PERCHÉ ISRAELE DOVREBBE AVERE IL DIRITTO AD ESISTERE?

Il conflitto tra Israele e Palestina non si è mai attenuato, le discostanti retoriche dei due hanno portato all’assenza di dialogo e comprensione, con il conseguente proseguire di questo. Qual’è la base su cui poggia? Qual’è un possibile modo per uscirne? Entrambi rivendicano quei territori in quanto diretti eredi, ma chi ha ragione? Forse nessuno dei due, ma una risoluzione è necessaria. 

‘’Nella Striscia colpiti 150 obiettivi: 119 morti. Il lancio di razzi di Hamas, invece, avrebbe provocato sette decessi sul fronte israeliano’’ era il 13 maggio quando il conflitto Israeliano- Palestinese raggiungeva il suo picco massimo in questo 2021. 2 mila razzi lanciati da Gaza, Israele, colpisce 150 obiettivi sotterranei nel nord della Striscia. 


Un conflitto che dura ormai 60 anni, esattamente da quando lo Stato d’Israele si è venuto a creare, con il rifiuto da parte araba di accettare la spartizione del territorio Palestinese decisa dalle Nazioni Unite con la risoluzione del 29 novembre del 1947.

All’indomani della proclamazione dell’indipendenza dello Stato israeliano gli eserciti di Egitto, Siria, Transgiordania, Iraq e Libano invadono il territorio dello Stato appena proclamato. Nell’arco degli anni, Israele ha fatto la sua parte nel conflitto, annettendo ed invadendo illegalmente territori come ad esempio i territori della Cisgiordania e di Gerusalemme Est sottratti alla Giordania; i territori di Gaza e del Sinai presi all’Egitto e delle alture del Golan sottratti alla Siria.

Tutti territori poi dichiarati occupati dalla risoluzione 242 delle Nazioni Unite nel 1967che ne prevedeva la restituzione incondizionata. Parte di questa restituzione è stata posta in essere, sebbene Gerusalemme Est e le alture del Golan, si trovano tutt’ora sotto controllo Israeliano a causa della loro importanza strategica. 


Due sono le soluzioni, prese in considerazione negli anni, al fine di porre fine al conflitto:
– La prima fa riferimento alla creazione di uno Stato unitario, dove arabi ed ebrei convivano in pace, sotto una forma politica di stampo federale.
– La seconda, ed è quella che si è profilata come maggiormente adatta alla situazione in termini di convivialità, è data dalla formula “Two States for Two Peoples[1].

Qual’è la sostanziale differenza tra le due formule, nel primo caso abbiamo che per una questione d’interessi propri del singolo popolo, non vi potrà essere un perfetto equilibrio nella rappresentatività ed eguaglianza societaria di entrambi le componenti etniche. 
Nel secondo caso, creando due entità separate, vi vigerà il principio di autodeterminazione dei popoli che farà sì che il singolo Stato si auto determini in termini legislativi e societari in modo più adeguato possibile ai propri usi, costumi e fabbisogni. 

Di fatto però, il conflitto continua, provocando morti e sfollati che stravolgono gli equilibri di questa regione. Il permeare del conflitto è dato dal rifiuto di accettare, dalle frange estremiste del mondo arabo, il diritto d’esistere dello Stato d’Israele. L’argomentazione più largamente adoperata è quella dell’assenza di un vissuto che persiste nel tempo della popolazione ebraica in quei territori. 


La narrazione ebraica afferma, che la loro unica patria è Eretz Yisrael, da cui sono stati allontanati con la forza e presso cui sono tornati grazie al movimento sionista.La narrazione palestinese afferma che, hanno popolato Falasteen per secoli, mentre la rivendicazione ebraica è un’invenzione moderna. In ragion di ciò, nelle rivendicazioni arabe vi è, la sempre e costante cancellazione d’Israele.

Questo tipo di visione, ha inoltre portato ad una modifica nella narrazione, si è passati infatti dal denunciare Israele per occupazione alla denuncia per apartheid. Il primo caso, presuppone infatti, il ritiro dai territori occupati. Nel secondo, si presuppone il ribaltamento istituzionale.


Israele dal canto suo ha a più riprese accettato la formulazione di due Stati come unica soluzione possibile.
La problematica di fondo è che entrambi sono indigeni della stessa terra, ed entrambi, hanno lo stesso diritto a costituirsi come Stato. 

A questo punto ci domandiamo se Israele sia o meno una costruzione moderna… La normativa su cui poggia la sua nascita è data da:
– Dichiarazione di Balfour del 2 Novembre del 1917[2].
– Mandato Società delle Nazioni del 1922, che conferiva al Regno Unito, il mandato sulla Palestina[3].
– Risoluzione ONU 181 del 29 Novembre 1947.
– Dichiarazione d’indipendenza dello Stato d’Israele 15 maggio 1948.


In base a ciò e al diritto internazionale, non è contestabile la legittimità e sovranità dello Stato di Israele entro i confini stabiliti prima della Guerra dei 6 giorni del 1967, confini accettati dalla comunità internazionale.[4]
Per quanto riguarda la lontananza degli ebrei per duemila anni dalla Terra d’Israele, questa viene smentita, dagli scavi archeologici che hanno riportato alla luce numerosi reperti come ad esempio la sinagoga di Bet Alfa che risale al 540[5] e che dimostra una presenza assidua e costante della popolazione ebraica. 


Vediamo quindi che tutte le tesi adoperate fino ad ora, dal mondo arabo, non trovano fondamenta.
Una delle possibili cause che si hanno dietro questo rifiuto, può essere spiegato in parte, dal fatto che secondo la religione islamica, o quantomeno alcune correnti di pensiero, non vi può essere passaggio né di musulmani né di terre musulmane agli infedeli. Nessuna terra dār al-Islām è ammissibile che torni a essere dār al-harb.

In aggiunta, si adopera l’argomentazione degli espropri, ai danni dei palestinesi che si sono avuti in seguito all’insediamento ebreo. Parte di questi espropri tuttavia, si configuravano come acquisizioni dai palestinesi, dietro un pagamento a prezzi di mercato per rivendere in seguito tali proprietà agli ebrei più benestanti. 


Se prendiamo in considerazione gli aspetti economici, Israele, è una figura scomoda. Ciò lo si comprende leggendo il rapporto della Banca Mondiale che evince come le risorse disponibili nell’Area C della Cisgiordania, darebbero modo ai palestinesi di avere un introito di oltre 3 miliardi di dollari all’anno, tuttavia questo guadagno non si configura in quanto la maggior parte degli insediamenti israeliani sono situati in modo strategico da fornirle il controllo di acqua, terra e risorse minerarie a scapito della popolazione locale. 


L’unica soluzione possibile per risolvere tale conflitto, è l’accettazione della formula “Two States for Two Peoples”, creando due stati democratici ed indipendenti che intrattengano rapporti di cooperazione. In tale modo si potrebbe ridare un po’ di stabilità ad una regione pervasa da conflitti in cui l’azione occidentale non è ancora del tutto cessata. Il tentativo di creare uno Stato della Palestina si è avuto nel 1988, sancendo come sua capitale Gerusalemme, con la dichiarazione d’indipendenza della Palestina.

Tuttavia, la Palestina non possiede una leadership forte, che riesca a mantenere nelle sue mani il potere. Abbiamo infatti che mentre Fatah riconosceva Israele, impegnandosi cosi a risolvere il conflitto, nel 2006 con le elezioni parlamentari che si sono tenute in Palestina Hamas è riuscito a salire al potere per sottrarre un anno dopo, a Fatah, il controllo su Gaza con la forza. Hamas ha continuato a perpetrare una politica che tendeva a non riconoscere lo Stato d’Israele, fomentando in questo modo, anche una retorica estremista. Ad oggi la Palestina si configura, solo, come entità. 


A ben vedere la risoluzione del conflitto è ben lontana se l’accettazione del diritto d’esistere dello Stato d’Israele non venga riconosciuto. La problematica di questo conflitto è che è una guerra ad armi dispari in quanto Israele dispone non solo di un certo potere militare, si annovera infatti tra le forze armate meglio addestrate al mondo, in quanto non solo dispone di tecnologia d’avanguardia ma beneficia anche dei programmi d’addestramento NATO.

Ma in virtù di ciò, ricopre una posizione strategicamente importante negli interessi occidentali nel Medio Oriente, che le offrono il suo pieno appoggio. 

Israele rappresenta, infatti, l’unica linea di difesa della NATO per i territori di Cipro, Grecia, Rodi e Creta contro gli attacchi provenienti dal Medio Oriente. 
Perpetrando l’ambiguità strategica sul nucleare è l’unica, grazie all’appoggio continuo degli alleati, a poter fornire una certa stabilità alla regione man mano che l’occidente sposta la sua visuale su altri orizzonti. 



[1] “Israel and Palestine, Two States for Two People. If Not Now, When?”, Boston Study Group on Middle East Peace. pp. 6–9 

[2] Furio Biagini, “La dichiarazione di Balfour alle origini dello stato d’Israele e del moderno Medio Oriente”, Eunomia. Rivista semestrale di Storia e Politica Internazionali, Eunomia VI n.s. (2017), n.2, pp. 372-394.

[3] Amedeo Giannini, “I mandati tipo A e la loro natura giuridica”, Oriente Moderno Anno 2, Nr. 3 (15 Agosto 1922), pp. 129-141.

[4] “Israele: storia di un conflitto in evoluzione”, IARI Istituto Analisi Relazioni Internazionali, 29 agosto 2020.

[5] “Israele e il Libro”, Limes Rivista italiana di geopolitica, n.10/15, 2015. 

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