OMAN: IL PETROLIO, LA DIVERSIFICAZIONE, E LA NUOVA FINANZA

Fonte Immagine: fonte immagine: dailysabah.com

Da sempre foriera di strade alternative, la storica oasi di pace mediorientale, deve mettere mano alla sua strategia economica. Con il principale asset del paese in crisi – il petrolio – Mascate è chiamata a scoprire nuove soluzioni.

Diversificazione economica e nuova finanza, le due direttrici che orientano le strategie del pacifico sultanato dell’Oman. Esigenze sempre più stringenti, dettate dal ritmo dei profondi cambiamenti che stanno interessando il tacco est della penisola arabica.


Primo fra tutti il cambio al vertice della guida del paese. A gennaio del 2020, è venuto a mancare Quabus bin Said al Said, storico Sultano che ha governato l’Oman per cinquant’anni, rendendolo nazione sviluppata e florida, da sempre baricentro di equilibrio fra gli estremismi sia religiosi che politici del quadrante mediorientale.


A succedergli Il sultano Haitham bin Tariq al-Said, che in breve tempo si è ritrovato fra le mani le redini della nazione scosse dalla crisi pandemica, capace di stravolgere i connotati del paese in breve tempo.
Oltre l’emergenza sanitari, infatti, il conseguente crollo dei prezzi del petrolio – la principale fonte di sostentamento dell’economia omanita – ha innescato una preoccupante spirale finanziaria che richiederà soluzioni alternative al greggio.

Il governo sta quindi lavorando a un quadro ambientale, sociale e di governance, riassunto nell’acronimo ESG, che potrebbe consentire al paese, già fortemente indebitato, di ampliare i suoi asset economici.
Il sultanato ha inoltre intrapreso una serie di misure nell’ultimo anno per sistemare i conti dello stato, inclusa l’introduzione di un’imposta sul valore aggiunto, una vera e propria novità per un render state quale l’Oman.

Il chiaro obbiettivo è quello di mantenere fluido l’accesso ai mercati del debito internazionale, oltre a raccogliere miliardi di dollari tra prestiti e obbligazioni, che rimane operazione complessa, visto un deficit di bilancio in aumento.

Tutto questo sarà possibile solo se lo sviluppo avverrà all’interno di un quadro di sostenibilità e di crescente consapevolezza tra gli investitori internazionali, chiamati a valutare la credibilità degli sforzi nella regione del golfo dove, oltre l’Oman, c’è urgente necessità di attirare capitali verso investimenti a basse emissioni di carbonio, sostenibili dal punto di vista ambientale.

Davide Agresti

Ha studiato Sviluppo e Cooperazione Internazionele all’Università di Bologna e Emergenze e Interventi Umanitari all’Istituto per gli Studi di Politica Internazionale di Milano.
Ha viaggiato curioso dall’Iran alla penisola arabica, dalla Giordania al Maghreb, dal Libano ai territori tirchi, lavorando a lungo in Grecia ed in Egitto.
Esperto di politiche migratorie, ha lavorato per Caritas Italiana.
Oggi è Assesore al Welfare, Europa e Smart City della sua Città, Faenza.

Lascia un commento

Your email address will not be published.

Latest from MEDIO ORIENTE DAILY

IL REGNO UNITO METTE AL BANDO HAMAS

Hamas per il Regno Unito diventerà un’organizzazione terroristica; il provvedimento potrebbe essere un duro colpoper la resistenza palestinese