IL NUOVO GOVERNO NORVEGESE ANNUNCIA L’INIZIO DELLA SUA LOTTA AL CAMBIAMENTO CLIMATICO. MA SI INSISTE SULLE TRIVELLAZIONI PETROLIFERE

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Il nuovo governo norvegese ha finalmente iniziato i lavori. Al centro del documento programmatico vi è la lotta al cambiamento climatico, ma non ci sarà alcuna limitazione alle attività petrolifere.  

Il 14 ottobre si è ufficialmente insediato il nuovo governo norvegese, guidato da  Jonas Gahr Støre, leader del Partito Laburista. Un nuovo governo che ha annunciato, tra le prime mosse da mettere in campo, la lotta al cambiamento climatico nelle regioni artiche.

D’altro canto però, lo stesso governo ha dichiarato che si impegnerà a ridurre i prezzi del carburante e continuare le attività esplorative e di trivellazione nelle acque norvegesi.  In sostanza quindi, le trivellazioni non si fermano

Il governo di Jonas Gahr Støre, autodichiaratosi “governo per la gente comune” ha non poche problematiche da risolvere, specie in ambito politico.

Il Partito Laburista è parte di un governo di minoranza che mette insieme laburisti e centristi. Queste difficoltà sono dovute proprio alla questione delle trivellazioni: una divergenza d’opinioni tra i laburisti e i socialisti, ha fatto cadere i negoziati con quel partito con cui, su vari punti programmatici c’erano buone possibilità di convergenza. Vari punti meno uno: le trivellazioni. I socialisti infatti, proponevano un rigido ridimensionamento delle attività petrolifere nell’Artico. 

Nel documento programmatico del nuovo governo, si legge che la lotta al cambiamento climatico è “priorità assoluta”; per questo scopo si prevedono tagli alle emissioni di sostanze inquinanti e la riduzione pressoché totale della dipendenza dal carbonio entro il 2050.

Inoltre sarà introdotto un nuovo regime fiscale, con vere e proprie tasse ambientali, ma comunque adeguate alle condizioni sociali, e mirate dal punto di vista geografico.

Tuttavia è previsto anche un impegno considerevole per abbattere drasticamente il prezzo della benzina, un aspetto che, pone il governo appena proclamato, in una contraddizione per niente nuova.

Infatti, Støre ha chiarito che le attività petrolifere di trivellazione ed estrazione non si fermeranno, anzi; l’industria petrolifera dovrà essere oggetto di progetti di sviluppo. 

Un chiarimento ulteriore nel programma, informa i cittadini del fatto che, tutto sommato, il petrolio è parte di un meccanismo che contribuisce in larga parte alle entrate della Norvegia e quindi, servono ancora più pozzi, ancora più petrolio. Per questo motivo, il sistema attuale che concede le concessioni per le attività petrolifere resterà in vigore, e le acque artiche resteranno le predilette per questo tipo di attività. 

Secondo le linee guida del nuovo governo, l’azione per la lotta al cambiamento climatico non potrà prescindere da un nuovo sistema di rapporti di cooperazione con gli altri attori artici. Una lotta ambientale che quindi, interessa anche la politica estera, con la prospettiva di riprendere il dialogo con la Russia, sullo sviluppo e la tutela degli oceani, del clima e delle coste al confine. 

È cambiato il governo, e sono cambiate le poltrone nello Storting norvegese. Ma cosa è cambiato in termini di linea politica? Sostanzialmente ben poco. La lotta al cambiamento climatico, l’ambiente, i progetti ecosostenibili, sono temi a cui l’opinione pubblica norvegese tiene molto; per questo motivo l’approccio di Støre non può prescindere dal mettere questi temi al centro della propria programmazione.

Tuttavia l’altro tema sacrosanto per la Norvegia è il petrolio. Nell’economia norvegese, le attività petrolifere rappresentano una voce consistente, sia in termini di entrate, sia in termini di occupazione. In alcune regioni, specie quelle settentrionali, una cospicua parte dei lavoratori risultano impiegati nel settore del petrolio. Per questo motivo, quest’attività risulta praticamente intoccabile da qualsivoglia governo. 

La Norvegia però, percorre da tempo        questa sorta di doppio binario, promuovendo da un lato città libere dalle automobili, politiche di recupero e temi ambientali; dall’altro, dando priorità assoluta ad un’attività come quella delle trivellazioni, tanto inquinante quanto remunerativa. Questa sorta di ambiguità caratterizza un po’ gli ultimi governi di Oslo, ed anche quello appena insediatosi si trova già in una posizione scomoda ed è difficile che ci si prospetti cambiamenti sostanziali in tal senso. 

Domenico Modola

Vive a Brusciano (NA) ed è ha una laurea Magistrale in Studi Internazionali presso L’Università degli Studi di Napoli “L’Orientale” con una tesi in Geografia Politica delle Relazioni Internazionali, incentrata sulla geopolitica del Mar Glaciale Artico. Iscritto all’Ordine dei Giornalisti della Campania, collabora da pubblicista con la rivista online, tra cui “Grande Campania”, e gestisce la rivista online “Impronte Sociali” nel ruolo di direttore editoriale. Contestualmente svolge l’attività di Content Manager & editor presso la casa editrice “Edizioni Melagrana”. Nell’ottobre 2019 entra a far parte dello IARI, mettendo a frutto quelle che sono le competenze acquisite durante gli studi universitari. Scrive di Affari Artici, approfondendo gli aspetti geopolitici e strategici dei territori interessati. Ha un diploma IFTS come Social Media Manager conseguito a maggio 2021, grazie al quale gestisce account social di alcune attività del territorio. Da sempre attivo in associazioni che mirano alla promozione socio-culturale e politica, è componente del Nucleo di Valutazione presso il Comune di Brusciano.

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