I PAESI BALTICI, UN TERRITORIO CONTESO

Truppe sul Baltico. Fonte Immagine: Pixabay

Il Baltico è un mare freddo, anche ghiacciato in inverno, e grazie al suo microclima particolare da sempre è una zona di grandi traffici marittimi. Proprio il fiorente commercio lo ha reso più volte una zona ambita dagli Stati dell’area. Tra questi c’è la Russia, che ha cercato di trovare il suo posto privilegiato sul Baltico, ma ci sono anche i Paesi baltici e la Polonia, che temono una nuova dominazione russa.   

I Paesi baltici hanno raggiunto l’indipendenza dopo il crollo dell’Unione Sovietica. Indipendenza che cercano di difendere strenuamente dagli attacchi esterni e, nel loro caso, il pericolo potrebbe chiamarsi Russia. 

La Russia, infatti, non ha mai dimenticato la sua posizione privilegiata sul Baltico, e neanche i commerci che comprendono anche la preziosissima ambra.

La paura dei baltici e anche della Polonia è che la Russia all’improvviso possa annetterli con la forza, hanno paura di ritrovarsi per l’ennesima volta sotto il giogo russo e di rinunciare all’autodeterminazione che tanto sangue è costata.  

La lunga dominazione russa

Del resto, quella dei Paesi baltici è stata una storia molto tormentata che si è giocata quasi tutta sotto la dominazione russa.

L’impero russo nel suo momento di massima espansione comprendeva un territorio molto vasto che includeva anche il Baltico e i suoi porti; si svolgevano moltissimi commerci che andavano da generi alimentari all’ambra che era molto apprezzata per decorare gioielli e spille.

Il Baltico rappresentava il perfetto confine tra ovest ed est ed era usato come punto di partenza per i commerci, prima di essere usato dall’allora Unione Sovietica come punto strategico per l’osservazione delle mosse del blocco occidentale.

Per tutta la guerra fredda, infatti, i Paesi baltici vennero usati come basi militari per proteggere l’Unione Sovietica da un eventuale attacco occidentale e come centrale spionistica per ottenere informazioni importanti su quello che succedeva a ovest.

Si trattava di un’ottima zona quella baltica per appostarsi e per fare cadere in agguati le navi occidentali, per muoversi silenziosamente con i sottomarini.  

L’esercitazione “Zapad” tra Russia e Bielorussia impensierisce i baltici e la Polonia

L’esercitazione “Zapad” tra gli eserciti di Russia e Bielorussia nelle settimane scorse ha impensierito moltissimo i Paesi baltici. Troppo vicina al confine, provocatoria e pericolosa, a tratti minacciosa, così i Paesi baltici hanno percepito questa grande esercitazione che ha richiamato migliaia di soldati.

A niente sono valse le rassicurazioni del Cremlino che ha dichiarato che questa è solo una esercitazione difensiva perché troppo alto è il rischio secondo i governi dei baltici. Anche la NATO si è detta preoccupata per questa esercitazione di Mosca che giudica troppo aggressiva.

Del resto, lo stesso Ministero della Difesa russo ha dichiarato chiaramente che ci saranno altri importanti spostamenti di truppe nell’area tra Russia e Bielorussia. “Il ritorno degli organi di comando e controllo e delle truppe ai loro punti di schieramento permanenti dopo la partecipazione all’esercitazione è previsto fino a metà ottobre”, ha detto il Ministro della Difesa russo.

Senza contare che sono stati impiegati molti velivoli che per addestrarsi contro eventuali aerei nemici che dovessero violare l’area.

Anche l’enclave di Kalingrad poi è una vera spina nel fianco per i baltici visto che viene usata molto spesso come rampa per il lancio di razzi e missili a scopo esercitativo, certo, ma il rischio che un missile cada volutamente o meno sul territorio di Estonia, Lituania e Lettonia c’è ed è intollerabile per i baltici e anche per la Polonia.

I baltici temono di fare la fine della Crimea che nel 2014 è stata unilateralmente occupata da Mosca, e la NATO non può permettersi di abbassare la guardia perché quello baltico è un territorio strategico sotto tutti i punti di vista. Nel 2014 la Crimea venne occupata da Mosca con il pretesto che la maggior parte degli abitanti era di lingua russa.

L’Ucraina tentò di difendersi in tutti i modi e chiese che fosse attivato l’articolo 5 del trattato NATO, che prevede la difesa del Paese aggredito in uno sforzo congiunto di tutta l’Alleanza.

La crisi in Crimea attraversò varie fasi di guerra più o meno combattuta, più o meno fredda e alla fine si trasformò in una guerra di logoramento tra ricatti e milioni di persone costrette a vivere senza acqua e senza gas per scaldarsi con le due autoproclamate repubbliche di Donec’k e Luhans’k in cerca dell’approvazione e del riconoscimento russo.

Il fragilissimo cessate il fuoco non aiuta e tutta l’area si trova sprofondata in un incubo di violenza e condizioni di vita inaccettabili per un essere umano mentre le vittime anche se non se ne parla quasi più sono in costante aumento. Secondo l’Ocse, solo nei primi giorni di settembre ci sono state oltre 400 violazioni del cessate il fuoco, mentre erano state 210 nel fine settimana precedente.

Manovre troppo vicine al confine e screzi

I Paesi baltici e la Polonia, più di ogni altra cosa, temono di diventare un’altra Ucraina smembrata e come violentata da una guerra a bassa intensità che in ogni momento può esplodere.

Le esercitazioni troppo vicine al confine e gli screzi con la Russia che tante volte è stata accusata di avere invaso lo spazio aereo polacco o lituano, estone, lettone fanno sì che la situazione rimanga molto tesa.

È stato molto difficile per i baltici liberarsi dall’ingombrante presenza di Mosca dopo la caduta dell’Unione Sovietica e ancora oggi le forniture di gas naturale passano per il territorio russo, per questo ogni segnale di pericolo vicino al confine è subito un’emergenza.

I Paesi baltici tengono in seria considerazione i loro confini e qualsiasi minaccia possa metterli in pericolo; dopo che per lunghi anni hanno dovuto sottostare all’occupazione russa adesso vogliono garantirsi a tutti i costi quell’indipendenza per cui hanno lottato tanto e per cui hanno versato fiumi di sangue innocente.

Inoltre la sicurezza è minacciata anche via Internet; i baltici sono già stati vittime di hackeraggi alle loro infrastrutture sensibili che li hanno messi a dura prova, in particolare a seguito dell’infiltrazione russa del 2007 nel sistema bancario estone, successivamente rinominata Web War I

 La guerra informatica può creare danni anche più profondi di una guerra tradizionale perché riesce ad insinuarsi nelle pieghe della società, riesce a carpire delle informazioni sensibili e molto riservate che dovrebbero rimanere segrete e mette in posizione di vulnerabilità infrastrutture sensibili come la rete elettrica, la rete di distribuzione del gas e molte altre.

La paura più grande dei baltici è che la Russia cerchi di limitare o eliminare la loro indipendenza attraverso attacchi informatici capaci di mettere a rischio la sopravvivenza stessa del legittimo governo estone, lettone o lituano.     

Ma la Russia davvero poterebbe avere interesse nel cercare di limitare o precludere l’indipendenza della Polonia e dei baltici? Bisogna considerare che i traffici sul Baltico sono sempre stati molto fiorenti e che l’ambra baltica è da sempre considerata molto preziosa, inoltre un passaggio sul Baltico farebbe comodo alla Russia sia per scopi civili che per scopi militari.

La Russia per tutta la guerra fredda ha usato il Mar Baltico come autostrada per i suoi sottomarini che avevano il compito di spiare le mosse occidentali e anche le navi da guerra avevano facile accesso alle coste occidentali; niente potrebbe impedire alla Russia di riconquistare il suo spazio.  

Già nel 2017 un’inchiesta della Rand Corporation sottolineava come la Russia avesse una posizione di indubbio vantaggio con un esercito e una preparazione superiore rispetto ai baltici. La NATO sarebbe stata impreparata a difendere gli Stati membri e per le forze russe sarebbe stato un gioco da ragazzi prendere il controllo dell’area. Probabilmente, da allora, la situazione non è cambiata molto.

Lascia un commento

Your email address will not be published.

Latest from EUROPA