VERTICE UE- BALCANI DI BRDO PRI KRANJU: LA PROMESSA DI UN ALLARGAMENTO, MA QUANDO?

Fonte Immagine: slovenian-presidency.consilium.europa.eu

Il 6 Ottobre scorso si è concluso il vertice UE- Balcani di Brdo Pri Kranju. L’evento si è concluso con la promessa di un investimento di 30 miliardi da parte dell’Unione per favorire l’integrazione dei Balcani nel mercato Europeo e con una serie di altre misure da implementare nel prossimo futuro. È stata inoltre ribadita e sottolineata la volontà di allargamento che continua tuttavia a muoversi su tempistiche incerte.  

Si è concluso il 6 Ottobre scorso a Brdo Pri Kranju, in Slovenia, il vertice UE-Balcani, una delle innumerevoli tappe del percorso che dovrebbe portare all’ingresso dei paesi dei Balcani Occidentali nell’Unione Europea. 

Il vertice ha visto coinvolti i leader degli Stati dell’Unione e i sei rappresentanti di Albania, Bosnia-Erzegovina, Serbia, Montenegro, Repubblica di Macedonia del Nord e Kosovo: i paesi dei Balcani Occidentali che, benché a diversi stadi del processo di adesione, si apprestano ad entrare nell’Unione Europea. 

Tra le conclusioni più rilevanti, c’è l’impegno all’implementazione della mobilità sostenibile, la volontà di abbassare i costi di roaming con gli stati dell’UE, un’agenda per l’innovazione nei Balcani Occidentali e, soprattutto, l’impegno ad un investimento di 30 miliardi nei prossimi sette anni per favorire l’integrazione della regione balcanica nel mercato europeo. 

Il vertice ha rinnovato le promesse e le intensioni che ormai da anni le due controparti si stanno scambiando: da un lato la volontà e la necessità Europea di includere nell’Unione una regione strategica e di primaria rilevanza quale i Balcani Occidentali. E dall’altra l’impegno dei paesi balcanici per raggiungere gli standard europei necessari a completare il processo di adesione.

E, così come promesse e intenzioni, anche la sensazione finale sembra rinnovata: molte parole che spesso risultano però prive di fattualità e, conseguentemente, di efficacia. 

L’impasse che aleggia sul faticoso ingresso dei Balcani occidentali in Europa è tangibile e in una certa misura, comprensibile. 

Sul fronte Europeo ci sono infatti dubbi e opinioni contraddittorie: alcuni paesi, come la Francia, osteggiano l’idea di un ingresso dei Balcani in un futuro (anche non troppo) prossimo, e preferirebbe concentrarsi sull’implementazione e la definizione delle politiche interne all’UE.

Altri paesi spingono invece per abbreviare i tempi, favorendo l’inclusione di un’area strategica che, per altro, sta colmando le mancanze dell’UE appellandosi ad una sempre maggiore influenza di Russia e Cina. 

Sul fronte balcanico, alla volontà e all’opportunità dell’ingresso nell’Unione si accompagna una certa disillusione, che i quasi 20 anni di promesse hanno inevitabilmente alimentato. Una situazione che si accompagna alle innumerevoli tensioni interne che sembrano irrisolvibili. 

Se da un lato è quindi indubbio che alle molte parole di vertici e summit tra UE e Balcani, spesso non si sono accompagnate azioni concrete, è anche vero che, allo stato dell’arte, le “molte parole” sono una delle poche opzioni disponibili. E se è di parole che si parla, il termine “allargamento”, sottolineato nelle conclusioni del vertice, benché non accompagnato da un orizzonte temporale, lascia ben sperare.

D’altronde, non è da sottovalutare l’ingente investimento che l’Unione Europea sta riservando all’area balcanica e che riafferma un forte interesse generale rispetto all’integrazione della regione. Riuscirà questa così palese manifestazione di interesse a convincere i Balcani Occidentali ad accantonare i dissidi interni per raggiungere la meta europea? 

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