LA RISPOSTA RUSSA AL G20

Fonte Immagine: https://formiche.net/2021/08/g20-afghanistan-russia-cina-marsilli/

Russia e Cina disertano il G20 sull’Afghanistan; quali sono le motivazioni che spingono i due Paesi e creare una diplomazia parallela?

Conclusosi il G20 straordinario voluto fortemente dal Presidente del Consiglio Italiano, Mario Draghi, circa la problematica situazione afghana, il quadro che ne è emerso rimane piuttosto tiepido. Con la pesante assenza di Russia e Cina dal tavolo (virtuale) delle trattative, il risultato scaturito dal summit  è stato piuttosto modesto; aiuti umanitari a garanzia della popolazione afghana affinché si scongiuri l’esodo di migranti verso l’Europa. Niente di più.

Così il G20 virtuale sull’Afghanistan – azzoppato dall’assenza di Vladimir Putin e del presidente cinese Xi Jinping – si è limitato ad attribuire alle Nazioni Unite il ruolo di grande dispensatore di aiuti.

Un ruolo che risparmia all’Occidente il grande imbarazzo di trattare direttamente con il governo dei talebani in modo tale che si eviti di riconoscerne indirettamente la legittimità internazionale.

Perché Russia e Cina hanno disertato il G20 straordinario sull’Afghanistan, voluto dall’Italia?

Le risposte a questo quesito sono due e risultano essere quanto mai semplici.

La prima è una questione di carattere meramente territoriale; geograficamente le due potenze, – ad esclusione dell’India – appaiono quanto mai vicine al territorio in questione rispetto a gran parte degli stati che hanno aderito al G20. Aderire al G20 avrebbe potuto costituire un implicito mandato per gli stati che hanno partecipato al forum di consultazione ad interferire in una sezione del globo che Pechino e Mosca, dal ritiro della coalizione occidentale avvenuta nell’agosto 2021, considerano oramai nella propria esclusiva sfera di influenza.

La seconda è una questione prettamente politica. Dal 2014 in poi, con l’inizio delle sanzioni occidentali alla Russia e con l’elezione di Trump, prima, e di Biden, poi, unitamente ai ripetuti attacchi mediatici USA nei confronti della Cina, le due potenze sembrano avere voluto sviluppare una diplomazia parallela in risposta alle malcelate ostili politiche occidentali, orchestrate da Washington

Non a caso, infatti, il 20 ottobre 2021 si è tenuto a  Mosca con Cina, India, Pakistan, Iran e i rappresentanti dei talebani un summit internazionale sul futuro dell’area. Tale incontro ha lo scopo, da un lato, di riconoscere il governo talebano in Afghanistan, al fine di  intavolare una linea preferenziale di dialogo con questo, dall’altro, quello di essere una risposta maggiormente “inclusiva” per tutti quei paesi attigui e limitrofi all’Afghanistan; lo scopo, ultimo, con ogni probabilità, è sottolineare e ribadire che i problemi di Kabul sono di mera ed esclusiva competenza regionale

Ma perché la Russia dovrebbe schierarsi con la coalizione regionale invece di optare per un riavvicinamento alle potenze occidentali?

Mosca ha percepito nel comportamento dell’amministrazione Biden un tradimento delle proprie aspettative per quanto concerne la cooperazione con Washingont. Infatti, nonostante la fallimentare uscita dallo scenario afghano, l’Amministrazione Biden continua a evitare qualsiasi apertura a Mosca.

Una chiusura ingiustificabile agli occhi del presidente Vladimir Putin che nel faccia a faccia con Biden dello scorso giugno si offrì di agevolare il ritiro americano garantendo l’uso delle basi russe in Asia Centrale. Un’offerta altamente simbolica considerato che dopo l’11 settembre quelle stesse basi vennero messe a disposizione delle truppe americane impegnate in Afghanistan. Una disponibilità ridiscussa, peraltro, il 22 settembre a Helsinki dal generale Mark Milley, capo di stato maggiore americano, e dal suo omologo russo, Valery Gerasimov. 

Nonostante le offerte di Mosca, l’amministrazione democratica USA ha fatto di tutto per evitare intese con la Russia sull’Afghanistan. Per Mosca, quindi, la destabilizzazione di una linea comune occidentale e il riconoscimento del governo Afghano costituisce un punto di non ritorno nelle relazioni con gli Stati Uniti; fermo restando che la Russia non vede di buon occhio neppure il governo talebano, in quanto questo, avendo nel traffico di droga internazionale una delle maggiori fonti di introiti, vedrebbe nel mercato russo uno sbocco naturale per il commercio di eroina.

Inoltre, l’avversione dimostrata dai talebani nel nominare all’interno del proprio governo uomini che fossero di rottura con il passato, dimostra quando siano interlocutori inaffidabili. L’apertura, quindi, che la Russia ha dimostrato nei confronti dei “nuovi” di Kabul non è da leggere come un avvicinamento alle istanze dei talebani ma l’applicazione della massima “il nemico (talebani) del mio nemico (Stati Uniti) è mio amico”.

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