MARCHIO IGP PER LA TUTELA DELL’ARTIGIANATO LOCALE: LA NUOVA PROPOSTA DEL COMITATO EUROPEO DELLE REGIONI

Mercoledì 13 ottobre, durante la riunione plenaria del Comitato delle Regioni europee (CdR), è stato approvato all’unanimità un parere del Comitato in merito all’estensione del marchio di tutela della qualità dei prodotti agro-alimentari locali anche ai prodotti non agricoli come quelli dell’artigianato.

La proposta riguarda la necessità di creare un quadro europeo uniforme, estendendo la protezione giuridica anche a tutti quei prodotti locali frutto di eccellenza e talento artigianale ed industriale che sono storicamente presenti solo in alcuni territori dell’Ue. In questo modo, si contribuirebbe alla consolidazione di strumenti giuridici efficaci in grado di affrontare tutte le problematiche relative alla contraffazione e alla concorrenza sleale che molte delle piccole e medie imprese europee combattono da decenni.

Basti pensare che secondo uno studio dell’EUIPO (Ufficio dell’Unione Europea per la Proprietà Intellettuale) risalente al giugno 2019, le perdite annuali dovute alla contraffazione e alla pirateria in 11 settori economici chiave nell’UE ammontano a 60 miliardi di Euro l’anno e che solo in Italia la cifra ammonti a 10,5 miliardi di Euro, pari al 10,1 % delle vendite negli stessi 11 settori.

Questo fenomeno non comporta solo una perdita del fatturato ma anche una forte perdita di posti di lavoro e offerte di formazione sul territorio, togliendo di fatto a queste piccole imprese la possibilità di sopravvivere alle future generazioni.

Di conseguenza, come avviene già con i marchi IGP, DOP e DOC, instaurando un sistema di tutela della qualità anche per i prodotti non agricoli, si garantirebbe una maggiore trasparenza soprattutto per il consumatore finale che finalmente sarebbe più consapevole sul tipo di prodotto che è intenzionato ad acquistare, potendo già individuarne l’autenticità, la qualità nonché l’originalità.

In questo modo, la valorizzazione e la protezione di questo tipo di produzione comporterebbe un aumento del valore aggiunto e la creazione di posti di lavoro non delocalizzabili, contribuendo così a proteggere il patrimonio locale soprattutto quello presente nelle zone rurali.

Come sottolineato anche all’interno della bozza di parere presentata nel giugno 2021, il sistema dei marchi di qualità potrebbe certamente contribuire a diversificare l’offerta culturale e turistica dei territori più svantaggiati ma ricchi di conoscenze e competenze d’eccellenza, incentivando il turismo cosiddetto industriale, coinvolgendo nella promozione e nel sostegno anche gli enti locali e regionali.

A questo proposito, l’idea di istituire un sistema di protezione della qualità per i prodotti non agricoli non è recente: già nel febbraio del 2015 il Comitato delle Regioni aveva espresso una richiesta in tal senso, espressa dall’assessore veneto Maria Luisa Coppola dal titolo “Estendere la protezione delle indicazioni geografiche ai prodotti non agricoli”, ma purtroppo non aveva trovato seguito.

Le posate d’argento Solingen della Germania, il cristallo di Boemia della Repubblica Ceca, il tweed del Donegal dall’Irlanda fino ad arrivare alle eccellenze italiane come le ceramiche di Grottaglie e di Civita Castellana e il vetro di Murano, sono solo alcuni degli esempi di eccellenza artigianale che nel corso dei secoli si è tramandata di generazione in generazione, generando quella specificità e quella unicità non replicabile in altri contesti territoriali. L’insieme di queste eccellenze è entrato a far parte anche del patrimonio culturale europeo, rendendolo noto e apprezzato anche fuori dell’Ue.

«La tutela del nostro patrimonio, il mantenimento del valore aggiunto e dell’occupazione in un territorio sono tutte questioni legate agli ICGI per le nostre comunità. La mobilitazione del Comitato europeo delle regioni è fondamentale per far sì che una proposta concreta venga prontamente messa sul tavolo dalla Commissione europea e che si adatti alla realtà dei nostri territori»[1], ha sostenuto Martine Pinville (FR/PSE), membro del Consiglio regionale della Nouvelle-Aquitaine.

Entro la fine dell’anno, la Commissione dovrebbe presentare la sua proposta di regolamento sulla base anche della valutazione d’impatto sui potenziali costi e benefici derivanti dalla creazione di un sistema di protezione ad hoc e sugli studi effettuati a seguito della consultazione pubblica conclusasi nel luglio scorso.

Da questi elementi pare siano emerse delle criticità che riguardano soprattutto la mancanza di uniformità legislativa in tema di marchi di qualità su tutto il territorio europeo e sulla difficoltà di protezione dei prodotti anche nelle piattaforme online nonché i notevoli costi che dovrebbero sostenere i titolari degli stessi marchi di qualità al fine di dimostrare la loro autenticità nel mercato europeo ed extra-europeo.

Sicuramente molti sono i problemi da affrontare e molte saranno le “teste” da dover mettere d’accordo ma l’importante è che le istituzioni europee si stiano muovendo verso una direzione più consapevole delle potenzialità dei propri territori e delle relative specificità che non devono essere perse ma valorizzate secondo i giusti parametri, soprattutto quelli legislativi.

In questo modo, l’Unione Europea dimostrare anche ai più scettici l’importanza che attribuisce al patrimonio culturale e artigianale di ciascun territorio europeo, inglobandolo in un sistema di tutele potente ed efficace anche a livello internazionale.


[1] Vedi Comitato europeo delle regioni, 146a sessione plenaria del 12-13 ottobre 2021, Progetto di parere “Proteggere le indicazioni geografiche industriali e artigianali nell’Unione Europea” consultabile al seguente link.

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