INDO-PACIFICO: QUESTIONE DI SICUREZZA REGIONALE TRA USA E CINA

La crescente assertività cinese nell’Indo-Pacifico ha portato Washington ad agire per difendere la sicurezza e stabilità regionale

Il 15 settembre 2021 i 3 capi di stato Joe Biden, Boris Johnson e Scott Morrison hanno annunciato in videoconferenza lo storico patto AUKUS tra Stati Uniti, Australia e Regno Unito per la sicurezza nell’Indo-Pacifico, dichiarando che l’obiettivo principale è “promuovere la sicurezza e la prosperità” nella regione.

Negli ultimi anni la Cina ha dimostrato una sempre maggiore assertività nel Mar Cinese Meridionale e nelle sue pretese verso Taiwan: ha investito molto nella sua capacità militare, includendo la guardia costiera con cui pattuglia le acque da lei rivendicate. L’Indo-Pacifico è divenuto negli ultimi anni una delicata questione di sicurezza regionale per Washington, e questo patto è una delle iniziative intraprese dagli Stati Uniti con l’obiettivo implicito ma evidente di contenere l’espansione cinese e fornire sicurezza nella regione.

L’Australia invece in passato aveva mantenuto buoni rapporti con la Cina che è suo principale partner commerciale, acquistando il 41% del suo export (dato del 2020), ma negli ultimi anni sono emerse tensioni dovute a questioni politiche. L’AUKUS rappresenta un’importante partnership di difesa tra paesi occidentali, di come non se ne vedevano da decenni, nel quadro dell’attuale sfida che l’Occidente sta affrontando contro la Cina.  

Nello specifico, il patto permetterà all’Australia di costruire per la prima volta sottomarini a propulsione nucleare, ovvero alimentati da reattori nucleari usando una tecnologia fornita da Washington, e questa condivisione fino ad ora gli Stati Uniti l’avevano fatta solo con il Regno Unito.

Questi sottomarini, rispetto alle flotte a propulsione convenzionale, sono molto più difficili da rilevare, possono rimanere sommersi per mesi, trasportare di più e sparare missili a maggiori distanze: costituiscono quindi un asset importante per l’Australia nel suo ruolo di contrasto alla Cina e potrebbero cambiare l’equilibrio di potere navale nella regione.

Canberra con le tecnologie messe a disposizione sarà in grado di costruire una flotta ad Adelaide con cui pattugliare il Mar Cinese Meridionale, in particolar modo le aree rivendicate da Pechino. Il premier ha tenuto a specificare che questi sottomarini non saranno portatori di armi nucleari in virtù della firma dei trattati di non-proliferazione, e con essi a disposizione l’Australia diventerà la settima potenza al mondo (oltre a Stati Uniti, Russia, Francia, Regno Unito, India e Cina) a possederli.

 Questo è indicatore di come il paese in poco tempo è stata promosso a partner affidabile e strategico per Washington. Inoltre, il patto prevede la condivisione di capacità informatiche, tecnologie quantistiche, intelligenza artificiale ed una collaborazione su settori strategici come la cybersecurity.  

Le reazioni a questo patto sono state relativamente dure, a partire da Pechino che lo ha definito come irresponsabile e portatore di instabilità regionale. Zhao Lijian e Liu Pengyu, portavoci rispettivamente del Ministero degli Esteri cinese e dell’ambasciata cinese negli USA, hanno affermato che i 3 paesi firmatari dovrebbero abbandonare la mentalità da guerra fredda ed i pregiudizi ideologici. I portavoce hanno avvertitoche la Cina monitorerà da vicino la situazione, per paura che si costruiscano blocchi esclusivi o si colpiscano i propri interessi.

La reazione della Francia è stata la più aspra, con l’accusa in primis nei confronti dell’Australia di porre fine, a causa del patto AUKUS, al contratto commerciale del 2016 tra Canberra e la compagnia francese Naval Group per la fornitura di 12 sottomarini militari convenzionali, con una conseguente perdita di diversi miliardi di dollari.

Inoltre, la Francia accusa gli Stati Uniti e la Gran Bretagna di aver tradito una loro partnership strutturata e di lungo periodo per dar spazio all’Australia. A discapito della reazione francese, Biden ha già dimostrato con il ritiro dall’Afghanistan che le priorità americane sono imprescindibili e tra queste c’è sicuramente la minaccia cinese nell’Indo-Pacifico. Difatti, come lui stesso ha affermato, “il futuro di ciascun paese e del mondo dipende dalla libertà nell’area Indo-Pacifica”.

La Cina ad oggi esercita pressioni su Taiwan, anche perché quest’ultima è centro globale del mercato dei semiconduttori, essendo uno dei maggiori produttori di chip poi venduti ad aziende internazionali. Pochi giorni dopo l’annuncio dell’AUKUS si è tenuto il QUAD: vertice tra i capi di stato Biden, Morrison, il giapponese Suga e l’indiano Modi, in cui si è discusso tra le altre cose della messa in sicurezza delle catene di fornitura dei semiconduttori.

Il QUAD si basa su una condivisione di valori comuni nella gestione, sviluppo e programmazione della tecnologia in chiave anticinese nell’Indo-Pacifico.

Questa partnership nasce nel 2007, rilanciata nel 2017 per contrastare l’ascesa cinese in ambito militare, il gruppo si è poi attivato questa estate quando i 4 paesi hanno convenuto sulla necessità di superare le rivalità e tenere un summit. Vediamo come nel giro di pochi giorni gli Stati Uniti di Biden hanno dimostrato l’importanza data alla regione e una forte assertività nel lanciare alleanze in chiave anticinese con partner dell’area.

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