AUKUS: IL CIELO DIETRO IL MARE

Le geometrie anglosassoni nell’Indo-Pacifico perseguono una strategia che non si limita al piano marittimo militare. Bensì supera la stratosfera e investe direttamente il nuovo settore di contesa geopolitica: lo spazio esterno.

L’accordo siglato il 15 settembre 2021 fra Stati Uniti, Australia e Regno Unito (in sigla AUKUS) ha permesso alla marina australiana di dotarsi della tecnologia necessaria al fine di munirsi di una flotta di sottomarini a propulsione nucleare.

Tale manovra scatena le ire della Francia, la quale si vede privata di un lucroso accordo con Canberra: cancellata la fornitura di mezzi, prodotti da Parigi, per un valore di €56.000.000.000, favorendo invece sommergibili prodotti da Rolls-Royce e BAE Systems.

Lo strappo nasce dalla impellente necessità americana di contenere la Repubblica Popolare Cinese in quello che, dall’amministrazione Trump a seguire, viene ribattezzato Oceano Indo-Pacifico. Traducendo il tutto in un linguaggio prettamente geopolitico: l’egemone necessita di contenere la potenza in ascesa.

A tutti i costi. E il primo di questi lo ha pagato la Francia, un Paese che condivide un rapporto sui generis con gli Stati Uniti, rispetto agli altri “alleati” europei. Il secondo toccherà alla Cina e alle sue mire espansionistiche nell’area in questione.

Pechino guarda al mare: il ricongiungimento con la “provincia ribelle” Formosa minacciato con la violazione dello spazio aereo taiwanese per mezzo di un sempre crescente numero di cacciabombardieri, ma anche il Mar Cinese Meridionale rappresenta una zona ormai calda, dopo il tracciamento delle nove linee a rivendicare uno spazio più ampio di sovranità territoriale.

Adam Smith ci insegna che non è dalla benevolenza del macellaio che ci aspettiamo la carne, ma dalla cura che ha per il proprio interesse. Lo stesso principio si può applicare in ambito geopolitico. AUKUS non è un accordo nato per difendere “benevolmente” il Vietnam, le Filippine e tutti i Paesi che si vedono sottrarre acque territoriali dalla Cina: l’accordo nasce per conferire agli Stati Uniti un vantaggio sull’aspirante egemone. Anche fra gli stessi elementaconstitutiva: il Regno Unito, isolato dal continente, ha estrema necessità di rimanere ancorato agli Stati Uniti; l’Australia sfrutta la sua posizione strategica.

Ed è proprio da una testata australiana (The Strategist) che possiamo osservare quanto l’AUKUS sia in grado di diventare un moltiplicatore di sviluppo tecnologico in grado di espandersi alla sfera spaziale: entro il 2024 la Marina americana prevede di dotarsi di Submarine High data rate vale a dire sommergibili muniti di antenne di ultimissima generazione.

La principale caratteristica di questi sottomarini è il possesso di una tecnologia elevata, tanto da permetter loro di collegarsi direttamente sia con la flotta di satelliti, di uso militare, geostazionari Milstar che con la costellazione Dscs (Defense satellite communications system) per comunicazioni sicure a banda larga.

Va sottolineato che i satelliti in questione si trovano a circa 35.786 km e hanno orbite fisse che permettono loro di mantenere stabile l’osservazione di una precisa area geografica in quanto la loro orbita è circolare ed equatoriale, situata a una altezza tale per cui il periodo di rivoluzione del satellite coincide con il periodo di rotazione della Terra.

Tale innovazione tecnologica verrà messa a disposizione per le marine di Londra e Canberra, oltre che i dispositivi di emissione di onde radio a bassissima frequenza per la comunicazione con i sottomarini in acque profonde.

Attenzione particolare è riservata va al ruolo di Londra in questa alleanza. In un Europa post-Brexit risulta più complicato stringere alleanze per disegnare concrete linee strategiche. I contrasti con il vecchio continente non si limitano al settore economico, ma anche a quello spaziale: la necessità dell’Europa di autonomia strategica ha portato all’esclusione del Regno Unito dal programma spaziale Galileo.

Galileo è il sistema globale di navigazione satellitare dell’Unione europea, il cui scopo è inviare segnali radio per il posizionamento, la navigazione e la misurazione del tempo. Questo rappresenta una minaccia per gli Stati Uniti nella partita dell’internet satellitare: De Facto, Galileo è destinato a divenire il principale competitor del sistema satellitare americano GPS, pur non avendo una costellazione di satelliti della stessa portata.

Per gli Stati Uniti fornire al Regno Unito supporto tecnologico nel settore spazio diventa una manovra essenziale, in quanto Londra, disponendo di un sistema satellitare proprio, il britannico OneWeb potrebbe mettere sotto insidia la costellazione di Galileo, consentendo al sistema americano di mantenere il suo monopolio.

L’accordo AUKUS offrirebbe quindi ai Paesi l’opportunità di sfruttare le necessità del settore spaziale per rafforzare il proprio partenariato strategico: si tratta di un esempio straordinario di tecnopolitica dal carattere industrial-militare.

Allo stesso modo in cui furono determinanti gli aerei dotati di radar, adoperati dalle truppe britanniche contro i tedeschi durante seconda guerra mondiale, oggi il binomio oceano-spazio, grazie all’uso di sommergibili ad alta tecnologia, in grado di comunicare con le costellazioni satellitari militari, garantirebbe un importante vantaggio nell’Indo-Pacifico contro la Cina.

Gli Stati Uniti e gli altri firmatari AUKUS hanno compreso che la partita del futuro si giocherà sulle comunicazioni satellitari. Lo sviluppo tecnologico sul piano militare e inustriale rende lo spazio sempre più oggetto di contesa, settore dal quale prenderanno forma strategie in grado di delineare nuove gerarchie tra le potenze. 

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