’aumento dei contagi piuttosto repentino, seppur il livello di ospedalizzazione, rispetto ad un anno fa, si è drasticamente ridotto. Ma questo virus continua a fare paura, considerando anche che in molti Paesi, non tutta la popolazione ha ricevuto la prima dose di vaccino. Ne è un esempio il grande gigante africano, che purtroppo ha sempre vissuto una condizione di arretratezza sotto tutti i settori: economico, culturale, sanitario ed infrastrutturale di cui purtroppo al giorno d’oggi si stanno manifestando le conseguenze. Una grande fetta della popolazione africana vive ancora in condizioni igieniche minime, e i cosiddetti “ricchi” ne beneficiano a proprio favore, tendendo ad accaparrarsi tutte le risorse.

La Pandemia che ha colpito tutta la popolazione mondiale in questi ultimi due anni si è sparsa a macchia d’olio a fasi alterne, prima con una netta diminuzione dei contagi e successivamente con una ripartenza “violenta”, intorno alla metà del 2020. L’innalzamento dei contagi ha quindi reso necessario che gli Istituti di Sanità si armassero di buon senso per produrre e somministrare quanti più vaccini possibili.

Storicamente è risaputo che il continente africano non è mai stato oggetto di importante sviluppo, nonostante le enormi potenzialità e le molte risorse presenti al suo interno. Uno dei problemi è anche legato alla scarsità di risorse di tipo economico che non hanno permesso al territorio di poter sviluppare delle infrastrutture idonee allo sviluppo di un’adeguata occupazione della popolazione, ma soprattutto, nel contesto della pandemia da Coronavirus, non ha rappresentato una “sicurezza” dal punto di vista sanitario. 

Nel mese di giugno il numero di casi totali di Covid – 19 confermati all’interno del continente, secondo il Weekly bullettin on outbreaks and other emergencies pubblicato il 13 giugno del 2021 dall’Ufficio regionale  i contagiati sono stati all’incirca 5 milioni.

Fonte Immagine: World Health Organization

Nella prima settimana di giugno, sono stati quindi individuati circa 121.170 nuovi casi, con un aumento del circa 29% rispetto alla settimana precedente, registrando anche una precisa zona di focolaio, ossia la regione meridionale del continente che ha subito un’impennata circa del 61%. Altre zone l’hanno seguita anche se con percentuale minore, mostrando che la pandemia sta colpendo gli Stati africani in modo diseguale, secondo quanto aggiornato dall’Ufficio regionale dell’Africa dell’OMS.

I dati aggiornati al 28 settembre 2021 confermano che i casi di contagio da Covid-19 si aggirano intorno a 8.247.972, di cui 209.216 morti, colpendo più di 55 paesi, tra cui il Sudafrica che si attesta al vertice della classifica, registrando da solo circa 2.897.521 casi e circa 87.216 morti.

Questi numeri sono testimoniati dal fatto che proprio il Sudafrica è stato l’unico paese ad aver effettuato il maggior numero di tamponi ( all’incirca 17 milioni) al fine di avere una conoscenza più profonda del numero così alto di contagi. Al Sudafrica seguono il Marocco, la Tunisia, l’Etiopia e molti altri Stati, registrando quindi un aumento drastico dei contagi, che prepara il continente ad una “spaventosa” terza ondata. 

Ad accrescere la già molto ampia piaga sudafricana, proprio all’interno del Paese, è nata una nuova variante del virus: chiamata C.1.2, la quale presenta delle mutazioni simili ad altre varianti fino ad ora note al mondo della sanità. Questa nuova variante è stata segnalata dall’Istituto sudafricano per le malattie infettive (Nicd) ed è comparsa per la prima volta a maggio del 2021, inizialmente con una frequenza molto bassa, attestatasi intorno al 2%.

L’OMS e il Dipartimento di salute africano hanno chiesto di emettere lo stato di allerta riguardo alla circolazione di questa variante, in modo da poterla monitorare. All’interno del genoma sono state trovate mutazioni già presenti nelle varianti Beta e Delta più. Tra l’altro si pensa che questa variante abbia una maggiore trasmissibilità e una ridotta azione immunitaria, per cui sarebbe opportuno restare cauti. 

Come già accennato, l’Africa è il continente che soprattutto dal punto di vista sanitario è arretrato in modo preoccupante. Per tale motivo la pandemia che caratterizza quest’area geografica è stata definita “silente”, poiché seppur siano state stimate delle percentuali di contagi e di morti, non si sa la reale portata della devastazione che sta causando questo virus e le conseguenze che ci saranno a riguardo.

Nel resto del mondo la “questione vaccini” è stata messa in moto solo dopo circa un anno e mezzo dalla diffusione del virus, mentre in Africa ci si è mobilitati solo recentemente, da alcuni mesi.

Per quanto riguarda la campagna vaccinale quindi in Africa si è “lanciato” il programma Covax, mediante il quale tuttavia non si sono avuti i risultati sperati, questo poichè  delle circa 60 milioni di dosi destinate al continente, solo una minima parte, ovvero circa 19 milioni, gli sono state effettivamente consegnate e, solo all’incirca l’1% della popolazione ha ricevuto almeno una somministrazione. 

A ben pensarci questo quadro “appena dipinto” sembra essere qualcosa di devastante, considerando il fatto che ancora in Africa si registra una forma di “apartheid”, in questo caso di carattere sanitario, dove gli abitanti più ricchi si accaparrano le dosi di vaccino da somministrare, lasciando a bocca asciutta quelle fasce di popolazione più povere.

A Maggio, a Parigi, si è tenuto il vertice proprio sulla questione della liberalizzazione dei brevetti del vaccino, con l’obiettivo di eliminarli del tutto e garantire un libero accesso ed in modo eguale a tutta la popolazione. Sulla questione è intervenuto anche il Presidente francese Emmanuel Macron il quale ha precisato, a sostegno dei partecipanti africani al vertice, di impegnarsi al trasferimento di tecnologie adeguate al fine di garantire un sito di  produzione vaccinale anche in Africa. Inoltre, è stato richiesto anche il sostegno dell’OMS, dell’Organizzazione mondiale del Commercio e del Medicines Patenet Pool.

Conclusione

Nonostante si dica che stiamo vivendo in un’epoca globalizzata, industrializzata e informatizzata, quanto sta accadendo in Africa appare quasi inverosimile, soprattutto riguardo alle condizioni in cui vive la popolazione. Facendo un paragone con l’Italia dove gran parte della popolazione rifiuta il vaccino per paura degli effetti collaterali che possa provocare, in Africa invece la popolazione “agogna” la possibilità di poter aver somministrata almeno una dose di vaccino. Questo fa emergere che in gioco vi sono altri interessi e non viene messa al primo posto la cura della salute della popolazione.

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