DIRITTI UMANI A RISCHIO IN YEMEN

Fonte immagine: Is it the end for the international experts’ team in Yemen? | In Translation (alarabiya.net)

Le Nazioni Unite non rinnovano il mandato del Gruppo di eminenti esperti (GEE) per il monitoraggio dei diritti umani nel paese.

Il caso yemenita è ancor oggi la più grande crisi umanitaria degli ultimi tempi. Il paese è alle prese con la peggior crisi di sicurezza alimentare: all’inizio del 2020 si contano circa i due terzi della popolazione in bisogno di assistenza alimentare.

Da marzo 2015 una coalizione guidata dall’Arabia Saudita – con il supporto di paesi del Medio Oriente e Nord Africa, in particolare Emirati Arabi Uniti ed Egitto – è intervenuta nel conflitto locale yemenita per contrastare l’espansione dei ribelli Houthi, sostenuti dall’Iran.

Dal 2020 i contrasti militari in corso nella zona settentrionale dello Yemen sono aumentati considerevolmente con i ribelli in espansione nel governatorato di Marib. Quanto alla zona meridionale, gli Emirati proseguono le proprie operazioni aeree fornendo supporto alle forze locali yemenite. Al contempo, il Consiglio di Transizione del Sud (STC) continua a sfidare il governo yemenita internazionalmente riconosciuto. 

Il protrarsi del conflitto ha avuto, e continua ad avere, considerevoli conseguenze per i civili in tutto il paese. La popolazione risente della distruzione di infrastrutture critiche, mancanza di carburante e servizi base, della presenza di un sistema di governance frammentato e soprattutto della mancanza di uno stato forte e stabile.

Alle problematiche del conflitto, si sono aggiunte, nel corso del 2020, difficoltà legate alle alluvioni: piogge intese in molte zone del paese hanno causato la morte di decine di persone, oltre ad aver lasciato molti senza una dimora.

Non mancano le difficoltà dovute alla profonda crisi economica che attraversa il paese. Milioni di cittadini hanno perso le proprie fonti di reddito a causa della chiusura delle proprie imprese, mentre gli impiegati nel settore pubblico non hanno ricevuto regolarmente la propria retribuzione. 

Dato questo scenario, preoccupa la costante violazione dei diritti umani da parte dei diversi attori coinvolti nel conflitto.

La coalizione guidata dall’Arabia Saudita, a supporto del governo internazionalmente riconosciuto, da un lato e i ribelli Houthi dall’altro, si sono resi responsabili di attacchi militari che hanno ucciso e ferito civili e/o distrutto obiettivi civili, non rispettando i principi base del diritto internazionale umanitario.

Tutti gli attori, inoltre, si sono resi responsabili di detenzioni arbitrarie, sparizioni forzate, aggressioni, torture e trattamenti degradanti, e numerosi processi, iniqui, hanno preso di mira determinati cittadini per questioni politiche, religiose, professionali e/o per il proprio attivismo pacifico

Data l’urgenza e le necessità della popolazione yemenita, preoccupa dunque la decisione del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite di porre fine alle indagini per i crimini di guerra nel paese. 

La scorsa settimana è stata infatti rifiutata una risoluzione, sostenuta dai Paesi Bassi, che avrebbe riconosciuto agli investigatori indipendenti – il Gruppo di eminenti esperti (GEE) – due ulteriori anni per poter monitorare le atrocità in corso nel conflitto yemenita: 21 paesi hanno espresso un voto contrario, tra cui Cina, Cuba, Pakistan Russia e Venezuela; 18 un voto a favore della risoluzione, tra questi gran Bretagna, Francia e Germania.

Il GEE è stato formato nel settembre del 2017 con l’obiettivo di monitorare le violazioni e gli abusi del diritto internazionale ad opera dei diversi attori parte del conflitto yemenita ed elaborare delle raccomandazioni per garantire il rispetto dei diritti umani nel paese.

Il gruppo di esperti, infatti, aveva il compito di monitoraggio, da un lato, e di identificare i responsabili delle violazioni, dall’altro. Il GEE nel corso degli anni di attività ha numerose volte sottolineato l’importanza e l’urgenza del raggiungimento di una pace inclusiva e sostenibile che potesse assicurare l’adozione di sanzioni per i perpetratori di violenze e, di conseguenza, il rispetto del diritto a una riparazione per le vittime.

Come messo in evidenza da Radhya Al-Mutawakel, Presidente di Mwatana for Human Rights, una delle maggiori organizzazioni yemenite a sostegno dei diritti umani, il rifiuto del rinnovo è da intendersi come un “lascia passare” per le violenze che sono già in atto nel paese. 

Secondo gli esperti, è possibile che l’Arabia Saudita abbia esercitato pressioni affinché la risoluzione non venisse accettata, pur non essendo un membro votante presso il Consiglio.

Ad ogni modo, data la fine del mandato del GEE, è oggi ancor più importante il ruolo della comunità internazionale nel rafforzare i meccanismi di accountability. Di rilievo è il ruolo della sede locale dell’Ufficio dell’Alto commissionario per i diritti umani e dell’inviato speciale delle Nazioni Unite in Yemen, Hans Grudberg, affinché come sottolineato in precedenza sia possibile mediare tra le parti in conflitto, raggiungere una pace sostenibile e porre fine alle violenze.

Martina Brunelli

Ciao a tutti, sono Martina Brunelli, laureata in Mediazione linguistica e culturale e attualmente laureanda in Relazioni e istituzioni dell’Asia e dell’Africa presso l’università degli studi di Napoli “L’Orientale”. Sono fluente in quattro lingue e la mia voglia di migliorarmi mi ha portata ad approfondire i miei studi a Siviglia (Spagna) e Rabat (Marocco). La mia collaborazione con lo IARI è iniziata ad ottobre 2019 spinta dal desiderio di mettermi alla prova e di comprendere al meglio l’ambiente socio-politico mutevole e dinamico della regione del Medio Oriente e Nord Africa, la macro-area di cui mi occupo nelle mie analisi per lo IARI. Scrivere per questo giovane think tank mi dà la possibilità di coadiuvare i miei interessi per le relazioni internazionali e gli equilibri geopolitici dell’area MENA al mio desiderio di crescita professionale. Mi permette, inoltre, di confrontarmi con un ambiente giovanile ma allo stesso tempo stimolante.

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